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L'impresa di cambiare il pop e il mondo: "We Are The World", retroscena di un miracolo svelato in tv

Il documentario di Netflix ricostruisce la brevissima, convulsa lavorazione del singolo che divenne il più venduto di sempre e riunì 46 star

Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   
L'impresa di cambiare il pop e il mondo: 'We Are The World', retroscena di un miracolo svelato in tv

Cambiare il mondo con una canzone. E' la più grande delle utopie ma può accadere che almeno un po' di questo grande sogno lo si porti nella realtà. Talvolta a caro prezzo, come nel caso di Imagine di John Lennon ucciso poco dopo da un fan pazzo ma capace di riecheggiare nell'immaginario e la coscienza di più generazioni. Nel caso di We Are The World, a cui Netflix dedica un documentario che sta finendo per direttissima al top delle classifiche di streaming, l'utopia divenne realtà già solo radunando 46 superstar americane nello stesso studio, in tempi brevi e con una lavorazione ad oltranza che non ammetteva stanchezze e bizze. Perché come amano fare negli Usa, bisogna arrivare primi e schiacciare tutto il resto.

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La risposta a quel "villano" di Geldof

Come si era permesso appena qualche mese prima il misconosciuto cantante irlandese Bob Geldof di mettere assieme le stelle della musica britannica, da Paul Young a Phil Collins agli U2 fino ai Duran, inventandosi la gigantesca operazione di marketing musicale di beneficienza chiamata Band Aid, poi diventata il colossale evento Live Aid? E perché un bianco era riuscito ad aiutare gli africani ma i neri d'America non stavano muovendo un dito? Harry Belafonte la prese sul personale e decise di fare di più, di fare meglio. Raggiunse al telefono Lionel Richie e poi Quincy Jones (zero cellulari e smartphone all'epoca, Internet sconosciuta agli usi non militari, tv ancora col tubo catodico e musica ascoltata in ellepì e cassette) e fece partire la colossale operazione. Il D Day della musica ha una data: 28 gennaio 1985. Quando accadde qualcosa di mai visto prima.

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Tutti insieme, ego compreso

Il documentario We Are The World: la notte che ha cambiato il pop mostra la lavorazione del brano che divenne in breve tempo il singolo più venduto della storia, vicendo anche 4 Grammy, gli oscar musicali. Richie, Jones e Michael Jackson, che fu fondamentale per mettere assieme il piano di realizzazione e mugugnò tutte le parti vocali poi affidate agli artisti coinvolti a tempo record, radunarono agli A&M Studios di Hollywood l'intero cast di Usa for Africa. Allora si arrivava al massimo al duetto o alla collaborazione sporadica. Stipati in quello studio c'erano i più grandi del pop, le voci che registrarono il singolo furono 21: Michael Jackson, Lionel Richie, Bruce Springsteen, Paul Simon, Ray Charles, Billy Joel, Cindy Lauper, Al Jerrau, Huey Lewis, Tina Turner, Stevie Wonder, Dionne Warwick, Kenny Rogers, Willie Nelson, Steve Perry, Kenny Loggins, Kim Carnes, Daryl Hall, James Ingram, Diana Ross. E siccome gli americani fanno sul serio, si portarono dentro anche Dan Aykroyd, il blues brother canadese, e lo stesso Geldof che li aveva anticipati con Do The Know It's Christmas.

E' stato bello essere colpiti al cuore

Nel doc di Netflix c'è tutta la lavorazione, il misto di cameratismo ed ego degli artisti, dall'entusiasmo quasi infantile di Jackson e Stevie Wonder all'energia compagnona di Lionel Richie, fino alla riservatezza spigolosa di Dylan e all'energia abbatti-muri del Boss. Su tutti, la capacità di coordinamento e realizzazione di Quincy Jones che poco prima aveva inventato Thriller, l'album più venduto della storia. All'epoca tutto il mondo sembro più buono e unito e la videomusica mostrò ciò che poi ci è arrivato addosso. Svelandone anche tutti i trucchi. Ma è stato bello essere illusi e dondolare la testa al ritmo di un brano che parlava al cuore mentre guardava al portafogli. E che è fra i ricordi più cari di chi oggi ha 50 anni. Mentre il mondo va avanti fra bimbi che muoiono di fame e sete nel Sud Sudan e bombe e droni che annientano un sacco di poveracci in Ucraina e a Gaza.

L'intero cast di "Usa for Africa" nel 1985 negli studi di Hollywood
Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   
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In passato ha scritto per L’Unione Sarda, Il Sole 24 Ore, Cineforum, Rockstar...