[Il caso] "Psy è morto" e la raffica di arresti per droga e stupro: la fine criminale del Gangnam Style

Il declino del re coreano del pop mondiale coincide con l'esplosione di uno dei peggiori scandali nel Paese: le violenze compiute e filmate dai figli dell'alta società e da altri esponenti dello spettacolo

Psy, il re del Gangnam Style. A destra: uno dei club dell'esclusivo quartiere di Gangnam
Psy, il re del Gangnam Style. A destra: uno dei club dell'esclusivo quartiere di Gangnam
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Fischi, buuu e pernacchie. Nel 2013 all'uomo da tre miliardi e trecento milioni di visualizzazioni su Youtube andò a finire così quando accettò di esibirsi come ospite speciale allo Stadio Olimpico di Roma, prima della finale di Coppa Italia fra Roma e Lazio. Alle curve già caldissime in attesa del match non importava nulla di ascoltare Gangnam Style, il tormentone dance sudcoreano che era diventato in breve tempo un fenomeno mondiale. Psy, il cantante-rapper diventato una star, si rifugiò nei camerini sforzandosi di dire che capiva quella reazione, la stessa che anima le tifoserie politiche e sociali quando si parla delle due Coree. In seguito disse che aveva due grossi problemi: l'alcol e l'ansia del dover restare allo stesso livello di successo. Cosa che non è più riuscito a fare, anche se continua a macinare le sue hit e a organizzare eventi nel suo Paese. Essendo sopravvissuto a due brutti incidenti di percorso: l'arresto per possesso di hashish e la fake news che cinque anni fa sosteneva che Psy fosse morto. Forse messa in circolazione da chi non sopportava tanto successo. Molto peggio sta andando alla scena Gangnam musicale coreana, il cosiddetto K-Pop ora al centro di un'inchiesta che tra indagati e arresti sta sconvolgendo il Paese e finendo su tutti i media internazionali.

Abusi e violenze dentro la California di Seul

Gangnam-Gu è considerato il quartiere più lussuoso ed esclusivo di Seul, capitale della Corea del Sud. Le case arrivano a costare diecimila dollari al metro quadro e lo stile di vita è altissimo. E' la piccola California dentro la metropoli asiatica, e sono le pose e i tic dei rampolli arricchiti che Psy voleva ridicolizzare e celebrare in Gangnam Style. Ma ora è proprio quel quartiere ad essere squassato da un'inchiesta senza precedenti. Che riguarda non soltanto altri esponenti musicali ma anche figli delle famiglie più altolocate. Gli arresti sono già 350 e oltre 4000 gli indagati. Le accuse sono pesanti: molestie e violenza sessuale, uso di droga, per cui sono finiti in manette un'altra star del pop coreano, Seungri, e Yang Hyun-suk, proprio il produttore del tormentone Gangnam Style. In questa inchiesta non risulta che Psy sia coinvolto. Le indagini sulle chat e le intercettazioni telefoniche rivelano uno scenario di connivenza fra stelle del cosiddetto K-Pop, criminalità organizzata ed esponenti delle famiglie Vip della capitale.

"Portami una zombie"

In particolare le chat hanno svelato come si combinassero affari a pagamento per disporre di ragazze private della loro capacità di difendersi e dunque rese inermi di fronte agli appetiti sessuali dei clienti che le "ordinavano". Nel testo di un messaggio si legge: "Portami una zombie", intendendo le giovanissime drogate con il GHB, la droga dello stupro, e portate nei club di Gangnam in serate in cui si spendevano fra cibo, bevande e divertimenti fino a diecimila dollari a testa e che avevano il momento clou nelle violenze sessuali. Filmate e poi scambiate come trofei nuovamente attraverso le chat. Sengrui, altra stella pop coreana sullo stile di Psy, è considerato dalle forze dell'ordine uno dei reclutatori di ragazze da stuprare, anche se continua a protestare la sua innocenza. Lo scandalo è così grande da aver portato lo stesso premier sudcoreano Moon Jae-in a pretendere chiarezza e invocare inchieste anche sull'operato della polizia, sospettata di aver coperto a lungo crimini e abusi fino al momento in cui le vittime hanno cominciato a parlare. Sfidando il maschilismo patriarcale della società sudcoreana, che mette immediatamente il peggiore stigma sulle donne che denunciano le violenze subite.