[Il ritratto] Vasco verso l'addio: "La mia Grande Morte nel 2011, ora scrivo la mia ultima canzone"

In un lungo post su Facebook il rocker di Zocca parla del suo brano definitivo. E fa un bilancio del suo percorso. Tra picchi altissimi e scivoloni imbarazzanti

Vasco Rossi
Vasco Rossi
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Da "bevi la Coca Cola che ti fa bene, che ti fa digerire" alle "Confessioni di Jean Jacques Rousseau o Sant'Agostino". Scritto proprio così. Farebbe ridere già di per sé e certo Vasco Rossi non si fa mancare l'autoironia. Sta di fatto che nelle scorse ore, reduce da otto trionfali concerti, sei a San Siro e due a Cagliari) Vasco Rossi torna a parlare di fine della sua carriera. Di ritiro. Non è la prima volta e la notizia è da prendere con le dovute molle, però la fonte è proprio lui: il Blasco, il Komandante. Che sul suo profilo social scrive: "Oggi ho cambiato vita e abitudini. Mi piace guardarmi intorno e avere cura di me. Non dedico più tutte le mie energie a scrivere canzoni.  Per questo ogni volta dico: 'Questa è la mia ultima canzone', perché se poi non ne vengono più, amen, ne ho già scritte tante. Ho già dato. Naturalmente non sarà così, ma la prossima canzone che uscirà in autunno potrebbe essere davvero l’ultima. È infatti il riassunto della mia vita, una SINTESI. Anche una confessione (forse dovrei citare, con le dovute proporzioni, le Confessioni di Jean-Jacques Rousseau o di sant’Agostino per intenderci). E un decalogo. Quello che mi ha sempre guidato fin qui. Insomma una canzone definitiva. Il mio popolo la apprezzerà molto. E dopo chi vivrà vedrà".

Gli ultimi metri di una grande corsa

Dunque: ritiro o meno? Solo Vasco metterà la parola fine su una vicenda che dura da quarant'anni (primo disco, anno di grazia 1978) e che è arrivata fino a qui fra molti cambiamenti e molti patimenti. Ma l'aria che tira è quella. Il fatto che lui stesso torni a parlarne è un segnale eloquente. In un lungo post su Facebook si mette di nuovo a nudo. Scrive: "Del resto non ha più senso oggi pensare agli album. La musica la ascoltiamo in modo diverso, una canzone qua, una là, con Spotify. Al limite, poi, uno può raccoglierle in un album antologico, ma si ragiona per singoli. Oggi funziona così. La canzone la metti fuori nel momento in cui ha senso, l’hai appena fatta, è calda, trasmette esattamente chi sei in quel momento specifico. Risponde alle tue esigenze comunicative, e quindi anche a quelle del tuo pubblico. Fuori subito. Al momento. Lo faccio da Basta poco. Ormai un po’ di tempo fa.  In questa nuova modalità, poi, quando arriva una canzone, come questa nuova, sono ancora più contento. Sono felice. Perché so che posso presentarla a un pubblico che mi segue da oltre quarant’anni, un pubblico che mi capirà. E anche perché sono fatto così, se ho un obiettivo da perseguire sto bene, ma appena mi fermo, ho il cervello che mi lavora contro". Ma il passaggio chiave di questo post, a sua volta estratto da un libro autobiografico, è un'altro.

"Ero morto nel 2011"

Vasco torna indietro di quasi dieci anni. Al periodo 2011-2013 in cui andò fuori controllo e cominciò a disseminare di clippini, piccoli video, il suo profilo Facebook, atteggiandosi a deejay fatto in casa e sparando a zero contro colleghi illustri, a cominciare da Ligabue fino a Pelù, Baglioni, Minghi. I fan rimasero sconcertati, il resto del pubblico pure. Cosa stava accadendo? Perché Vasco Rossi si mostrava con i capelli sparati e l'aria segnata dal malessere nel videoclip di Eh già? Lo spiega lui stesso: "Quando mi sono svegliato dalla Grande Morte del 2011, quando mi sono ritrovato dentro una situazione di malattia, in un viaggio che neanche pensavo fosse possibile, che neanche riuscivo a immaginare, ho cominciato a vedere la realtà con occhi diversi e a dare a tutto un nuovo ordine. Ho rivisto così tutte le altre cose a partire da una concezione del mondo differente. Mi sono reso conto di aver passato gli ultimi quarant’anni pensando esclusivamente a scrivere canzoni, alla musica e ai concerti. Non mi sono mai interessato ad altro che a questo".

Scrissero: E' un ebete, bruttino, un drogato fatto

Gli anni sono quasi 68, la pancia è piena di successi, soldi, investimenti azzeccati (qua tutti i dettagli del suo patrimonio), sono molti i chilometri fatti da quando si presentò barcollante a Sanremo e poi da Baudo, e il critico Salvalaggio lo definì "un ebete piuttosto bruttino, malfermo sulle gambe, con gli occhiali fumé dello zombie, dell'alcolizzato, del drogato fatto". Vasco si è preso tutte le rivincite del caso, anche nel privato, rendendo più solido il rapporto con i figli. Per molti l'ultimo disco davvero riuscito è Canzoni per me (ma fu un successo commerciale anche Buoni o Cattivi), poi sono stati lampi in mezzo ad album disuguali. Nel mezzo del cammino se ne sono andati per sempre amici e collaboratori importanti, da Massimo Riva a Guido Elmi, della vecchia band rimane ben poco. Lui lo ha sempre detto: fisicamente sa di essere forte, un montanaro, è la mente, sono gli umori, che lo sfidano costantemente a duello. Quella che potrebbe essere davvero la sua ultima canzone ha un titolo probabile: Se potessi dire. Ci dirà tutto di lui. Se è ancora il poeta di Sally e se ha davvero deciso di lasciarsi alle spalle certi scivoloni. Come aver scritto un verso come questo: "Adesso che non c'è più Topo Gigio/Che cosa me ne frega della Svizzera"