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Quando Sanremo è cattivo: il crollo e la fuga di Mina, e "quel gay" di Bindi perseguitato a vita

Il Festival melodico e buono specchio del Belpaese? Non sempre, di cose feroci ne sono accadute, e hanno schiantato il cantautore e la Tigre di Cremona

Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   

Torna Sanremo, versione Amadeus quater, e ricomincia il tormentone finora sempre rimasto frustrato. Rivedremo mai Mina suo palco dell'Ariston? Anche in video va bene, qualsiasi cosa, ma quanto è grande il desiderio di ritrovare live la regina della canzone italiana. Un rapporto finito in modo traumatico nel 1961 quello fra la Tigre di Cremona e il tempio della melodia popolare di casa nostra. Sanremo non è solo fainé e fiori, luci e tv, discussioni sugli ascolti e qualche caso gossippro destinato a dissolversi velocemente. C'è anche la parte "cattiva" del Festival, che è sempre uno specchio del Paese. A farne le spese furono Mina Mazzini, uscita dal palco in lacrime, punita per il suo crollo, e Umberto Bindi reo di aver indossato un anello "rivelatore". Dicevamo: anno di grazia 1961.

Video

Le mille bolle blu e il crollo fra le lacrime

Blu le mille bolle blu bbblluù la cantiamo ancora tutti così, scandendo il suono di quelle parole che Mina diceva portandosi le dita alla bocca per renderele ancora più esagerate. Una canzone diventata immortale, da sempre legata alla mitologia di miss Mazzini, che le costo carissima a quel Sanremo. Erano ancora i tempi della doppia esibizione e Mina, che era all'apice della visibilità e del successo, fu accolta dalla stampa al Festival come vincitrice predestinata, regina da incoronare definitivamente. C'era però anche chi gliela aveva giurata, perché il talento e la fortuna di Mina cominciavano a diventare ingombranti. A quella edizione la Tigre si presentò con Io amo tu ami (in coppia con Nelly Fioramonti) e appunto Le mille bolle blu (abbinata a Jenny Luna) ma il suo gesto delle dita ad arricciare le "b" di blu viene letto come un segno di arroganza e mancanza di rispetto. I cannoni vengono puntati contro di lei, la pressione cresce con il duello sovraccaricato fra Mina e Milva. La voce si incrina, i nervi cedono. In finale va dopo aver passato ore a leggere stroncature su di lei, le lacrime agli occhi. Per tanta stampa è una cantante "finita, sorpassata" che riesce a cantare con un filo di voce. Le prime due sere sono durissime, la voce si incrina durante un acuto, lei se ne va disperata ma poi la grinta torna. Però è già stata punita: arriverà quarta con Io amo tu ami e quinta con Le mille bolle blu, due grandissimi successi fra jukebox, radio e tv. A Sanremo Mina Mazzini non tornerà più.

Dagli a quel gay di Bindi

Andrà peggio all'esordiente Umberto Bindi con Non mi dire chi sei. L'anello vistoso che indossa durante il Festival preferito del Belpaese dà definitivamente la stura alle brutte voci che si moltiplicano su di lui. Bindi è un invertito, un gay, un omosessuale. In una conversazione con Luigi Manconi, il giovanissimo cantante si lamentò: "Della mia canzone non fregava niente a nessuno. Volevano solo sapere se ero finocchio". Questa era l'Italia e così per molti versi è rimasta ancora oggi. Su Bindi è rimasto uno stigma che non lo ha abbandonato se non nella fase finale della vita, ed ha vissuto a lungo ai confini della povertà materiale. Poco lo ha risarcito la fama di autore "cult", di fine scrittore di brani immortali come Il mio mondo, La musica è finita, Il nostro concerto. Perché Sanremo è Sanremo, specchio esatto dell'Italia che ci si rispecchia una settimana all'anno. 

Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   
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In passato ha scritto per L’Unione Sarda, Il Sole 24 Ore, Cineforum, Rockstar...