Luca Argentero, "Doc" atto finale: "Il ruolo della mia bambina. Beppe Fiorello? Ecco com'è finita"

Dichiara di non temere “l’effetto Montalbano” e di non aver quindi paura di essere fagocitato da un personaggio di così grande successo; chiarisce la polemica a colpi di tweet con l’altro grande protagonista della fiction italiana, Beppe Fiorello; rivela che l’essere diventato padre della piccola Nina lo ha cambiato nel profondo e ha reso più dolce la sua recitazione e confessa uno smaccato orgoglio perché il suo “Doc” sta colonizzando mezza Europa e mezza America e attualmente va in onda in Spagna e Portogallo, prima di apprestarsi a invadere gli schermi, notoriamente nazionalisti, dei francesi. Insomma, Luca Argentero celebra l’ultimo atto di “Doc – Nelle tue mani” che il 19 novembre si congeda dai quasi 8 milioni di affezionati telespettatori, con un’intervista che ha il sapore della consapevolezza di vivere un momento d’oro dal punto di vista professionale e familiare e della voglia di ritornare il prima possibile sul set perché anche lui da oggi sarà un po’ orfano del suo Andrea Fanti, il medico che ha perso 12 anni di memoria e che da primario si è ritrovato a essere poco più di uno specializzando impantanato nel cercare di rimettere insieme i tasselli di una vita personale e professionale dove non torna più niente.

Partiamo dal successo, clamoroso in questa seconda tranche della prima stagione così come lo era stato, a sorpresa, la scorsa primavera. Ora “Doc” sbarca pure all’estero. Da cosa dipende questo amore così contagioso per il tuo dottore?
“Sono orgoglioso che sia in onda all’estero e sia stato venduto in Europa e in America. Credo che lo stile di questa serie rispecchi il livello in cui si deve giocare questa partita. Dobbiamo essere in grado di stare sulle varie piattaforme internazionali. Altrimenti non vale nemmeno la pena di farlo”.

Beppe Fiorello ha scritto in un tweet, al quale poi hai risposto definendolo “strano”, che lui “non ama andare sul sicuro e predilige serie coraggiose che non si avvalgono di modelli rassicuranti”. Pensi che “Doc” sia una serie rassicurante?
“Penso che non lo sia per niente e anzi credo che proprio il suo non esserlo sia uno dei motivi del perché abbia così tanto successo. Il protagonista perde tutto, famiglia, lavoro e 12 anni di vita. Certo, è vero che alcuni casi si risolvono grazie al suo talento , così come è vero che in altri a vincere è l’ironia, ma il modello narrativo è tutt’altro che rassicurante. La regia è sporca, aggressiva, vicina ai volti e alle emozioni. La fotografia è cruda, niente a che vedere con quella da “fiction di tv generalista”. È un prodotto estremamente contemporaneo”.

E con Beppe Fiorello com’è andata a finire?
“Mi fa sorridere perché queste cose diventano sempre molto più grandi di ciò che sono. In realtà si è trattato di grande passione per il proprio lavoro. Io nutro passione e attaccamento rispetto alle storie che racconto. Beppe lo stimo, lo conosco. Ci siamo sentiti e fatti una risata”.

Temi che “Doc” finisca per fagocitare Argentero? Temi di venire “incastrato” da un così grande successo, un po’ com’era accaduto inizialmente per Luca Zingaretti con il commissario Montalbano?
“Incontrare un personaggio che riesce a diventare iconografico è un privilegio. Non ho nessun timore di rimanerne imprigionato. Anzi, trovo bello che si stabilisca un rapporto così stretto con il pubblico”.

L’essere diventato padre negli scorsi mesi ha cambiato il tuo modo di approcciarti alla professione? Il tuo modo di recitare mi sembra più “dolce”. Cosa ne pensi?
“Forse sì. Questa è una domanda più da seduta psicanalitica che da intervista. Ma certo girare una serie così emozionante in cui il protagonista ha a che fare con la perdita di suo figlio, mentre nella vita la mia compagna era incinta al sesto mese non è stato per niente facile. Direi che c’era qualche “canale interiore” più aperto del solito. Poi con la nascita di Nina credo che qualcosa sia ulteriormente cambiata. Ciro Visco, uno dei due registi, mi ha detto che dopo la nascita di mia figlia sono un po’ diverso. Effettivamente credo che ci sia qualcosa di magico. E sono convinto che Nina abbia portato grande fortuna a questa serie, che è andata bene anche grazie a lei”.