Sabrina Ferilli e il suo "non monologo": in un grappolo di minuti è lei la regina del Festival

Non era facile arrivare per ultima. Non era facile arrivare dopo la cannabis terapeutica di Ornella Muti e il razzismo subito da Lorena Cesarini. Non era facile nemmeno arrivare dopo l'unicità di Drusilla Foer e la freschezza di Maria Chiara Giannetta. Eppure Sabrina Ferilli in un grappolo di minuti si è presa il Festival in mano. Una regina. La regina.

Il suo "non monologo" e l'inno alla leggerezza da non confondere con la superficialità hanno davvero conquistato tutti.

"Non ho monologhi stasera", mette subito avanti le mani. E spiega: "Sono stati due anni molto duri, monologhi ce ne siamo fatti pure troppi. E poi molti temi anche fra i più belli sono stati già toccati dalle mie bravissime colleghe. E allora  mi sono messa a pensare che cosa avrei potuto dire".

Le opzioni scartate

Ed ecco le varie opzioni "impegnate": "Ho pensato che avrei potuto parlare di famiglie, di donne che fanno tanto, hanno i figli, lavorano, educano, una roba articolata, ma io figli non ce li ho, sono un'attrice avviata, c'ho pure un marito benestante. Perché devo andare sulle palle a loro?". Applausi.

Altra opzione, di quelle che si va sul velluto in fatto di consensi facili:

"Avrei potuto parlare di uomini che hanno troppo potere ancora, decidono per le donne, occupano tutti i livelli della gerarchia lavorativa: allora, ho pensato, chiedo se posso fare un monologo agli uomini che comandano". Pausa a effetto. "Non mi sembrava il caso".

Altra idea: "La bellezza, quella più profonda, quella interiore, delle imperfezioni fisiche, ma io sono quattro giorni che magno radici per entrare in questo vestito, non avrei avuto credibilità. La bellezza càpita, è vero, ma ce se lavora pure parecchio". Altri applausi, evviva la sincerità capace di sedurre molto più di qualsiasi scollatura.

Ed ecco un'altra idea: "Allora avrei potuto parlare di amori, quelli asfissianti, delle dipendenze amorose, mi sembrava interessante, ma poi ho pensato che Amadeus ha il profilo social di coppia, se non sono dipendenze quelle... E pure Morandi: senza Anna non riesce a postare niente su Instagram, quest'anno appena si è mosso da solo un altro po' lo squalificavano. Allora ho pensato a problemi più importanti, il femminismo, la body positivity, l'inclusione, ma penso che per parlare di questi argomenti bisogna che lo faccia chi ci si sporca le mani, studia, conosce e da palcoscenici meno scintillanti di questo. Sono molto rispettosa delle competenze altrui. E invece sui social non c'è persona che non faccia un commento su qualsiasi cosa". A questo punto l'Ariston era ai suoi piedi. Perché niente oggi suona più rivouzionario di chi ammette che forse non è il caso di discettare su tutto e tutti.

Ferilli continua imperterrita seduta sugli scalini: "Ci sono anche i temi come "il riscaldamento globale, la sovrappopolazione, la disparità salariale... ma perché la presenza mia deve per forza essere legata a un problema grosso, cosmico? Io sto qua per il mio lavoro, le mie scelte, la cosa migliore che mi poteva accompagnare su questo palco è la mia storia, credo che sia la cosa più bella che possa accompagnare le donne ovunque".

La strada della leggerezza

Così ecco la soluzione: "Non è che non sappia quante cose ci sono da cambiare, da aggiustare, ma io sto nella mia linea, ho scelto la strada della leggerezza. Come dice Calvino, in tempi così pesanti bisogna planare sulle cose con un cuore senza macigni, la leggerezza non è superficialità". Game, set, match.

E sui social il gradimento è unanime. Tra i tantissimi tweet, ecco quello di Fiorella Mannoia: "Sabrina Ferilli ha vinto il settantaduesimo festival di Sanremo. Cuore rosso #sabrinaferilli #sanremo22". Ed Ecco Antonela Clerici: "La nostra storia ApplausoApplausoApplauso Cuore rosso Cuore rosso#sabrinaferilli, la strada della leggerezza...#sanremo22".