"Addio regina amazzone": gli amori tormentati, gli addii devastati e la carriera straordinaria di Milva

Il teatro e i canti della Resistenza, Alda Merini e Brecht, i quattro uomini che le arricchirono la vita, e a cui lei la devastò restandone segnata. Un ritratto

Milva
Milva

Le parole di Claudio Baglioni in una nota scritta dal cantautore descrivono bene il sentimento comune di fronte alla scomparsa a 81 anni di Milva dopo una lunga malattia che si è portata via la sua memoria: "E' stata un'interprete straordinaria e unica. La sua voce ha dato forma e volo a musiche e parole, le più diverse, tra teatro e canzone, con una passione e una bravura assolute. Addio regina amazzone. Fa' buon viaggio sul nuovo sentiero". Quando Baglioni parla di musiche tra le più diverse fra loro dice il vero. Milva è stata capace di cantare uno straordinario successo popolare come La filanda e allo stesso tempo di cantare e recitare Brecht e Kurt Weil, di portare sul palcoscenico i canti delle mondine e i versi di Alda Merini. Senza dimenticare i valori della Resistenza antifascista, è celebre una sua versione di Bella Ciao. E mentre l'Italia celebra la sua memoria artistica, la sua eleganza di pantera rossa disegnata sulla tradizione del teatro colto europeo (quindi una rossa del tutto diversa dalle tante derivazioni della Hayworth americana) tornano alla mente i suoi amori tormentati e traumatici. Mentre si attende di darle l'ultimo saluto: la camera ardente sarà allestita nel foyer del Piccolo Teatro Strehler, martedì 27 aprile dalle 9.30 alle 13.30. A seguire, i funerali in forma strettamente privata

Milva: immagini di una diva

La passione intrecciata al percorso artistico

Donna di grande temperamento, Maria Ilva Biolcati detta Milva, vissuta fra molti successi ma con un grande rimpianto e senso di colpa: "Non ho amato abbastanza e ho fatto tanto soffrire" Maurizio Corgnati, di 22 anni più grande di lei che ne aveva 20 quando lo incontro negli studi televisivi Rai di Torino. Lei camminava scalza e con le scarpe in mano, lui restò folgorato dal mix di riservatezza e presenza scenica, di femminilità al contempo esplosiva e ombrosa, e la introdusse nel mondo tv e teatrale che contava. Un amore scandaloso che finì col botto, quando Milva commise quella che lei stessa poi definì "la più grande cavolata della mia vita", lasciando Corgnati e portandosi via la loro figlia Martina per abbandonarsi alla passione per Mario Piave. Era il 1969 e quell'estate l'Italia non parlò d'altro se non della scia di ammirazione, critiche e scandalo che la chioma fulva della cantante e attrice si portava appresso come un profumo desiderato da molti e riservato davvero a pochi. Sempre con finale brusco e doloroso: i quattro anni di relazione fra lei e Piave furono segnati da litigi e nevrosi, da due tentativi di suicidio di lui che nel 1979 fu trovato assassinato nella sua auto a colpi di pistola.

Se esiste una legge del contrappasso

La sofferenza che Milva aveva causato ai precedenti partner (e di cui si sarebbe sempre pentita) le si ritorse contro con i due amori successivi. "Il più appagante e importante della mia vita" come descrisse quella per il filosofo Massimo Gallerani che la riempì di cultura, di vicinanza, di rispetto, fino a quando fu lui a dire basta e a lasciarla per una donna più giovane. Per la "pantera di Goro" fu il lutto e la depressione, e anche la consapevolezza che carriera e vita di coppia erano difficilissime da conciliare. Lei non se la sentì mai di convivere, i due stettero in case vicine ma indipendenti fino a che Milva ammise: "Ero trascinata via da continui impegni a cui non volevo dire di no". Nel 1990 un altro amore maturo, quello per il grande attore Luigi Pistilli che a lungo tentennò nel rompere il matimonio in cui era già separato. Lo fece ma durò solo cinque anni, fu di nuovo lei a scappare via lasciandolo depresso e risentito.

Ai miei impegni non volevo dire no

Milva la pantera piena di fragilità e di timore dei suoi stessi sentimenti, innamorata di un lavoro che la rendeva donna e indipendente ma consumava tutto il resto. Fino a quando, nel 2010, decise di fermarsi. Scorrevano di fronte a lei volti, nomi e luoghi di una carriera d'eccellenza: Luciano Berio e Peter Brook, Franco Battiato e Mikis Theodorakis, Jannacci e Faletti, De André e Italo Calvino, l'ombra lunga (forse non solo professionale di Strehler). Le ultime parole affidate a Facebook: "Dopo cinquantadue anni di ininterrotta attività, migliaia di concerti e spettacoli teatrali sui palcoscenici di una buona metà del pianeta, dopo un centinaio di album incisi in almeno sette lingue diverse, ho deciso di mettere un punto fermo alla mia carriera...ho deciso di abbandonare definitivamente le scene e fare un passo indietro"