Alessandro Roia, da "Romanzo criminale" a "Diabolik": "Così educo i miei figli"

L'indimenticabile Dandi di "Romanzo criminale" ora dà la caccia ai pedofili: "Da genitore credo che La conoscenza porta la capacità di saper gestire o affrontare una situazione. "Diabolik" divide? meglio così"

Per tanti resta l’indimenticabile Dandi di “Romanzo Criminale”. Ma Alessandro Roia, romano, classe 1978, sposato con Claudia Ranieri, due bambini, di strada ne ha fatta tantissima sia in tv sia al cinema. Così capita di ritrovarlo contemporaneamente nelle sale con “Diabolik” e su Rai1. È lui infatti il coprotagonista insieme con Vittoria Puccini di “Non mi lasciare”, la nuova serie tv in 4 puntate che debutta sull’ammiraglia di Stato.

Stavolta però gioca dall’altra parte della barricata visto che  interpreta un poliziotto impegnato a dare la caccia ai criminali del dark web, quelli che dietro nickname nascondono una rete di pedofili responsabile del rapimento e della vendita in Rete dei ragazzini. Un uomo tutto d’un pezzo il suo Daniele, sensibile e pieno di valori che lo porteranno anche ad agire con metodi non convenzionali pur di chiudere rapidamente la “caccia” e assicurare alla giustizia i responsabili di un crimine così odioso.

“La serie affronta un argomento davvero importante ma lo fa con un linguaggio accattivante e coinvolgente. Per quanto mi riguarda conoscevo già abbastanza il tema della pedofilia online. Conoscere credo che sia l’arma migliore per combattere i problemi”, racconta in questa videointervista concessa a Tiscali.it. “In questo caso noi parliamo di dark web e di una realtà che andrebbe veicolata e conosciuta per poi poterla gestire. Ma attenzione: non è che vogliamo demonizzare Internet. La Rete ha portato nelle nostre vite tante cose positive ma ha anche un lato oscuro. Conoscendone i pericoli possiamo evitarli e anticiparli. Quindi la nostra è una serie che manda avanti insieme servizio pubblico e intrattenimento con molte scene action e un impianto thriller”.

Così educo i miei due figli

Inevitabile, essendo padre di due bambini di 7 e di 2 anni chiedergli anche il suo approccio da genitore a un problema del genere: “I miei figli sono piccoli forse troveranno obsoleto questo discorso quando saranno più grandi. Il più grande ha 7 anni, fa informatica e già conosce la presenza e l’esistenza di Internet. Gli abbiamo spiegato che tutto ciò che fa all’interno di questo mondo ha dei pericoli e che noi come genitori dobbiamo stare attenti a renderlo partecipe della realtà. Esattamente come succede quando siamo in strada e dobbiamo attraversare. La conoscenza porta la capacità di saper gestire o affrontare una situazione. Ma comunque i miei figli appartengono a una generazione molto più avanti di noi”.

"Diabolik" divide? Meglio così

In quanto al “Diabolik” dei Manetti Bros che ha diviso critica e pubblico si dice contentissimo: “Perché far discutere su un film di questi tempi mi sembra già un gran risultato. Il dibattito è sempre positivo”.