Il dolore infinito di Grohl: il batterista Hawkins morto prima di un concerto e l'ombra di Cobain

Il musicista è stato trovato senza vita in albergo poco prima del concerto in Colombia, aveva 50 anni. Si indaga e la memoria torna al suicidio di Kurt

Da sinistra: Tayor Hawkins, morto a 50 anni (da Wikipedia) e la foto premonitrice con Grohl e Cobain
Da sinistra: Tayor Hawkins, morto a 50 anni (da Wikipedia) e la foto premonitrice con Grohl e Cobain

Mentre scriviamo una spiegazione ufficiale per l'improvvisa morte a 50 anni di Taylor Hawkins, batterista dei Foo Fighters, ancora non c'è. Circolano voci su un attacco di cuore, si parla di infarto ma la Procura della Colombia, Paese che ha visto l'ultimo giorno di vita si uno dei migliori musicisti rock in circolazione, comincia col comunicare che nelle ore antecedenti il decesso, aveva assunto almeno dieci tipi di sostanze diverse. Marijuana, antidepressivi, oppiacei, benzodiazepine. Hawkins è stato trovato nella sua stanza d'albergo all'Hotel Medina di Bogotà, mancava pochissimo al concerto del gruppo. Saranno come sempre l'autopsia e gli esami tossicologici a dare il verdetto definitivo ma la direzione è quella tossica. Questo lutto risucchia indietro nel tempo Dave Grohl, fondatore dei Foo Fighters e già batterista dei Nirvana di Kurt Cobain.

"Non ero un drogato, ma quella volta stavo facendo festa"

In tempi di trap music, la mitologia anni Settanta sembra lontanissima. E invece è sempre qui, a toccare pesantemente la vita di Taylor Hawkins vent'anni fa. Quando rischiò la vita a causa di un'overdose. Era l'agosto del 2001 quando il batterista entrò in coma e ci rimase per due settimane. Quando si riprese, in una intervista disse: "Sì, era eroina. Non sono mai stato un drogato ma quella volta stavo facendo festa in modo pesante, tutto quest'anno è stato all'insegna delle feste selvagge. Mi hanno dato la roba sbagliata e grazie a Dio quando mi sono risvegliato per me è stato come imboccare l'altra strada del bivio". Sposato, con tre figli, Hawkins suonava con Alanis Morissette quando Dave Grohl lo contattò perché aveva bisogno di un batterista per il gruppo, avendo appena cacciato via il suo. Grohl, cantante, chitarrista, occasionale batterista e mente del gruppo, si sarebbe accontentato di un consiglio. Hawkins si offrì di persona e da allora è stato un pilastro di questa fortunatissima rock band. Poi lo stop improvviso, a Bogotà. 

Il fantasma di Kurt

La morte di Taylor Hawkins ha devastato Grohl. Già segnato dalla fine dei Nirvana, band generazionale, quando nel 1994 il cantante e chitarrista Kurt Cobain si sparò in bocca. Chi scrive era ospite di Red Ronnie negli studi di Videomusica quando Lorenzo Jovanotti telefonò in diretta per dare la notizia di Cobain finito in overdose da Roipnol durante il minitour del trio americano in Italia (tutta la vicenda è ricostruita qui). Due mesi dopo, lo sparo che sarebbe stato il capolinea di Kurt. Grohl c'era e visse di persona l'ultimo tribolatissimo anno del leader di quel gruppo, fra depressioni, dolori fisici, dipendenze, il matrimonio selvaggio e perso con Courtney Love. Milioni di dischi venduti, lo status di eroe del disagio della generazione degli anni Novanta, il pedale premuto a 300 all'ora fino allo schianto umano. Chissà se anche ad Hawkins è andata così. Le indagini sono in corso, fra morti che si richiamano a vicenda. E un giorno bisognerà approfondire perché sia stata così autodistruttiva la scena grunge di Seattle, finendo per inghiottire anche un ragazzone texano biondo che nel suo linguaggio di batterista mescolava tutti i grandi maestri dello strumento rock. Una mitologia marcia che non ci si vuole lasciare alle spalle.