"Blanca": "Io, detective non vedente. Andrea Bocelli mi ha insegnato a essere indipendente"

Alla scoperta di Maria Chiara Giannetta e del suo sguardo variopinto, pieno di passioni, energie positive e voglia di arricchirsi, sia come donna che attrice. Un mondo, diviso tra sperimentazione, cinema (da Tafanos a Mollami), tv, teatro, in cui ora è arrivato probabilmente uno dei ruoli più importanti, nella serie Blanca, diretta da Jan Maria Michelini e Giacomo Martelli, in onda da lunedì 22 novembre su Rai 1, prodotta da Lux Vide, in collaborazione con Rai Fiction.

«Una bella responsabilità, a livello artistico e umano», racconta, interpretando Blanca Ferrando appunto, una consulente non vedente, ma col fiuto (e l'udito) da vera detective, assegnata come stagista al Commissariato San Teodoro di Genova, che fin dal primo impatto si dimostra però indipendente, istintiva, capace di vedere molto più (e in là) degli altri colleghi, a partire da Michele Liguori, interpretato da Giuseppe Zeno. 

La preziosa consulenza di Andrea Bocelli

Un’esperienza fisica ed emozionale, non solo sul linguaggio del corpo e dei movimenti, grazie alla preziosa consulenza artistica di Andrea Bocelli, che le ha aperto in questo senso la strada in termini di consapevolezza e conoscenza. Blanca, “cieca ma viva”, come le dice il padre, dunque indaga in una città post crollo del Ponte Morandi, che prova a ripartire, intrisa com’è dei suoi tanti volti, storie e colori (nel libro originale di Patrizia Rinaldi, a cui la serie si è liberata ispirata, l’ambientazione era Napoli, ndr) in cui si dimostra ironica, pronta a rimanere in ascolto. Un viaggio seriale brillante, dalle tinte crime, girato, ed è la prima volta in Italia, in olofonia, una speciale tecnica di registrazione del suono, che scandisce il ritmo facendo percepire ogni suono, dettaglio, proprio come succede alla protagonista, il tutto accompagnato dalle musiche composte dai Calibro 35.

Un'attrice famigliare e rassicurante

Ma Blanca è anche l’occasione per conoscere ulteriormente meglio chi è Maria Chiara Giannetta dietro le quinte, fuori dal set, nel privato, piena di interessi e valori: lo sconfinato amore per il tennis, pure da praticante, scoperto grazie alla lettura di Open e della figura di Agassi, del tifo per Matteo Berrettini, del cinema di Bong Joon-ho, Oscar per Parasite, delle letture di Philip Roth, del bisogno di riconnettersi il più possibile alla “sua” Puglia (lei è nata a Foggia, ndr), stando tra la famiglia e gli amici di sempre, abbracciando battaglie sociale, esponendosi, senza mai tirarsi indietro. Insomma una donna, diventata ormai attrice famigliare e rassicurante per molti spettatori, non solo per la sua modernità ed empatia, proprio per quella capacità di essere appunto onnivora, mai scontata, votata semmai a guardare le cose con stupore, e che si riflette nelle sue scelte professionali.

Una carriera cominciata presto, passata dal Centro Sperimentale di Roma, che l’ha vista calcare prima il palcoscenico, per poi, nel 2016, debuttare sia sul piccolo che grande schermo: ne La ragazza del mondo di Marco Danieli, accanto a Sara Serraiocco e Michele Riondino, e parallelamente nelle miniserie Baciato da sole e L’Allieva. Passaggi, tappe, che però l’hanno proiettata poco dopo a ruoli sempre più in crescita e cruciali, Un passo dal cielo, Che Dio ci aiuti, fino al Capitano dei Carabinieri, Anna Olivieri, in Don Matteo, e che tutt’ora sta girando al fianco della new entry Raoul Bova, suo partner nel recente Buongiorno, mamma!.

«Quello che non conosco talvolta può far paura, nella recitazione, come nella vita, ecco perché bisogna cercare di avvicinarcisi con curiosità, perché ti può solo arricchire. Blanca, a livello di percorso, è un obiettivo che non mi aspettavo che arrivasse, importante da tutti i punti di vista. Mi ha avvicinato moltissimo a me stessa».