Bruno Vespa: "I no-vax a "Porta a porta"? Da me chi non fa caciara". La frecciatina al direttore Coletta

"Invitiamo persone che hanno posizioni argomentate e non chi urla. Non fa parte del nostro stile. Ho dovuto difendermi dopo alcune denunce ed è stato molto sgradevole. I medici dicono che quella contro il Covid è una guerra? Bene, in guerra non si ammettono diserzioni"

“I Novax in studio? A “Porta a Porta” vengono invitate le persone che hanno posizioni argomentate e non chi viene per fare caciara. Non fa parte del nostro stile. Io stesso ho dovuto difendermi davanti al Comitato Etico dell’ordine dei Giornalisti dopo le denunce che ho ricevuto per aver interrotto il medico Mariano Amici contrario ai vaccini. È stato molto sgradevole doversi giustificare anche se poi sono stato assolto perché ho comunque assicurato il diritto di replica. Sapete che cosa ho detto al Comitato rispetto alla mia posizione molto netta contro i medici che sono contrari ai vaccini? Ho richiamato alla memoria la stessa terminologia usata proprio dai medici e cioè che quella contro il Covid è una guerra. E in guerra non si ammettono diserzioni e, nel caso, vengono punite duramente”. Bruno Vespa alla vigilia della ventisettesima edizione di “Porta a porta” entra subito nel cuore della questione che sta agitando i talk show e i tanti programmi di approfondimento dopo che la scorsa settimana diversi no-vax sono stati invitati in alcuni programmi tv e dopo la netta presa di distanza presa da Fabio Fazio che con un tweet ha fatto sapere che a “Che tempo che fa” i no-vax non troveranno alloggio.

Da noi non si urla e si argomenta

“I talk show hanno responsabilità in positivo e in negativo rispetto all'informazione sulla pandemia. Noi in partenza abbiamo scelto di non avere litigi vistosi. Da noi non si urla, è il nostro stile. Preferiamo magari rinunciare a un punto in più di share ma chiarire bene e approfondire le questioni sul tappeto”. Insomma, se non è un no, è un “ni”. Fatti nella prima puntata, in onda martedì 14 settembre in seconda serata, oltre al ct della nazionale Roberto Mancini e alle tre formidabili atlete paralimpiche che hanno vinto la staffetta dei 100 metri e la medaglia d’Oro a Tokyo, ci sarà anche il “professore De Carlo che ha dubbi sul vaccino ed è contrario al Green Pass a confrontarsi con il virologo Giorgio Palù”. Vespa, come sempre, giocherà a tutto campo ma senza rinunciare al suo stile.

"Siamo l'unico Paese al mondo in cui la prima serata inizia alle 21,30"

L’inventore di “Porta a Porta” nonostante i tanti complimenti reciproci con il direttore di Rai1 Stefano Coletta, che loda la squadra e la professionalità del programma, non perde l’occasione per assestare una frecciatina. E lo fa in merito alla spinosissima questione dell’orario di messa in onda, croce di chi, come Vespa, è costretto ad andare in onda ad orari proibitivi. “Siamo l’unico Paese al mondo in cui la prima serata parte alle 21,30 e questo naturalmente determina lo slittamento di chi viene dopo. Noi siamo penalizzati. Nella scorsa stagione “Porta a Porta” è partito per ben 39 serate oltre la mezzanotte. So che c’è poco da fare visto l’allungamento del Tg ma bisogna anche capire le difficoltà con cui ci confrontiamo”.

"Sarò in prima serata. E con me ci sarà anche Monica Maggioni"

Un "contentino” potrebbe arrivare dagli speciali di prima serata: saranno affidati a Vespa o alla redazione del tg1? Il direttore Coletta ha individuato la strada gusta nella “collaborazione. Noi della rete collaboriamo con il Tg1 e quando Porta a porta è andato in prima serata lo ha fatto sempre in collaborazione col Tg”. Intanto il 4 ottobre, subito dopo le elezioni amministrative, sarà Bruno Vespa a fare gli onori di casa: “E in studio tra gli ospiti ci sarà pure Monica Maggioni, con la quale siamo amici”, assicura il decano dell’informazione Rai.

La mia è una corazzata ma anche un vascello pirata

Vespa sa di guidare una corazzata ma non disdegna nemmeno la tentazione di trasformarla ogni tanto in “un vascello pirata” e si prende la soddisfazione di sottolineare “l’anima pop di “Porta a Porta”. Così, mentre il direttore Coletta è orgoglioso di sottolineare “la forte presenza di professionisti e laureati a comporre il target identitario del programma”, Vespa si dice particolarmente orgoglioso “dello zoccolo duro pop, meno istruito, che guardando “porta a Porta” cerca di capire ciò che succede nel mondo”.  

Le novità sono piccole ma significative: "Avremo uno studio rinnovato, con più sedie e un ritorno parziale di pubblico. La sigla dopo 27 anni sarà ridotta, sarà sempre Via col vento, ma portata a 28 secondi dai 57 precedenti. Stiamo provando anche ad alleggerire i servizi rinnovando la grafica". Qualche ritocco anche nei contenuti: "Avremo spesso a confrontarsi con i politici una famiglia campione . Domani con il ministro Bianchi ci sarà una famiglia di Osimo, cattolica con tre figli, per parlare di smart working e dad. Ma avremo poi famiglie di diversa estrazione". Non ci sarà, invece, come da tradizione, il presidente del Consiglio nella prima puntata. "Draghi ha dato una sola intervista finora. E l’ha data al Tg1 sull'Afghanistan . Mi pare che il presidente del Consiglio stia seguendo una linea chiara".

"Mattarella rimarrà? Le previsioni esercizio sbagliato e dilettantesco"

Vespa parla anche del Quirinale, visto che nel suo ultimo libro si è occupato di tracciare un ritratto di tutti i presidenti della Repubblica: “Mattarella rimarrà? Fare previsioni in questi casi è un esercizio sbagliato o dilettantesco, Mi sembra comunque significativo che Mattarella abbia fissato con tre mesi di anticipo la tradizionale visita di commiato con il Papa. Non era mai successo. Direi che le sue intenzioni a questo punto sono nette”.

"27 anni in onda? il segreto del nostro successo"

E il segreto del suo talk show che nonostante “gli oltre 25 programmi di approfondimento”, come sottolinea Vespa, continua a riscuotere successo, qual è?  “Porta a Porta è nata a dispetto dei santi. Sto parlando dei tempi di “Samarcanda”, quando si pensava che l’informazione potesse trovare spazio solo se era fatta in versione “sangue e arena”. E Parlarsi in modo pacato sembrava impossibile. Claudio Donat Cattin, che non è malato di ottimismo, quando siamo partiti a gennaio prevedeva che durassimo due mesi, fino a marzo. E invece siamo ancora qui. I motivi credo siano la chiarezza, il gusto dell’approfondimento ma anche la lealtà. Di tutti gli ospiti che sono venuti in questi 27 anni a 2porta a porta” non ce n’è stato nessuno che si sia sentito imbrogliato”.