La lezione di giornalismo di Elisa Anzaldo: dallo scontro con Minzolini al discorso che commuove. Il ritorno al Tg1

Elisa Anzaldo sorride, guarda dritto in camera e saluta con un “A domani”. Confidenziale ma professionale, autorevole ma con garbo. E in quell’appuntamento così istituzionale, così uguale a sé stesso ma sempre diverso, così atteso da tutti gli italiani che alle otto di sera si piazzano davanti alla tv per guardare il telegiornale di Rai1, per consumare la cena e scoprire cosa è successo intanto nel mondo, torna finalmente il sapore agrodolce della rivincita del giornalismo che non molla, che non si piega davanti agli interessi di parte, che è capace perfino di sottrarsi alla popolarità, così inseguita dagli strabordanti ego che popolano il piccolo schermo e affollano i social; dell’informazione che sa dire di “no” e sottrarsi al gioco narciso dell’apparire purché sia, senza più curarsi di correttezza e completezza.

Ingredienti falsamente demodé nella bolgia quotidiana di chi grida più forte, di chi la spara più grossa, di chi si fa vanto che non esista più oggettività e imparzialità e tanto vale allora non provarci nemmeno a inseguire quei totem inarrivabili. Alla conduzione del Tg1 è tornata Elisa Anzaldo, la giornalista che la scorsa settimana ci ha fatto commuovere tutti raccontando chi fosse davvero David Sassoli, ricacciando indietro, caparbiamente, le lacrime e aggiungendo ai suoi tanti servizi giornalistici quello che sicuramente le è costato di più, un “pezzo” ineccepibile, un ricordo emozionante e sincero. È la stessa giornalista che nel 2017 si era scontrata apertamente con l’allora direttore Augusto Minzolini per la linea editoriale che questi aveva impresso al telegiornale dell’ammiraglia di Stato, troppo smaccatamente “filo-berlusconiana”. In una lettera aperta apposta nella bacheca della redazione Elisa aveva scritto: “Caro direttore, ti chiedo di essere sollevata dall’incarico di conduttrice del Tg1 della notte. Ritengo non sia più possibile per me rappresentare un telegiornale che, secondo la mia opinione, ogni giorno rischia di violare i più elementari doveri dell’informazione pubblica: equilibrio, imparzialità, correttezza, completezza”. E poi aveva fatto la cosa più rivoluzionaria che c’è in questo mondo di presenzialisti, era scomparsa dal video perché, come aveva spiegato, non voleva “metterci la faccia”.

Da qualche giorno invece il suo volto rassicurante entra di nuovo nelle case degli italiani. Segno del nuovo corso impresso dalla direttrice Monica Maggioni. Ma anche segno che non sempre sia il compromesso a pagare. Nella vita professionale, a volte, anche saper dire di no, anche saper fare un passo indietro, alla fine può risultare vincente. Ed Elisa Anzaldo, lontana dagli esempi che purtroppo abbondano tra chi cerca di sedurre lo spettatore o tra chi si limita a leggere freddamente le notizie, è tornata con il suo sorriso empatico e la sua voglia di spiegarci come stanno andando le cose. Una lezione di stile. Una lezione di giornalismo d’altri tempi. La stessa che ha dato quando ha letto nella chiesa di Santa Maria degli Angeli davanti ai potenti d’Italia e d’Europa, davanti ai familiari e agli amici del presidente del Parlamento europeo appena scomparso, un ricordo che palpitava di sincerità e di orgoglio. Parole scelte con cura, come bisognerebbe sempre fare quando si scrive per informare e che qui vale la pena rileggere: “Ciao David, cos’hai combinato… Se lo vedessi, non ci crederesti. L’elogio della mitezza, della gentilezza, della generosità, della bontà, l’elogio dell’educazione, dei buoni modi, del rispetto degli altri. Ho cercato nel dizionario delle virtù. Pare che tu le abbia avute tutte. O quasi. Non che noi avessimo dei dubbi. Noi che ti conoscevamo, noi amici. Ma un dubbio lo avevamo davvero, che tu avessi sbagliato epoca, che con le tue virtù non si andasse poi tanto lontano. In politica, poi… E invece. Sono bastati solo tre giorni e le parole, quelle con cui noi giornalisti giochiamo tutta la vita, hanno cambiato verso. Hai sfondato muri di gomma con la tenacia della tua gentilezza, con l’ostentazione del rispetto che avevi per gli altri, con la fermezza dell’educazione, con lo sfinimento del dialogo, con la forza della prudenza e con la dirompenza della tua mitezza. Scriveva Bobbio “la mitezza non è remissività, non è umiltà, non è modestia, la mitezza non è sopravvalutazione né sottovalutazione di sé stessi. È un atteggiamento, è una disposizione verso gli altri. È una donazione e non ha bisogno di essere corrisposta”. Autorevole ma con garbo. Ben tornata, Elisa. E a domani.