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Verso Clavius e oltre: com'è viaggiare nella nebulosa di suono con Angeli e Ledda

I festival Signal Reloaded di TiConzero mette sullo stesso palco dell'Auditorium del Conservatorio di Cagliari due artisti dallo strumento "aumentato"

Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   
Daniele Ledda e Paolo Angeli in azione in duo (da un frame del video del concerto a Cagliari)
Daniele Ledda e Paolo Angeli in azione in duo (da un frame del video del concerto a Cagliari)

Strumenti aumentati, strumenti mutanti. Un pianoforte e una chitarra che sono diventati molto altro. Un insieme di dispositivi risonanti, percussivi, rotanti, ronzanti, fisici e acustici. A cui ancora non basta. Poi c'è la parte elettronica affidata ai pedali multieffetto e al computer. Così il Clavius di Daniele Ledda (docente di Musica elettronica al Conservatorio di Cagliari e compositore) e Paolo Angeli (inventore della Chitarra sarda preparata, compositore, autore di diversi album e protagonista di concerti in molti Paesi) hanno invitato il pubblico dell'Auditorium del Conservatorio ad un viaggio che è stato come penetrare con i sensi in una nebulosa di suono generata dal loro incontro sul palco. Il contesto era quello del festival Signal Reloaded organizzato da TiConZero, da anni un presidio per la musica contemporanea ed elettronica. Com'è viaggiare così?

Parola d'ordine: a tratti

Il concerto era suddiviso in maniera triangolare, geometrica. Prima parte tutta a Daniele Ledda, al suo strumento Clavius fatto di tasti, di bordoni suonati con l'archetto e poi processati con effetti in tempo reale, di piccole percussioni che ricordano certe sequenze africane per marimba che spingono il suono verso l'etnico, di accoppiamento con i banchi suoni di synth e computer. In una fusione che omaggiava anche la drone music post La Monte Young. Quanto viene dalla fisicità di Clavius e quanto dai banchi suoni del computer? Difficile dirlo, e questo è in parte l'aspetto affascinante, in parte critico del live set di Ledda. Andrebbe forse mostrato e spiegato meglio. Paolo Angeli e la sua Chitarra sarda preparata sono una certezza in continua evoluzione da ormai trent'anni. La chitarra della tradizione antica, reinventata, resa mutante, costantemente riprogettata è fatta per rispondere sia alla ormai ricca ricerca di Angeli documentata da dischi, Dvd e tour, sia per assecondare l'improvvisazione del momento. Stavolta più concettuale, contemporanea, solo in parte affidata alla voce mediterranea che in altri set il musicista di Palau lasciava fluire maggiormente. Finale per due, Ledda più Angeli. Riuscito? A tratti, come a tratti si scorgono certi dettagli di nebulose in cui il telescopio ti porta ad immergerti e di cui non cogli ancora la forma complessiva. Ma è una doppia ricerca in continua espansione. Chissà dove ancora porterà e quanto sarà capace di aprirsi all'altro da sé

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