La sofferenza del Blasco: "Non riesco a scrivere. Senza i concerti mi casca tutto"

Vasco Rossi racconta in un'intervista le sue senzazioni di qusto periodo e come affronta l'idea di non poter suonare dal vivo

TiscaliNews

Vasco Rossi ha raccontato a Milena Gabbanelli la sua quarantena, le sue sensazioni e soprattutto la sofferenza di quattrocentomila persone, tutto il personale coinvolto nella produzione del cinema, del teatro, della danza, dei concerti. "Quando ho cominciato a capire che la faccenda diventava seria - ha detto ho cercato di rientrare in Italia da Los Angeles. Prima sembrava che fosse una cosa che riguardava solo la Cina. Non pensavo sinceramente alla pandemia. Rientrare è stata un`odissea: praticamente ogni volta che trovavo un volo poi veniva cancellato, sono tornato con l`ultimo volo che partiva da Los Angeles: il giorno dopo gli Usa hanno chiuso tutti quelli con l`Europa". Sulla stagione saltata dice: "L`impossibilità di avere contatti fisici creava la condizione per cui non si potevano fare concerti nemmeno a giugno. A quel punto mi è crollato il mondo addosso: è da un anno che seguiamo questo progetto, ci avevamo già lavorato, già fatto tutti gli arrangiamenti, io ero già pronto per partire.

Senza i concerti mi casca un po` tutto

"Per me fare i concerti è importante anche dal punto di vista psicologico. Io per fare i concerti mi devo tenere in forma, non mi devo lasciare andare: è un motivo per svegliarmi la mattina. Senza i concerti mi casca un po` tutto. Pensavo si potessero rimandare a settembre, ma quando ho capito che anche lì sarebbe stato impossibile, ho preso la cosa di petto, mi sono detto "va bene saltiamo un anno e pensiamo a non ammalarci"". Ma attorno al suo concerto ruotano 1800 persone. "È stato il pensiero che mi è venuto: come fanno tutti questi che rimangono senza lavoro, che hanno difficoltà molto più grandi delle mie dal punto di vista economico. Io posso stare un anno fermo. Per loro avevamo pensato di fare un fondo di solidarietà dove noi artisti avremmo, ognuno secondo le proprie sensibilità, depositato delle cifre". Coinvolti Jovanotti e Laura Pausini, tutti d'accordo e il Governo solo la settimana scorsa ha stanziato un miliardo di euro per musica, teatro, cinema, "voglio pensare che sia stato anche grazie a noi artisti". Sul fondo problemi organizzativi ma tutti gli artisti sono disponibili. "Intanto abbiamo pensato ognuno a proteggere i propri: io proteggo i miei collaboratori; penso alla mia squadra, una trentina di persone più o meno. Ognuno pensa ai propri, così siamo sicuri che quello che facciamo arriva. Poi c`è questo decreto... 600 euro saranno pochi, ma li riconosce anche ai lavoratori di quel tipo, è importante. In Italia c`è questo concetto che gli artisti sono considerati personaggi tra il circo e l`orchestrina: non sono considerati cultura". I concerti oggi hanno un problema: "e non possiamo assembrarci non ci divertiamo.

Uso meno parole possibili: la sintesi è stata sempre la mia cifra


Quando ci potremo riassembrare? Vorrei che gli scienziati si dessero da fare un po` di più, che trovino questa cura...". La parola distanziamento sociale "è sbagliato. Il distanziamento è quello fisico. Il distanziamento sociale implica indirettamente una disgregazione sociale". E l'Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha ascoltato. "Le parole sono importanti, molto importanti". Nelle sue canzoni "c`è dietro tutto un lavoro per cercare di sintetizzare al massimo. Uso meno parole possibili: la sintesi è stata sempre la mia cifra, ho iniziato così negli anni Ottanta. Ogni parola è distillata". "Quando sono in quel mondo lì penso a delle sensazioni che voglio descrivere e non penso a descriverle usando parole o il linguaggio italiano ma lascio venire fuori le frasi, come se venissero fuori dall`inconscio".

Devo essere solo, per forza. E anche molto eccitato


Sullo stato di inconscio creativo aggiunge: "È una situazione molto particolare. Intanto devo essere solo, per forza. E anche molto eccitato. Eccitazione totale, sessuale anche. Poi devi scaricarla sullo strumento, è una sorta di trasporto molto simile alla sessualità. Sono in un tempo sospeso, può durare tutta la notte fino al giorno dopo. E in quella fase gioco, aspetto che arrivino quelle sensazioni. Delle volte passo notti insonni senza che arrivi niente". "Adesso sono troppo attonito, frastornato, allibito e incantato da questa situazione così pazzesca, da queste città vuote... una cosa allucinante, nelle scorse settimane sembrava di vivere in un film di fantascienza, di quelli che abbiamo visto ma mai avremmo pensato di vivere. Sono stato anche contento di essere arrivato a vederlo: ormai ho una veneranda età, avrei potuto essere già andato da tempo. Ho bruciato la candela da tutte le parti, in effetti sono qui per miracolo".