Cachemire rosso di Christiane Moreau – Viaggio dalla Mongolia alla Toscana

Cachemire rosso di Christiane Moreau – Viaggio dalla Mongolia alla Toscana

Simbolo del sangue e dell’energia vitale. Colore delle emozioni più forti come la passione e l’ira, il rosso evoca stimoli immediati, istintivi e la creatività attiva. Ne sono sempre stata attratta ma, al contempo, da bambina questa tinta piena e potente mi inquietava. Mi ci sono voluti molti anni, trenta e più, per riuscire a vestirmi ogni tanto di rosso e guardarmi allo specchio compiaciuta. Che se ti vesti di rosso, per intero o solo con accessori come scarpe e borsa, non puoi passare inosservata. Un tubino rosso e un décolleté col tacco dello stesso colore generano sguardi invadenti tutto intorno a chi li indossa.

Vagando concentrata tra gli scaffali della mia libreria di fiducia, il titolo di questo romanzo Cachemire rosso e la sua copertina, la base di un maglione dell’omonimo colore, mi hanno conquistata suggerendomi calore e morbidezza. Fortuna (o intuito, chi lo sa?) ha voluto che il contenuto del libro fosse splendidamente all’altezza delle mie aspettative. Sono 297 pagine sulla ricerca della libertà, 297 pagine di omaggio alla forza delle donne.

La storia si snoda fra gioie e dolori, in un filo che senza mai spezzarsi, si dipana dalla steppa mongola fino a Prato, in Toscana.

L’autrice  Christiane Moreau vive a Searing, nella provincia di Liegi. Scrittrice, pittrice e scultrice, Cachemire rosso è il suo secondo romanzo, ma il primo pubblicato in Italia a settembre 2020, dalla Casa Editrice Nord, con traduzione di Roberto Boi.

Ad incrociarsi in un mercato di Ordos, in Cina, sono i destini di Bolormaa, figlia della steppa mongola, e Alessandra, proprietaria di una boutique in odor di chiusura a Firenze. Le due si incontrano per caso e Alessandra convince Bolormaa a venderle il maglione di cachemire che tiene fra le mani. E’ stata lei a farlo, a mano, con la lana del loro allevamento ed è di un rosso straordinario. La ragazza mongola non vorrebbe separarsene, è la sua creazione speciale, tutto ciò che le rimane della vita nella steppa con la sua famiglia, prima che il ghiaccio sterminasse il loro bestiame e li costringesse a fuggire per poter sopravvivere.

Bolormaa però ha un bisogno così disperato di soldi per proseguire il suo difficoltoso viaggio verso l’Europa, che cede alla proposta di Alessandra seppur col cuore lacerato. Oltre ai soldi, l’italiana le lascia un biglietto da visita con l’indirizzo del suo negozio che Bolormaa rigira tra le dita. Sono segni d’inchiostro senza senso per la ragazza della steppa che decide ugualmente di tenerlo con sé.

Così comincia un viaggio di grande tribolazione che condurrà Bolormaa dalla Cina alla Russia, all’Italia. Viaggio che farà con una coetanea cinese, amica e compagna di avventura, che le insegnerà il coraggio e la determinazione.

La forza narrativa di questa storia sta nell’aver saputo accostare con delicatezza due mondi che viaggiano parallelamente nel pianeta globalizzato: quello dell’industria tradizionale italiana in crisi e quello dell’industria sommersa cinese che, a Prato, ha originato una strana convivenza fra la comunità cinese e quella pratese, fianco a fianco eppure idealmente distanti e praticamente in concorrenza.

Di pagina in pagina, incontriamo speranze e disincanto, realtà lontane che si intrecciano spesso con cocente dolore, incontriamo la crudeltà delle “Teste di drago”, ovvero trafficanti cinesi senza scrupoli che “comprano” gli emigranti e li fanno lavorare nei laboratori tessili in condizioni disumane fino al presunto riscatto e che gestiscono il racket della prostituzione. Ma incontriamo anche quei sentimenti di solidarietà e amicizia che sempre salvano e preparano la sopravvivenza ed il futuro.

Qua e là, con pennellate dense e cangianti come i paesaggi di Van Gogh, vengono descritte praterie, cieli stellati e le attività artigianali dalle radici antichissime della steppa mongola.

“Durante la notte, Bolormaa non riesce a prender sonno. Ogni tanto lascia il suo giaciglio e raggiunge il piccolo albero per osservare la sfumatura scarlatta della fibra che si sta asciugando alla luce delle stelle. Non può fare a meno di toccare la luna, che pian piano riacquista il proprio volume. E all’alba, quando l’insonnia la rimette in piedi per l’ennesima volta, trova ad attenderla una vera vampa sfavillante. Strizza gli occhi, perché ciò che ha davanti è un rosso talmente intenso da assomigliare a un fuoco, e il contrasto con la straordinaria morbidezza del cachemire suscita sensazioni potenti e misteriose. Quel rosso così profondo, violento, colto dal calice di fiori segreti, le strappa lacrime di orgoglio. A metà tra la felicità e la tristezza invoca lo spirito della nonna, di colei che le ha insegnato quell’arte”.

Il futuro e la serenità nascono dalla capacità di imparare dal nostro passato pur lasciandolo alle spalle, come il serpente che resta se stesso anche se cambia pelle ad ogni nuova primavera. Con pazienza la foglia di gelso diventa seta.

L'articolo Cachemire rosso di Christiane Moreau – Viaggio dalla Mongolia alla Toscana proviene da Cronache Letterarie.