Diletta Leotta: “Ho creato una specie di armatura per difendermi dagli haters”

La conduttrice televisiva, al Filming Italy Sardegna Festival, ci ha parlato delle sue estati da adolescente, dei prossimi appuntamenti in tv e di come districarsi nel magma pericoloso dei social

di Emanuela Bigi

Diletta Leotta sbarca al Filming Italy Sardegna Festival per ritirare un premio grazie al ruolo di nipote di Santa Claus nell’ultima commedia di Alessandro Siani Chi ha incastrato Babbo Natale. La conduttrice tv non ci dice se reciterà in un nuovo film, ma spera che il cinema sia nel suo presente e nel suo futuro.

Intanto, prima di scendere in campo in occasione del fischio d’inizio del campionato di calcio (il 12 agosto), Leotta da buon Leone e isolana (è nata in Sicilia) si vuole godere l’estate, anche se non avrà molti giorni a disposizione. “L’estate è fondamentale per me”, ci dice, “da siciliana sono abituata a vivere in un luogo quasi esotico e ho bisogno del sole per risbocciare. Questo periodo mi aiuta a ritrovare me stessa. Se potessi sceglierei di vivere in un posto con temperature calde”.

E ci racconta anche delle sue estati da adolescente: “Erano bellissime e lunghissime, non finivano mai, in Sicilia faceva caldo fino a novembre, adesso che vivo a Milano è un po’ diverso” - sorride. “Ho dei ricordi meravigliosi e poi vivere su un’isola ti dà un’energia diversa”.

Dall’estate passiamo alle etichette che spesso vengono incollate addosso ai talent e ai social, che sono una specie di arma a doppio taglio. “Non è semplice districarsi, bisogna lavorare duramente, essere concentrati su sé stessi e non farsi influenzare da quello che dicono gli altri”, 

Ma come ci si difende dagli haters? Le chiediamo. “Dopo anni di commenti negativi e sessisti mi sono costruita una sorta di armatura per essere pronta a gestire dei momenti non semplici”, ci racconta Diletta. “La cosa importante è dare sempre il meglio di sé”. “Il problema coinvolge per lo più noi donne”, prosegue, “tutti pensano prima di tutto al tuo aspetto estetico e non alla tua professionalità. Cerco di lavorare su questo senza perdere la mia naturalezza e femminilità”.

Non saprei dire di preciso qual è stato il momento più doloroso”, spiega, “a volte basta un commento sui social di una persona che non si fa nemmeno vedere in volto o senza nome che ti butta addosso un sacco negatività. Il mio pensiero va soprattutto alle ragazze più giovani che possono essere influenzate. Vorrei che che si creasse una specie di patente per navigare sui social perché bisogna stare molto attenti a quello che si dice”.