A Sanremo contro la violenza sulle donne, Rula Jebreal racconta il suicidio della madre e l'incontro con Weinstein

Nell’intervista concessa a Vanity Fair, la giornalista parla anche della maternità: “Il monologo al Festival anche per mia figlia”

TiscaliNews

"Parlo di fatti che conosco, di adesso. È una battaglia che va combattuta anche dagli uomini. Per me è imprescindibile, non combatterla vorrebbe dire che non è cambiato niente da quando mia mamma si è suicidata. E lo devo a mia figlia». Scrittrice, giornalista, docente della Facoltà di Scienze Politiche all'Università di Miami, l'italo-israeliana Rula Jebreal, 46 anni, collega e amica di Marie Colvin dell'Indipendent, uccisa in Siria nel 2012, e del giornalista saudita Jamal Khashoggi, scomparso nel 2018, si è fatta portavoce della condizione femminile in luoghi in cui l'abuso e la violenza restano spesso impuniti. Alla vigilia del debutto sul palco dell'Ariston, per la prima serata del Festival di Sanremo, si racconta in esclusiva a Vanity Fair.

Il monologo per Sanremo e l’incontro con Weinstein

Ammira Amadeus, sottolinea, "perché ha fatto la scelta coraggiosa di chiamare dieci donne a condurre con lui, e mi auguro che per le prossime edizioni ci siano direttrici artistiche". A Sanremo porta proprio un monologo contro la violenza sulle donne. "Non è un discorso di destra né di sinistra", precisa. E racconta nell'intervista gli episodi salienti della sua carriera, incluso l'incontro con Harvey Weinstein, all'epoca in cui produsse il film tratto dal suo libro Miral. " Una volta l'ho visto maltrattare una sua assistente, le urlava addosso e lei è scappata via piangendo. Gli ho detto: sei molto fortunato, io ti avrei malmenato, tu saresti finito all'ospedale e io in carcere. Ho provato un disprezzo totale. Donne come me, che hanno avuto in famiglia dei casi di abuso...".

Tra madre e figlia

Quindi punta l'accento sui momenti più dolorosi della sua infanzia, segnata dal drammatico suicidio della madre, vittima di violenze. "Mia mamma si è tolta la vita dopo un'infanzia di violenze tra i 13 e i 18 anni, nessuno le aveva creduto per salvare "l'onore" della famiglia. E sulla maternità a 23 anni, che le ha cambiato in meglio la vita: "Quando ho avuto mia figlia ho iniziato davvero a vivere, lei è la mia coscienza morale ancora più sviluppata, fuori dal mio corpo". Quanto ad alcuni attacchi ricevuti in Italia, e a chi l'accusa di essere diventata famosa in tv grazie al suo aspetto, Jebreal risponde: "Gli amministratori delegati delle cento società più importanti del mondo sono tutti uomini: nessuno si chiede se abbiano avuto successo perché sono belli. Nessuno può essere selezionato in un sistema come quello americano per l'aspetto fisico. Sa che cosa mi ha aiutato? Il duro lavoro, raccontare la verità".