Addio a Silvia Tortora, combattente per la verità: "Il caso di mio padre? 30 anni di amarezza e disgusto"

A soltanto 59 anni è morta la figlia del conduttore diventato suo malgrado l'emblema della "malagiustizia". Giornalista in tv e per la carta stampata, Silvia lascia il marito Philippe Leroy e due figli

Silvia Tortora è morta questa notte in una clinica romana. Aveva solo 59 anni. Giornalista sia per la televisione sia per la carta stampata, aveva lavorato con Giovanni Minoli a “Mixer” e poi a “La storia siamo noi” realizzando una serie di grandi interviste. Tante le collaborazioni, come quella con il settimanale “Epoca”, durata 11 anni, o quella con il programma “Big” su Rai3. Ma il suo nome così come la sua vicenda umana e professionale resterà per sempre legata a quella brutta pagina della giustizia che ha trascinato nel fango suo padre, Enzo Tortora.

"Quando al telefono con mio padre scoppiammo a piangere tutti e due"

Aveva soltanto 21 anni Silvia quando il conduttore tv di “Portobello” e di tanti altri programmi di successo fu arrestato e sbattuto in manette sulle pagine dei giornali e sulle reti Rai. “Una vicenda dolorosa e kafkiana”, come ricordò la stessa Silvia in un’intervista che concesse in quei giorni terribili dopo l'arresto, che rubò la serenità al padre e alla sua famiglia negli ultimi sei anni di vita di Tortora. Un uomo innocente, accusato di associazione di stampo camorristica e di traffico di droga, che si ritrovò di colpo in carcere e poi condannato a dieci anni di reclusione. La verità a sancire l’assoluta innocenza di Tortora arrivò soltanto nel settembre del 1986, dopo ben tre anni e quattro mesi di inferno. A confermarla anche la Corte di Cassazione l’anno successivo, il 1987, quando però al padre restò da vivere poco più di un anno. “Ci saremmo dovuti vedere la sera prima per festeggiare la licenza media di mia sorella Gaia", raccontò Silvia. "Un’amica di mia madre telefonò a casa dicendo di aver appreso dalla radio la notizia dell’arresto. Mia madre pensò si trattasse di uno scherzo. Purtroppo arrivarono le prime conferme di questa assurdità e a quel punto l’angoscia fu tremenda. Con mio padre ci siamo sentiti al telefono quella stessa mattina in cui fu arrestato ma non riuscii a dirgli niente perché tutti e due scoppiammo a piangere”.

Un caso eclatante di malagiustizia nel quale la dignità e l’orgoglio di Tortora e della sua famiglia non venne mai meno. Come ricordò Silvia “mio padre non ha mai accettato di fare richieste di libertà provvisoria che non sia quella che la legge riconosca la sua patente di uomo onesto e gliela restituisca. E io, nonostante sia duro sopportare una carcerazione dura e infame, condivido la sua scelta. Non posso che dargli tutto il mio appoggio: capisco che lui voglia uscire a testa alta  mostrando le mani pulite che ha sempre avuto”.

Enzo Tortora, un uomo perbene

In quell’occasione Silvia mostrò tutto il suo sdegno per “il modo in cui è stato presentato mio padre, l’unico tra 800 persone, ad avere una specie di carosello pubblicitario girato sulla camorra di fronte a milioni di italiani. Sembra essere diventato l’emblema della camorra”. A sostenerlo, oltre a lei e alla sua famiglia, “la sua assoluta onestà intellettuale e morale che lo porta a lottare come un leone. Ma anche gli attestati di solidarietà, le lettere che gli arrivano da tutte le parti d’Italia da amici ma anche da persone sconosciute”.

Trent'anni di amarezza e disgusto

A quella vicenda Silvia dedicò un libro commovente dal titolo “Cara Silvia”, pubblicato da Marsiio nel 2002, che raccoglie le lettere che il padre Enzo le scrisse dal carcere. Ma scrisse anche il soggetto del film "Un uomo perbene", di Maurizio Zaccaro, che le valse il nastro d’argento al Festival di Taormina nel 1999. Sposata con l'attore francese Philippe Leroy, l’indimenticabile Yanez della serie tv “Sandokan”, lascia due figli, Philippe e Michelle. Ma anche la consapevolezza amara che i torti e le ingiustizie subite non sono servite a granché. Tant'è vero che in un'intervista per il 30esimo anniversario della scomparsa di Tortora aveva dichiarato: "Dal mio punto di vista, nulla è cambiato: sono trent’anni di amarezza e disgusto".