Notre Dame De Paris: l'incredibile successo di uno spettacolo che rifiuta il termine "colto"

Alla larga dalla complessità operistica, e anche del musical, lo spettacolo di Cocciante/Plamondon/Panella vince. A patto che non si facciano paragoni

Gio' Di Tonno e Lola Ponce in scena
Gio' Di Tonno e Lola Ponce in scena
di Cristiano Sanna

Quindicimila biglietti venduti, code chilometriche e una data supplementare. Non sono bastate le tre tappe annunciate nella città di Cagliari (organizzano Zard e Sardegna Concerti), ad accontentare tutto il pubblico che aveva acquistato i tagliandi per poter partecipare ad uno dei grandi eventi di spettacolo dell'estate. Successo. Ribadito da diciotto anni, tanti ne sono trascorsi da quando Riccardo Cocciante e Luc Plamondon misero in scena Notre Dame De Paris, riadattamento della celebre storia scaturita dalla penna di Victor Hugo. La formula trovata dei due, che non prova nemmeno a cimentarsi con la complessità dell'opera e si ferma pure ad un passo dal musical, funziona alla perfezione. Perché smaccatamente popolare. E nell'uso di questo termine non si trovi nessun intento dispregiativo.

Raffica di canzoni

Notre Dame De Paris (la versione italiana ha i testi firmati da Pasquale Panella, noto e criticato partner di Battisti negli ultimi album glaciali ed ermetici) ha un impianto del tutto particolare. Punta sulla rapida successione delle canzoni, che sono ben cinquantuno. Sulla loro immediata cantabilità (Il tempo delle cattedrali e Belle, versione francese sono piccoli hit) e sull'orchestrazione che occhieggia alla musica leggera. Per dirla ancora più esplicita: è l'opera trasportata nella versione sanremese, con stesure armoniche volutamente pop e il gusto melodico, rabbioso e un filo barocco che da sempre contraddistingue lo stile di Cocciante. E infine, su una messa in scena talmente travolgente (i numeri di ballo sono spesso acrobatici) da far passere in secondo piano i dubbi del pubblico più avvezzo alla tradizione teatrale e operistica.

Orchestra in playback

Uno degli aspetti che lasciano più interdetti è l'assenza di orchestra ad eseguire le partiture dal vivo. Tutta la musica è su base preregistrata, fatto che da un fastidioso effetto karaoke alla rappresentazione. Con scenografie e giochi di luci che "schiacciano" la scena e la comprimono in verticale (ma questo a ben vedere ricorda gli angusti spazi delle cattedrali gotiche come è Notre Dame, buie e spinte verso l'alto), usando le ombre e i veli per assicurare all'allestimento una sorta di tridimensionalità. E' un spettacolo insolito: come un festival in cui gli attori si alternano al corpo di ballo, interagendo fra loro solo ogni tanto. Una via di mezzo molto apprezzata dal pubblico, e perdonata nella sua semplificazione da certa critica esigente. Il resto viene dal ritorno del cast originale (Lola Ponce torna ad essere Esmeralda, Gio' Di Tonno, vocalmente molto simile a Cocciante è ancora Quasimodo, cinque dei sette che debuttarono nell'opera-musical sono presenti) che il pubblico attendeva con particolare foga. In questa "terra di mezzo" sonora e teatrale funziona tutto. A patto di non cercare accostamenti o paragoni. E siccome si parla di linguaggio popolare, per una volta diciamo senza inutili svolazzi calligrafici che, in particolare, fra molte voci palestrate, quella intensa e potente di Vittorio Matteucci nei panni del corrotto e innamorato prete Frollo, spacca.

di Cristiano Sanna