"Aiutatemi": Richard Benson, gli eccessi, il grido d'aiuto e la fine del mito fai da te

Una vita romanzesca che ha confuso realtà e invenzione, concerti estremi fra oggetti che volano e insulti, i problemi di salute. Ritratto di un vero personaggio

Benson negli ultimi tempi e quando era all'apice della fama, filmato da Carlo Verdone
Benson negli ultimi tempi e quando era all'apice della fama, filmato da Carlo Verdone

Alla fine il cuore ha ceduto. Quel cuore che sei anni fa aveva cominciato a farlo preoccupare in modo grave. Erano rimasti sconvolti sia coloro che non lo conoscevano sia i parecchi fan, nel vedere Richard Benson invecchiato e sdentato chiedere aiuto economico per potersi curare. Il medico gli aveva proibito di fare concerti, lui protestava: "Se non suono non guadagno e se non guadagno non posso curarmi". E perfino nel mondo di Benson, fatto di atteggiamenti eccessivi, sparate autobiografiche che mescolavano realtà e mitologia, concerti estremi dove l'evento era che il pubblico gli tirasse addosso di tutto, era suonato l'allarme. Il finale è mesto, e il comunicato dei familiari sancisce la fine di un personaggio che si era autocostruito con tenacia: "Carissimi amici ed amiche, dobbiamo purtroppo darvi la notizia più brutta possibile. Richard ha lottato come un leone anche questa volta contro la morte e purtroppo non ce l'ha fatta. Ci ha lasciato. L'ultima volta però ci ha detto: 'Se muoio, muoio felice'". Aveva 67 anni.

Una vita da romanzo dove la realtà diventa epica

Non è mai stato chiarito del tutto se Richard Benson sia nato in Inghilterra, come riportano Wikipedia e altre sue biografie, o se invece si chiami Riccardo Benzoni e abbia assunto poi un nome d'arte dal sapore internazionale. A Roma non c'è chi non lo conosca. I suoi show, estremi e chiassosi, si svolgevano spesso dietro un rete di protezione. Lui suonava e insultava il pubblico, questo lo malediceva tirandogli addosso di tutto. Benson cercava e amava questo confronto fisico. Il suo hit è il brano metal Madre Tortura, ribattezzato dal pubblico romano Madre Parrucca perché pare che Benson fosse calvo e glabro e che indossasse parrucchini rockettari. Notissimo per i suoi show musicali e per le lezioni di chitarra infernale sulle tv locali del Lazio, ex articolista di riviste per chitarristi in cui recensiva i lavori dei massimi virtuosi dello strumento, come Steve Vai, nel 2001 Richard Benson disse di essere stato buttato giù da Ponte Sisto, nel fiume Tevere dopo un'aggressione.

Un personaggio perfetto per il film di Verdone

Il titolare di un negozio di strumenti musicali, suo amico, raccontò una differente versione dei fatti: disse che a Benson era stata diagnosticata l'artrosi e che all'idea di non poter suonare a tutta velocità la chitarra aveva tentato il suicidio, fallendo. I fan andarono ai suoi concerti mostrando lo striscione con scritto A Richard, manco er Tevere t'ha voluto. Questo non gli aveva impedito di diventare uno dei grandi interpreti della mitologia romana fino ad essere scelto da Carlo Verdone per una scena in Maledetto il giorno che ti ho incontrato.

Una vita di eccessi

NeI video in cui chiedeva aiuto economico ed effettivamente si mostrava in condizioni drammatiche, Richard Benson tornava a parlare dei suoi incontri celebri. Come quello con Brian Jones, defunto chitarrista degli Stones, sotto il ponte di Brooklyn. L'ennesimo aneddoto di una vita costruita su concerti e dischi, certo, ma soprattutto sull'immaginario. Una vita di cui Benson è stato testardamente artefice. Suona simbolica la frase che gli urlò contro un borgataro romano durante il concerto in un club di cui fu testimone chi scrive, nel quale gli saltò una corda della chitarra mentre era nel delirio solistico. Benson si fermò e disse: "Scusate, si è rotta una corda". E quello ribatté: "L'haaaai rottaaaaaa".