Complici e rivali: ecco perché ci siamo tutti innamorati delle due amiche geniali

Una scommessa vinta ma non scontata quella della serie tv tratta dalla saga di Elena Ferrante. L'uso del dialetto e i volti sconosciuti potevano essere dei limiti. La potenza di personaggi contradditori e reali decretano il sodalizio felice tra letteratura e fiction

Complici e rivali: ecco perché ci siamo tutti innamorati delle due amiche geniali

Una scommessa vinta, quella de “L’amica geniale” che ha totalizzato ascolti eccellenti (oltre 7 milioni di persone, quasi il 30% di share), che ha dominato su Twitter con un hashtag usato 15 mila volte e che ha raccolto in Italia, così come qualche settimana fa oltreoceano, consensi unanimi, da critica e pubblico. Ma anche una scommessa che non era così ovvio vincere. Intanto per l’uso del dialetto, in questo caso quello napoletano, con tanto di sottotitoli, che può risultare ostico al pubblico televisivo. E poi per la presenza di attori non conosciuti e che quindi non garantivano un bacino sicuro di spettatori. Ma forse a ben guardare è stata proprio la non riconoscibilità di quei volti, oltre allo straordinario talento dimostrato in particolare dalle due bambine protagoniste delle prime due puntate, a fare breccia nel cuore dei telespettatori.

Lo sguardo di sfida di Lila alla quale Ludovica Nasti ha prestato i suoi occhi verdi, e quello timido e serio di Elena, alla quale la piccola Elisa Del Genio ha donato i suoi tratti angelici, hanno immediatamente conquistato il pubblico diviso tra chi si avvicinava per la prima volta alla saga firmata da Elena Ferrante e chi aveva la curiosità di scoprire se la potenza della sua scrittura, animata dalle correnti contradditorie che animano i suoi personaggi, sarebbe stata rispettata, esaltata o mortificata.

Letteratura e tv a braccetto

In questo caso, non c’è dubbio, che il connubio tra tv e letteratura sia riuscito così come da anni accade, ad esempio, con il Montalbano di Camilleri. Merito certamente di una coproduzione internazionale che ha fornito i necessari mezzi in grado di misurarsi con le platee globali della grande serialità televisiva ma anche della sapiente regia di Saverio Costanzo che, come ci ha raccontato nell’intervista concessa a Tiscali.it, ha saputo narrare l’epica di un’amicizia   perché “l’amicizia è uno scambio d’amore dove i confini tra i diritti e i doveri sono molto più sbiaditi rispetto all’amore di una coppia o quello per i figli. È uno scambio gratuito, e molto più vivace, dove i ruoli si mischiano, s’incrociano, si sovrappongono. L’amicizia fra Lila e Lenù a mio parere è proprio questo: una danza romantica che ogni tanto prende la forma di una lotta molto violenta. Due corpi che si rincorrono e sovrappongono ma che seguono ostinatamente lo stesso ritmo, con lo scopo comune di diventare, una attraverso l’altra, persone compiute”.

Un'amicizia in cui convivono affetto e invidia

Ed è proprio l’ambivalenza di questa amicizia in cui intesa e complicità convivono con invidia e gelosia a conquistare più di tutto. Sentimenti in chiaroscuro che riflettono persone reali, non appiattite dalla bidimensionalità delle creature da fiction divise in eroi senza macchia e cattivi assoluti, ma animate da sentimenti contradditori in cui tutti ci possiamo riconoscere.

E poi c’è anche la potenza di un messaggio, quello del riscatto sociale, esortato dal bellissimo personaggio della maestra attraverso lo studio e la cultura, che lungi dall’essere passato di moda, resta una delle certezze di questa nostra società. Dove se è vero che i laureati faticano a trovare un posto al sole, è altrettanto vero che la competenza e la specializzazione nutriti dallo studio restano le sole armi sulle quali scommettere se non si vuole abdicare al culto dell’immagine e alla fama da social, veloce a essere conquistata, così come a essere perduta negli umori aggressivi di chi la frequenta.