Nessuno voleva Conti, il retroscena della battaglia per imporlo al Festival

Oggi tutti cantano le lodi del conduttore toscano, al terzo anno di ascolti record a Sanremo. Ma nel 2013 fu guerra senza quartiere in Rai

Leone e Conti
Leone e Conti

Oggi, intervistato da Tiscali, si schermisce: "Non parlo più di questa cosa, non ho il ruolo per farlo. Sono un semplice consulente Rai, non più un direttore". Ma se stiamo tutti qui, volenti o nolenti, a celebrare il successo di ascolti di Carlo Conti, per tre anni di seguito con numeri da capogiro alla conduzione del Festival di Sanremo, il merito è suo. Di Giancarlo Leone, direttore di Rai 1 nel 2013, quando attorno al nome di Conti si scatenò un'autentica battaglia, mentre il bis di Fazio alla conduzione continuava a deludere tutti.

La lettera di richiamo e tutti quei "no"

Che fare mentre Fabio Fazio si sgonfiava serata dopo serata al timone di Sanremo insieme alla Littizzetto? In Rai brancolavano nel buio. Leone aveva in mente Conti, che faceva già benissimo ma che, chissà perché, non veniva visto come possibile presentatore e direttore del Festival. Troppo corretto, troppo anonimo, grande professionalità ma poco "colore" (e certo non si parlava dell'abbronzatura del conduttore toscano). Le stesse critiche che gli piovono addosso ancora oggi, nonostante faccia sballare l'Auditel. Leone ruppe gli indugi e durante la presentazione di Si può fare, annunciò che Carlo Conti sarebbe stato il nuovo maestro di cerimonie di Sanremo. Apriti cielo. Furono resistenze e feroci polemiche, e da viale Mazzini arrivò a Giancarlo Leone una lettera di richiamo dall'azienda del servizio pubblico. Oggi è gara a scrivere l'ode al grande risollevatore delle sorti di Sanremo, con ascolti boom da tre anni consecutivi e pronto a lasciare proprio mentre è nell'Olimpo dei vincitori. Sperando che al suo posto arrivi Bonolis, altro uomo dei numeri grossi. Ma che strano posto posto, Mamma Rai.