Elena Sofia Ricci, debutto boom: "La mia rinascita? Ero in crisi. Ecco come mi sono risollevata"

"In Vivi e lascia vivere", quasi 7 milioni e 200 mila spettatori, interpreta una donna "che per fortuna non è la classica mamma eroica buona a cui sono allergica". E accanto a lei debutta pure la figlia, Emma

Sette milioni e 126 mila telespettatori catturati dalla nuova fiction di Rai1, “Vivi e lascia vivere”. Un record. Effetto lockdown o effetto Elena Sofia Ricci?
“La quarantena di certo amplia la platea televisiva ma è anche vero che ci sono un milione di piattaforme con tantissime offerte. E non è che tutte le serie andate in onda abbiano avuto dei numeri così clamorosi. Il merito sicuramente è della Rai che sta puntando su prodotti forti e innovativi. Un successo del genere per me è del tutto inaspettato con una fiction così coraggiosa e così diversa. Di certo il fatto che niente in questa storia e nei personaggi che la abitano sia ciò che sembra ha il suo peso. La mia Laura porta con sé tanti misteri e la scena finale dell’incendio è solo uno di questi”.

Ironica, senza peli sulla lingua e decisa a far fuori qualsiasi stereotipo che la voglia incasellare: Elena Sofia Ricci, fiorentina doc, festeggia ovviamente a casa un successo davvero incredibile per la nuova serie "Vivi e lascia vivere", di cui è protagonista accanto a Iaia Forte, Massimo Ghini e a un cast d'ececzione diretto da Pappi Corsicato.

E l’effetto Elena Sofia Ricci?
“In tanti mi scrivevano dicendo: “Che bella che sei senza il velo”. D’altra parte da anni interpreto suor Angela in “Che Dio ci aiuti”, anche se io sono una che da sempre scappa dalle etichette, dalle classificazioni e dalle codificazioni forzate e continuo a lavorare per cinema e teatro. Di certo il personaggio di Laura funziona perché è pieno di chiaroscuri”.

Elena Sofia Ricci nei panni di Suor Angela in "Che dio ti benedica" e Veronica Lario nel film di Sorrentino "Loro"

Egregiamente riassunti dall’amica quando le dice “sai che sei un po’ stronza?”

“È vero, quella è la battuta cult della prima puntata. Anche perché la mia Laura non se la prende ma anzi ci ride su. D’altra parte a me fanno orrore gli stereotipi della mamma buona eroica. Che poi non esiste. D’altra parte anche la mia suor Angela è un’ex detenuta per rapina a mano armata e concorso in omicidio. Una bugiarda, machiavellica, una capace di ingannare. E che nell’ultima serie ha una crisi vocazionale e se la prende perfino con il Padre Eterno. Tra l’altro una crisi che è stata inserita nella sceneggiatura su mia proposta. Perché a me piace la sfida della costruzione del personaggio, mi piace proporre, sperimentare e provocare. E quando ho chiesto un parere alla mia amica suora lei sai che mi ha risposto? “Wow, così sì che sarebbe vera”. D’altra parte anche i religiosi sono uomini e non santi. E poi se facessi sempre Elena Sofia Ricci credo che finirebbe per essere una rottura di scatole per gli spettatori oltre che per me. Viva il cambiamento”.

Di certo il personaggio di Laura, madre di tre figli che si ritrova senza lavoro e si reinventa con un’impresa tutta al femminile, ha il fascino dell’assenza dei clichet.

“Io sono allergica alla mamma melo. Mi sta pure antipatica. Laura è una madre che si arrangia come può tra mille difficoltà, una che addirittura tenta il suicidio ma che poi si rialza con la grinta di una leonessa. Ha una sua postura particolare, diversa da quella dei tanti personaggi che ho interpretato, come la madre dei Cesaroni, la suora o la signora Veronica Lario al cinema”.

In effetti rispetto alla moglie di Berlusconi che nel film “Loro” di paolo Sorrentino le ha pure regalato un David di Donatello, sembra un’altra persona.

“Incredibile ripensare a quel film oggi. Sorrentino come tutti i grandi sa essere profetico e visionario. Oggi a ripensarci quello sembra quasi un film neorealista, che descrive alla perfezione il crollo di un sistema. Proprio come “Contagion” di Sodebergh per altri versi”.

Elena Sofia Ricci con Massimo Ghini in "Vivi e Lascia Vivere", serie in 6 puntate targata BiBi Film per Rai Fiction, prodotta da Angelo Barbagallo.

Un altro motivo del successo di “Vivi e lascia vivere” a mio parere risiede nella capacità del regista Pappi Corsicato nel rendere la manipolazione maschile a scapito delle donne. Hai mai subìto questa sorta di controllo psicologico?

“In realtà secondo me le responsabilità sono più ampie. Spesso siamo noi donne che abbiamo paura di essere sincere e di dire ciò che pensiamo. Come se temessimo chissà quale reazione, mentre a volte potremmo scoprire che anche l’altro essere umano è evoluto e riesce a capire. Anche io ho avuto paura per lungo tempo di dire ciò che pensavo. La capacità di imparare a camminare in punta di piedi è stata una lunga conquista arrivata dopo 20 anni di psicoterapia e analisi. D’altra parte l’intelligenza emotiva evolve più lentamente di quella razionale. Credo che noi donne dovremmo imparare a essere meno narcisiste e più oneste. Non sempre dal nostro comportamento dipende l’andamento di tutta la famiglia”.

Credo che in questa conquista psicologica risieda anche l’enorme successo che da qualche anno a questa parte riscuoti ovunque, teatro, cinema, tv. Cosa ne pensi?

In effetti verso i 50 anni pensavo che la mia carriera si avviasse a un lento e inesorabile declino. E invece c’è stata come una rinascita. Non so se il merito sia di questa consapevolezza interiore. Di certo credo che pesino i 40 anni di carriera e la mia lotta per essere libera sempre. Da clan, da gruppi, da etichette. La mia volontà di non farmi incasellare. Una libertà che ho pagato cara, soprattutto quando il cinema sembrava essersi dimenticato di me perché non si capiva nemmeno che attrice fossi, se la nevrotica o la sexy. Una libertà che ha destabilizzato molti ma che alla fine mi ha ripagata. Tre anni fa ho attraversato un periodo di grande crisi. Facevo teatro gli autori per me essenziali, come Williams o Shakespeare ma nessuno mi chiamava. Poi è arrivata la chiamata di Sorrentino, il David e ora questa avventura con Pappi Corsicato. E io sono rinata a una nuova giovinezza”.

A proposito di giovinezza, in questa serie tv c’è anche tua figlia maggiore che interpreta te stessa da giovane. La vedremo nella seconda puntata. Che effetto ti fa? Sei stata emozionata? Le hai dato dei consigli?

“Emma ha 23 anni, si è laureata al Dams in regia, ha studiato danza e pianoforte e ora sta perfezionando la tecnica vocale e la dizione. È una donna libera. E quando Pappi mi ha chiesto se poteva farle un provino gli ho detto di rivolgersi direttamente a lei. Emma ha un ruolo piccolo, i veri protagonisti giovani sono i ragazzi che interpretano i miei tre figli. Ma di sicuro questa vicenda mi ha molto emozionata. Per il provino l’ho aiutata cercando di farle perdere un po’ l’accento da Roma Nord e di aiutarla con quello della Versilia, che poi è la zona dalla quale arriva il personaggio di Laura. Ma indubbiamente mi somiglia nei modi, ha il mio stesso piglio. E con quella massa di capelli ricci mi ricorda molto nei miei 20 anni. Pi in realtà il provino è andato benissimo, al punto che Pappi mi ha detto: “Devi farti spiegare da lei come ha fatto il tuo personaggio”. Poi comunque prima di andare sul set era molto emozionata. Non ci ha dormito. E la sera quando è tornata mi ha confessato: “Mamma sono distrutta. Ma come cavolo fai a fare tutti i giorni così?”. Ecco mi ha fatto piacere perché in tanti pensano che il nostro lavoro sia una passeggiata”.

In questo periodo di clausura forzata hai scoperto qualcosa di te stessa che non sapevi?

“Ho perso mia madre due anni fa e in questi giorni la sto riscoprendo dentro di me. È come se l’avessi assunta dentro di me. Mi sono riscoperta la sua grinta, il suo piglio. Ho questo desiderio di lottare per la bellezza, per il nostro Paese e per la cultura, sempre così bistrattata, così dimenticata. Alla cultura viene destinato appena lo 0,8% del Pil eppure noi produciamo il 6%. Una ricchezza enorme che non ci viene riconosciuta in alcun modo. Scommettere sull’arte, sul teatro, sulla cultura può essere conveniente anche a livello economico”.