[L'intervista] "Per me la musica è cospirazione politica. Chris Cornell? Vi racconto la magia di un amico caduto troppo presto"

Negli anni Novanta e per parte dei Duemila, Tom Morello ha marchiato a fuoco la musica di una generazione e rivoluzionato la chitarra. Ora presenta la sua nuova avventura sonora

Tom Morello (a destra) ora leader di Atlas Underground all'epoca della collaborazione con Cornell negli Audioslave
Tom Morello (a destra) ora leader di Atlas Underground all'epoca della collaborazione con Cornell negli Audioslave
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Era il 1992 quando il bonzo reso celebre da una delle foto più dirompenti mai realizzate si diede di nuovo fuoco in mezzo alla strada. Quella foto, in bianco e nero, campeggiava nell'album d'esordio dei Rage Against The Machine. L'unica band capace di vendere milioni di copie senza perdere un grammo della propria rabbia sociale e della carica di impegno civile che esplose come una bomba. Tra i fondatori di quella band c'era Tom Morello, uno dei chitarristi più orginali e innovativi di tutti i tempi. Morello è un intellettuale nei panni di rocker: sua madre era un'attivista anti-censura, suo padre fu eletto come primo delegato del Kenya alle Nazioni Unite e nipote del presidente Kenyatta, ispiratore del movimento Mau Mau. Lo stesso Tom è laureato in Scienze politiche e attivista per i diritti civili. Ora alla guida del nuovo progetto musicale Atlas Underground, appena uscito con l'omonimo album monumentale, perché monumentale è la lista di artisti ospiti. Morello torna in pista dopo la fine degli Audioslave, da lui condivisi con Chris Cornell, già voce dei Soundgarden, scomparso nel maggio dell'anno scorso, appena qualche settimana dopo l'intervista concessa a TiscaliNews. Una scomparsa che ha sconvolto il mondo. Come si vede, avevamo moltissimo di cui parlare con Tom Morello in questa intervista. 

Tom, partiamo da questa definizione data proprio da te: "Una cospirazione sonica clandestina di artisti che lavorano in differenti località del mondo. Suona con un valore politico. Puoi dirmi qualcosa di più su questo?
"Certo. Il mio progetto The Atlas Underground, di cui è appena uscito l'album d'esordio, è una cospirazione sonora nel senso che artisti differenti per età, genere musicale ma anche sessuale e per provenienza geografica, hanno trovato affinità per forgiare un nuovo genere di musica. In cui trovate la potenza della mia chitarra attaccata ad un ampli Marshall, unita a testi "pesanti" e storie di battaglia per la conquista di giustizia sociale. E' più di un semplice album musicale, quindi".

Rock, hip hop, musica elettronica fuse assieme, un mucchio selvaggio di grandi collaboratori: da Rza a Steve Aoki, fino a Vic Mensa, Knife Party e molti altri. Come sei riuscito a convincere tutti questi artisti a salire a bordo con te?
"(Ride). Il fatto è che diversi fra loro erano grandi fan dei Rage Against The Machine, la mia band che ha lasciato un segno profondo e che in tanti ricordano. Ed erano intrigati dalla possibilità di sostituire i loro sintetizzatori e suoni elettronici con le sonorità prodotte dalla mia chitarra. Altri di questi artisti, come il Wu Tang Clan e Marcus Mumford (dei Mumford And Sons, ndr) erano già amici di tutti i RATM. Altri ancora, come Vic Mensa, ho avuto la fortuna di incrociarli e conoscerli meglio proprio durante la lavorazione dell'album di Atlas Underground". 

Tom Morello e il nuovo progetto Atlas Underground

Ti hanno avvisato del fatto che hai rivoluzionato l'uso della chitarra negli ultimi 20 anni? E intendo il sound, le idee, il tipo di approccio. Anni fa parlasti dell'apertura mentale che ti diede Dave Navarro, chitarrista dei Jane's Addiction e per breve periodo dei Chili Peppers. Ma quali altri "eroi" ti hanno ispirato nello sviluppo del tuo stile?
"Ho cominciato a suonare piuttosto tardi, a diciassette anni. All'epoca i miei eroi erano Eddie Van Halen e Randy Rhoads, i virtuosi rock e il punk. Soprattutto quest'ultimo movimento, non solo musicale, mi ha aiutato a capire che potevo davvero realizzare le mie cose, stare in una band. Nel corso degli anni mi hanno influenzato Allan Holdsworth e Andy Gill dei Gang Of Four. Da lì in poi mi sono appassionato a musicisti che avessero un approccio radicalmente innovativo allo strumento".

Promozione, tour? Cosa attende ora The Atlas Underground?
"Ho intenzione di andare in tour nel 2019. Sarà qualcosa di molto particolare, a metà fra l'installazione d'arte, il rave illegale underground e il concerto heavy metal selvaggio.

In questi anni di talent show e musica inoffensiva, di puro intrattenimento, vedi un posto per la musica intesa come testimonianza politica e impegno civile?
"Sì. Ora più che mai la cultura è un'arma. E in uno scenario di pop di plastica fatto per evadere, è importante che escano allo scoperto musicisti che hanno coscienza sociale e nessuna paura di esprimerla. E' il tempo di rischiare, di battersi".

L'anno scorso abbiamo perso tragicamente Chris Cornell, che proprio in questo periodo è oggetto di celebrazioni discografiche. Puoi condividere con noi ciò che ti rimane degli anni trascorsi a suonare sul palco, registrare in studio e vivere spalla a spalla con Chris?
"Ho dei ricordi davvero intensi di Chris, del suo incredibile talento. Sul palco aveva qualcosa che definirei come molto vicina alla divinità rock. Ma ricordo anche le innumerevoli campagne sociali e di beneficienza di cui era un vero campione. Mi manca molto il lavorare assieme, così come la sua assenza è enorme per la famiglia che ha lasciato. L'unico aspetto che può parzialmente permettere a noi tutti di sopportare la sua scomparsa, è la quantità di incredibile cose (album, video, ricordi) che ci tengono vicini a questo grande amico caduto troppo presto".