"Mai visto niente del genere": Matteo, il ragazzo siciliano che stupisce il mondo. E quel che rischia

Il giovane virtuoso Mancuso torna sul palco di Forma e Poesia nel Jazz. Grandi applausi, ma anche punti critici. Ottimo il trio Bobo, nonostante gli inconvenienti

Matteo Mancuso (foto da Youtube)
Matteo Mancuso (foto da Youtube)

"C'è Matteo Mancuso, hai sentito? Lo hai letto? Come non lo hai letto? E' in città, bisogna andare a vederlo". Ogni ritorno sul palco del 25enne siciliano che sta abbagliando il mondo ha il sapore dell'evento, dello spettacolo nello spettacolo. D'altra parte, quando hai maestri come Steve Vai e Al Di Meola, autentici monumenti della chitarra, pronti a definirti il futuro dello strumento e "qualcosa di mai visto prima", diventi per direttissima quello speciale, da ammirare a bocca aperta. E questo è meritato, perché Mancuso è un autentico enfant prodige e a suo modo inventore di una tecnica unica nell'uso dello strumento. Da qui, grandi opportunità e grandi rischi. Il bel concerto in trio durante il festival Forma e Poesia nel Jazz, nella suggestiva cornice dei giardini della Basilica di San Saturnino, ha ribadito come il virtuoso sia già di fronte a un bivio. 

Quello che c'è e quello che manca

Matteo Mancuso suona la chitarra senza plettro, solo con le dita ma con un picking che non assomiglia davvero a quello di nessun altro musicista. Un misto di tecnica classica, flamenco, pizzicato con indice e medio che, usati allo stesso modo in cui bassisti lo usano sul loro strumento, permette a Mancuso di inanellare fraseggi velocissimi. Il risultato è abbagliate, e l'entusiasmo sorridente con cui il 25enne affronta palco e pubblico, scortato da un trio di giovanissimi tecnicamente molto bravi (ma occhio a Stefano India al basso, già sulla strada della maturità musicale) non fa che aggiungere segni "+" al suo concerto. Da qui in poi i rischi aumentano. Per diventare definitivamente grande, in tutti i sensi, Matteo Mancuso dovrà dimostrare di essere un compositore con personalità (gli inediti Campagne siciliane e Time To Leave sono un inizio, e hanno grandi spunti e punti deboli) e di creare un suo suono distintivo. Che al momento non c'è: le distorsioni liquide e nasali sono una copia carbone di Holdsworth (infatti in scaletta c'era Fred, dei tempi dei Lifetime) i suoni puliti rimandano al chitarrismo fusion anni Ottanta. Ascoltato in mille dischi indistinguibili l'uno dall'altro. Il fraseggio è abbagliante ma rispetta tutti i cliché bop e post bop, con grande uso di hammering e tapping. Pure qui si può fare di più in termini di personalità e lirismo. Mancuso ha il tempo dalla sua, può diventare un grandissimo, a condizione che non si piaccia troppo. Se no è un attimo finire come Kylian Mbappé, fenomeno del pallone per via delle sue accelerazioni, ma che dopo un tot di mesi coi raddoppi di marcatura addosso ha finito per essere uno "sgamato" dagli avversari, ridimensionato e capace di sbagliare il rigore decisivo agli Europei.

Matteo Mancuso live a "Forma e Poesia nel Jazz" (dalla pagina Facebook del festival)

Trio Bobo: come trasformare una serataccia in evento

Il live del trio di Mancuso apriva la strada al concerto del Trio Bobo. E qui parliamo di musicisti di manico, di grande esperienza. La ex sezione ritmica di Elio e Le Storie Tese, Christian Mayer alla batteria e Faso al basso, con Alessio Menconi alla chitarra, suonano insieme da oltre vent'anni. E si sente. Grande intesa e attenzione reciproca, grande interplay, grande personalità sullo strumento, che è poi il vero valore aggiunto di una musica molto tecnica e anche ritmicamente frammentata. Concerto flagellato dagli inconvenienti tecnici, il loro: cavi e pedaliera del chitarrista andavano e venivano, parte del concerto lo ha visto collegato diretto all'ampli, durante l'assolo di batteria è partito un boato ronzante che ha sorpreso tutti, e che Christian Mayer ha trasformato in una sorta di accordo distorto heavy metal, cambiando ironicamente una parte del suo solo. Disastro sull'Arno, Brochure e James Bobo (con omaggio al funk di Brown, ma con ritmo in 10/4) sono episodi di una lunga storia condivisa fra ascolti, palchi e dischi macinati assieme. Con in più il grande dono dell'ironia, che ha coinvolto totalmente il pubblico, abbattendo distanze e inconvenienti. 

Trio Bobo live a Forma e Poesia nel Jazz (dalla pagina Facebook del festival)