Se questo è amore, una storia vera ad Auschwitz

Se questo è amore, una storia vera ad Auschwitz
di Ansa

(ANSA) - ROMA, 20 GEN - Bisognerebbe scomodare allo stesso tempo Freud e Jung e anche mettere mano a trattati di sociologia per interpretare questa vicenda raccontata da Maya Sarfaty nel documentario SE QUESTO È AMORE con la tragica storia ad Auschwitz tra una bellissima prigioniera slovacca e il suo carceriere nazista di appena venti anni. Fu amore vero, fu infatuazione, fu solo interesse? Nel documentario che sarà disponibile in Tvod dal 27 gennaio distribuito da Wanted Cinema, resta un'evidente quanto legittima ambiguità confermata dalla stessa regista oggi in conferenza stampa in remoto. Giovanissima e molto bella Helena Citronova viene portata ad Auschwitz, dove trova la protezione di Franz Wunsch, ufficiale delle SS che si innamora subito di lei e della sua bella voce. I due portano avanti questa relazione proibita fino alla fine della guerra. Wunsch, nel frattempo, non solo salva la donna quando scopre che aveva contratto il tifo (la nasconde e la cura), ma protegge anche la sorella di Helena e molte altre donne segnalate dalla sua amata ("Mi amava da impazzire, ho salvato tante vite grazie a lui" dice la stessa Helena nel documentario). Trent'anni dopo, nel 1972, Helena riceve una lettera dalla moglie di Wunsch, che le chiede di aiutare il suo antico protettore, ovvero testimoniare a nome di suo marito imputato a Vienna per crimini compiuti durante l'Olocausto. Helena, ormai sposata, sceglierà con coraggio di esporsi e andare a salvarlo. "Mi ha affascinato questa storia per l'ambivalenza dei due personaggi principali - dice la regista israeliana in collegamento remoto -. Impossibile parlare di Franz solo come un uomo malvagio perché era sicuramente anche capace di dolcezza. C'è insomma una grande zona grigia in questa storia che mi affascinava". Il fatto che in un film israeliano, che parla di un argomento delicato come la Shoah, compaia ineditamente un nazista in odore di bontà, spiega la Sarfaty: "Non ha creato alcun problema con la comunità ebraica, ma piuttosto a risentire della cosa è stato il pubblico austriaco molto sensibile alla storia di quel periodo. In fondo - aggiunge la regista quasi a giustificarsi - io ho solo raccontato degli esseri umani che in quanto tali sono ambivalenti". (ANSA).