Berté e Ultimo in paradiso, Achille Lauro in zona rossa ma i social si scatenano sulla sua "Rolls Royce": le pagelle

Berté e Ultimo in paradiso, Achille Lauro in zona rossa ma i social si scatenano sulla sua 'Rolls Royce': le pagelle

La prima serata del Festival ha già i suoi verdetti, seppur parziali, visto che vengono resi noti solo i risultati della giuria demoscopica che vale per il 30%. 

Il paradiso questa volta è la zona blu e a finirci dritti sono: Ultimo, Loredana Bertè, Daniele Silvestri, Irama, Simone Cristicchi, Francesco Renga, Il Volo, Nek;
nella zona gialla, quella intermedia del purgatorio  ci sono Enrico Nigiotti, Federica Carta e Shade, Boomdabash, Negrita, Paola Turci, Anna Tatangelo, Patty Pravo con Briga, Arisa;
nell'infernale zona rossa "arrostiscono" per ora Mahmood, Achille Lauro, Nino D'Angelo e Livio Cori, Einar, Ghemon, Motta, Ex-Otago, The Zen Circus.

Di sicuro tutte le 24 canzoni in gara, che hanno il merito di rappresentare uno spettro ampio come non mai della musica italiana contemporanea, dall'hip hop alla trap, dall'indie-pop alle ballad cantautorali fino al rock duro e puro e ai tenorini del Volo, meritano un secondo ascolto. Ecco perché stavolta le nostre pagelle racconteranno emozioni e perplessità, senza bollare con un voto, decisamente troppo tranchant, le esibizioni degli artisti.

Francesco Renga con "Aspetto che torni", una canzone che lui ha definito "la fotografia del mio momento", sfoggia come sempre la sua gran voce. Peccato che non decolli.

Nino D'Angelo e Livio Cori, l'accoppiata inedita in salsa partenopea mette insieme la tradizione con una delle voci più interessanti della nuova scena urban: "Un'altra luce", tra dialetto e un'interpretazione molto teatrale, ci fa davvero credere in un dialogo intergenerazionale.

Nek è come al solito un concentrato di energia ed armonia esplosivi. Il suo elettro-pop si intitola "Mi farò trovare pronto" e forse ricorda un po' troppo "Fatti avanti amore". Ma visto il grande successo, Filippo Neviani deve aver pensato che insistere a volte conviene.

The Zen Circus, uno dei gruppi più conosciuti della scena indie-rock portano all'Ariston una messinscena notevole tra percussioni e sbandieratori. "L'amore è una dittatura" è un brano molto intenso, con il ticchettio di un orologio come filo conduttore e un incalzare serrato.

"Il Volo" porta a casa il primo applauso a scena aperta dell'Ariston, mentre in sala stampa in molti dissentono apertamente: i tre giovani tenori che a Sanremo hanno già vinto cantano a pieni polmoni "Musica che resta". E non vanno

Loredana Berté, che grinta! Qui a Sanremo ha fatto la storia della musica e del costume e stavolta prenota un posto in paradiso. Grintosa e ricaricata dall'exploit con i Boomdabash di "Non ti dico no", canta "Che cosa vuoi da me", brano rock scritto da Gaetano Curreri con chitarre elettriche e voce graffiata in grande spolvero. E poi, vogliamo parlare delle gambe? 

Daniele Silvestri si candida a premio della Critica e difficilmente qualcuno potrà soffiraglielo sia per l'interpretazione, magistrale, sia per il testo. La sua "Argentovivo" è un pugno nello stomaco assestato con la complicità, perfetta, del rapper campione di free style Rancore. Il protagonista è un ragazzo di 16 anni, il tema è quello dell'incomunicabilità e di una società che ti fa sentire in prigione. Sound urban, ipnotico. Da applausi.

Federica Carta e Shade, un duetto di giovanissimi per "Senza farlo apposta", uno dei brani più orecchiabili. Buono l'affiatamento tra i due, di sicuro andranno bene nelle radio.

Ultimo arriva con il peso di essere il favorito per la vittoria finale ma non si fa fregare dall'emozione. Tiene il palco come un veterano, inizia al piano e poi si prende la scena. La sua "I tuoi particolari" racconta di un amore finito a causa della frenesia del vivere e dei troppi impegni. Sa scrivere di molto meglio per per il podio basta e avanza.

Paola Turci, grinta e classe da vendere con "L'ultimo ostacolo", ballata struggente sulle difficoltà dell'amore.

Motta, uno dei più talentuosi cantautori della nuova generazione, si chiede "Dov'è l'Italia" in un bel pezzo sui migranti con un testo che arriva dritto al cuore.

I Boomdabash portano  allegria e ritmo giamaicano con "Per un milione".

Patty Pravo e Briga vengono un po' penalizzato da un problema tecnico con l'audio. La canzone si intitola  "Un po' come la vita", ma la sintonia tra i due deve essere ancora trovata.

Simone Cristicchi emoziona con "Abbi cura di me", una poesia in musica davvero ricca di sentimento. Arrangiamento essenziale, all'osso, un testo d'amore scritto magistralmente. Forse un po' troppo simile nell'impatto a "Ti regalerò una rosa".

Achille Lauro: la sua "Rolls Royce" sarà il tormentone di questo Festival e lui la grande sorpresa. Ribelle, anticonformista, un po' strafottente in scena: tutto quel che basta, insomma, per diventare un divo.

Arisa canta benissimo con quella sua voce cristallina e questa non è una novità. Il pezzo "Mi sento bene" funziona, parte lentissimo e poi si scatena. Un inno alla positività.

Negrita: presenza scenica, ottimo rock, niente da dire: "I ragazzi stanno bene".

Ghemon  è uno dei più interessanti esponenti dell'hip hop che sa contaminarsi alle melodie funky e soul. La sua "Rose viola" è elegante e lui la canta bene.

Einar, promosso da Sanremo giovani, promette "Parole nuove" nel raccontare l'amore. Ma non mantiene.

Ex-Otago: la band genovese canta "Solo una canzone", una ballad che andrebbe premiata se non altro per l'originalità, visto che per una volta si parla d'amore senza addii o innamoramenti. Il loro è l'amore che sceglie di restare, di continuare, di andare avanti. Con complicità.

Anna Tatangelo, emozionata ed emozionante. Canta molto bene, senza sforzare inutilmente e in modo più spontaneo rispetto al passato. Impossibile non pensare alla sua storia con D'Alessio ascoltando "Le nostre anime di notte".

Irama, la sua è la canzone shock del Festival: "La ragazza dal cuore di latta" racconta la storia di una minorenne, prima operata al cuore e poi abusata dal padre e rimasta incinta. Toccante e di sicura presa, lui canta con delicatezza.

Enrico Nigiotti, con "Nonno Hollywood" ha già vinto il premio Lunezia per la poeticità del testo. Una ballad schietta e sincera, la sua voce rauca emoziona. Cantautorato d'altri tempi.

Mamhood ha una timbrica unica e la sua "Soldi" funziona, resta in testa e si fa pure cantare.