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Beppe Fiorello: "Non celebro la guerra ma ne racconto il dolore. Il mio film? Non è sull'omosessualità"

Cinzia Marongiudi Cinzia Marongiu   
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Beppe Fiorello a tutto campo, in tv su Rai1 nei panni di Francesco Baracca, l’asso dei cieli della prima guerra mondiale, e nei cinema con il suo primo film da regista “Stranizza d’amuri” che racconta il delitto di Giace, in Sicilia, consumato il 31 Ottobre 1980, quando vennero uccisi due ragazzi che come colpa avevano soltanto quella di amarsi. Due opere molto diverse tra loro unite dall’entusiasmo con il quale Fiorello ci si è tuffato dentro.

Beppe Fiorello: "In guerra ci va sempre chi non vorrebbe farla"

A cominciare proprio dalla figura di Francesco Baracca che è al centro del docu-film “I cacciatori del cielo”, in onda il 29 marzo su Rai1 per celebrare i primi cento anni dell’Aeronautica italiana. “Non è un film che celebra la guerra ma che racconta i sentimenti e in particolare il dolore che accompagnano la guerra. È un film su ciò che lascia la guerra, su quei ragazzi, su quegli uomini che partivano in guerra proprio come oggi partono i ragazzi e gli uomini in Russia e in Ucraina, la guerra che si trascina in Europa e che spero finisca oggi, adesso. Mi sembra che poi a proposito della guerra bisogna chiarire un fatto: in battaglia ci va sempre chi non vorrebbe farla, chi vorrebbe evitarla, i ragazzi che partono e che si distruggono tra loro, lasciando dolore, famiglie, mogli, figli. E succedeva così anche durante la prima guerra mondiale”.

"Baracca colpiva gli aerei ma cercava di non colpire gli uomini"

Un film che alterna le immagini della fiction con quelle d’epoca dell’Istituto Luce e che ha il merito di raccontare i combattimenti aerei quando erano ancora qualcosa di molto ravvicinato, quando il nemico lo guardavi negli occhi, quando ti ritrovavi davanti al corpo esanime di un soldato appena abbattuto: “Francesco Baracca tentava sempre di colpire il nemico ma cercava in tutti i modi di non colpire l’uomo. Mirava all’aereo e se poteva cercava di salvare gli uomini. A quell’epoca gli aerei volavano molto bassi e quindi i piloti, quando gli aerei venivano abbattuti, riuscivano anche a salvarsi. E lui ha salvato molte vite umane. Era il primo ad accorrere in loro soccorso. E devo dire che questo suo aspetto umano è quello che mi ha più colpito. Baracca era chiamato l’asso dei cieli, ma lui di questa cosa non se ne faceva un vanto. Anzi provava un senso di dolore: non era bravo a fare la guerra, era costretto”.

"Perché Francesco Baracca è stato un pioniere"

Quella narrata ne “I cacciatori dei cieli” (che è prodotto da Anele in collaborazione con Aeronautica Militare, con Rai Documentari, in coproduzione con Luce Cinecittà, con il patrocinio e la partecipazione del ministero della Difesa, Difesa Servizi, con il patrocinio del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) è “la storia di un temerario, di un avanguardista, di un pioniere che tra i primi pensò all’idea di un volo civile per il futuro”, racconta ancora Fiorello nella videointervista concessa a Tiscali Spettacoli. Ma è anche una storia di un grande amore e di alcune amicizie significative, come quella con Ruggero Piccio e con Bartolomeo (Andrea Bosca), il meccanico che si occupava dell’aereo di Baracca.

"Il mio film non è sull'omosessualità. È una storia d'amore"

In quanto al film “Stranizza d’Amuri” che raccontando la storia d’amore tra Gianni e Nino si trova immerso nel dibattito che da settimane appassiona la politica sulla genitorialità nelle famiglie arcobaleno Beppe Fiorello ci tiene a precisare che “il film è semplicemente una storia d’amore tra due ragazzi, non è un film tematico. Sta facendo parlare anche dell’omosessualità, ma è tutt’altro. Va su una linea narrativa molto poetica. Sarei felice se la gente andasse al cinema e ne traesse un proprio pensiero”.

 

 

 

Cinzia Marongiudi Cinzia Marongiu   
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È cresciuto con la passione per il cinema che non lo ha mai mollato. È autore...

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