Il grido di Sergio Cammariere: "Non siamo esseri inutili". E svela: "Io, Pippo e la Sardegna"

Stralunato, solitario ed eccentrico. I capelli eternamente scarmigliati e lo sguardo svogliato del gatto Pippo che lo insegue mentre lui suona il pianoforte a coda che troneggia nella sua casa oltre il raccordo anulare, oltre Roma. Oltre. Se è vero che ognuno di noi è un pianeta a sé stante, di sicuro Sergio Cammariere è il pianeta più originale e sideralmente distante della nostra galassia. Il “cantautore piccolino”, come si era autodefinito in un album di qualche anno fa, trascorre la quarantena dando sui social quest’immagine di sé e regalando perle di Glenn Miler, rivisitazioni di Smile, omaggi agli standard del jazz, oltre che al suo repertorio che negli anni si è andato ad arricchire di vecchi e nuovi classici, in quella terra di nessuno dove il jazz incontra la bossanova e il blues e il cantautorato italiano.

Ma l’apparenza non inganni. Cantore di una comunità neocatecumenale, artefice di una sorta di documentario senza fine sulla propria esistenza, filmata giorno per giorno da decenni, e inventore della “situescion” che per anni ha coinvolto amici e colleghi in un universo parallelo fatto di un linguaggio a sé stante, Cammariere non sta trascorrendo questo periodo nell’ozio. Ma è attivo più che mai. A cominciare da “Tu io e domani”, il brano nato e registrato in appena 4 giorni con Fabrizio Bosso, Tosca e Luca Bulgarelli per raccogliere fondi per la Protezione Civile. Ma anche dalla volontà di pubblicare appena la pandemia ci darà tregua “La fine di tutti i guai”, il suo ultimo album , in versione vinile.

In questa chiacchierata che ci ha concesso Sergio è andato come sempre a ruota libera. Raccontando di sé, della sua compagna in questi giorni lontana per decreto presidenziale, del suo legame con la Sardegna “la terra dove tutto è cominciato nella mia vita artistica” ma anche e soprattutto del suo amore per la musica. Un amore che gli fa quasi gridare: “Non siamo esseri inutili” di fronte a un Governo che dimentica il mondo delle note, di fronte a tanti colleghi e amici che sono fermi e non sanno come andare avanti, di fronte a un pubblico che ha perso l’orecchio e il gusto per l’armonia. “Vi ricordate che l’Italia è la patria del bel canto?”. Oggi non si fa musica, le canzoni sono prive di armonia. Bisogna educare all’ascolto. Altrimenti ripartire sarà impossibile”.