Dai grandi artisti alla guerra, il racconto della Mannoia in concerto a Genova

Al Carlo Felice quello che c’è fra la prima e l’ultima canzone parla di una nuova Fiorella. E poi c’è la guerra. Per raccontarla l'artista sceglie “Generale” di Francesco De Gregori

di Massimiliano Lussana

Si parte con “I treni a vapore” di Ivano Fossati e si finisce con “Che sia benedetta” e “Il cielo d’Irlanda” di Massimo Bubola. E la dedica al pubblico che non la lascerebbe mai andare via: “Vi dico una cosa che mi hanno insegnato a Napoli: La faccia mia sotto i piedi vostri”. E, fin qui, saremmo quasi nella normalità, nel più classico dei concerti di Fiorella Mannoia. Con tanto di gag sul bis: “A questo punto io esco, voi mi chiamate, io torno e potrei evitare tutto questo restando qui, ma se è da cent’anni che si fa così, non vedo perché dovremmo infrangere il rituale dei bis proprio questa sera”.

Il concerto al Carlo Felice 

Ma è quello che c’è fra la prima e l’ultima canzone che racconta una nuova Fiorella che si presenta al Carlo Felice di Genova sprizzando felicità: “Grande è la gioia di tornare e a voi due volte grazie per essere venuti di questi tempi”.
Ne esce un grande concerto, intervallato da due o tre standing ovation con tutti in piedi, commossi in una straordinaria empatia fra palco e platea di questo “La versione di Fiorella tour”. La squadra di Duemilagrandieventi, con il presidente nazionale di Assomusica, Vincenzo Spera, l’associazione che riunisce gli organizzatori di concerti, ha polverizzato gli oltre duemila biglietti disponibili e il teatro è strapieno, con la Mannoia che diventa una trascinatrice, a partire dalla canzone che è il suo manifesto: “Combattente”. Lo dice il titolo.

"La versione di Fiorella"

Questo concerto è figlio de “La versione di Fiorella”, il programma televisivo di Raitre che è stato un piccolo prodotto di culto, molto al di là degli ascolti ed è lei stessa a scherzarci sopra: “Andava in onda molto tardi, ma magari qualche volta vi ci siete imbattuti. Io avevo molta paura nelle prime puntate, ma poi si è trasformato in una sorta di salotto di casa mia, dove venivano colleghi, registi, scultori, scrittori e ciascuno portava un pezzetto della propria vita, proprio come quando si va a casa di un amico”. Tutto questo ha portato a duetti inimmaginabili fino a pochi mesi fa e Fiorella a cantare canzoni mai cantate prima: “Ad esempio, mi è piaciuto moltissimo cantare “Io vivrò”, che è il mio omaggio al grandissimo Lucio, che non avevo mai cantato”.

Da Battisti a Battiato

E da Battisti in poi è il racconto o l’incontro con tantissimi colleghi: “Sentite questa “Crazy Boy”, l’ha scritta Samuele Bersani, che è un mio carissimo amico, ma poi non l’avevo mai più cantata. Poi ci siamo rivisti in trasmissione, lui è straordinario e ora mi piace farvela sentire”. Il fatto che questo concerto sia quasi uno show, un one woman show di Fiorella, è testimoniato anche dallo spiegamento di luci sul palco, bellissimo, e dalla calibratura della scaletta: “Nessuna conseguenza”, i temi impegnati seguiti dalla promessa, “Alleggeriamo un po’” e parte “Amore scusami”, “per ricordare ovviamente il grande Fred Bongusto”. E poi Renato Zero, con “Cercami” e una straordinaria “Cara” accompagnata solo da due chitarre, quasi unplegged, con il ricordo di Lucio Dalla, di cui lei cantò anche “La sera dei miracoli”. Si commuove un po’, Fiorella, e spiega: “Se penso a Lucio, a Pino Daniele, a Franco Battiato, a questi grandi artisti e a ciò che ci hanno dato… Vi prego, fate ascoltare ai vostri figli i grandi cantanti”.

 C'è una storia dietro ogni canzone

“Padroni di niente” è il ricordo del lockdown e “Si è rotto” il racconto di un mondo che è venuto giù: “Questo è un valzer e penso al papà, alla Seicento multipla con la teglia di lasagna al forno con cui andavamo al mare. E’ un mondo su qualcosa migliore, su altre cose molto peggiore, ma quello di prima non tornerà più”. E poi tocca, quasi conseguentemente, a “Come si cambia”, e a “Perfetti sconosciuti” che nasce come title track sui titoli di coda di Paolo Genovese: “Mi chiamò Paolo, che è un amico, chiedendomi se mi avrebbe fatto piacere cantare una canzone nella colonna sonora del suo film. Io dissi di sì, ma non riesco a fare una cosa senza esserci perfettamente dentro e mi feci mandare il copione, capì subito che era una bomba, ma il film lo è stato ancora di più, acquistato in 27 Paesi, ciascuno con i suoi attori. E con Bungaro e Cesare Chiodo ci abbiamo tirato fuori la canzone dei titoli di coda”.

La dichiarazione d’amore di Fiorella a Lucio Dalla

Enrico Ruggeri e “Quello che le donne non dicono” è un appuntamento classico, così come “Sally” di Vasco, ma è ancora Lucio Dalla a tornare con “La casa in riva al mare” ed è quasi una dichiarazione d’amore ulteriore di Fiorella a Lucio.
Secondo solo a Fabrizio De Andrè, di cui la Mannoia firmò con “Khorakhanè” uno dei ricordi più emozionanti proprio in questo teatro, nel concerto organizzato da Dori Ghezzi e presentato da Fabio Fazio che fu un momento altissimo, con qualche perla assoluta: “Via del Campo” di Enzo Jannacci, “Amico Fragile” di Vasco Rossi e “Amore che vieni, amore che vai” che Franco Battiato non riuscì a finire per la commozione e resta un punto irraggiungibile. Insomma, Fiorella racconta Faber attraverso “Princesa”, che è la storia di un transessuale, Fernando, della sua bellezza e delle sue sofferenze: “Fabrizio avrebbe compiuto 82 anni qualche giorno fa e raccontò questa storia vera andando a cercarla in un posto bellissimo di un altro grande nostro amico, come don Gallo che ospitò – e chi se non lui? – Princesa nella sua comunità. E poi Fabrizio scrisse questa splendida canzone insieme a Ivano Fossati…”. Insomma, dietro ogni canzone c’è una storia, un’amicizia, una collaborazione, un artista.

Il racconto della guerra

E poi c’è la guerra. Per raccontarla Fiorella sceglie “Generale” di Francesco De Gregori che lei canta con la bandiera arcobaleno sventolata in mano e le bandiere della pace che le rispondono dalla platea, in un’immedesimazione totale fra cantante e il suo pubblico. E “Il peso del coraggio” che era la canzone preferita di Gino Strada e che è quasi un manifesto per la Mannoia, che la canta con un trasporto totale e un’interpretazione quasi teatrale, con il pubblico tutto in piedi e una standing ovation interminabile perché si trasmette la commozione. Poi, la posizione di Fiorella è tutta politica ed è quella della sua parte del movimento pacifista: “Questa canzone cambia il suo significato in tempi come questi. Io sto con il popolo ucraino”. E il resto viene di conseguenza, senza differenze: “Questi potenti mi fanno profondamente schifo. Giocano a Risiko sulla pelle della gente”.