Masini, la maledizione del concerto e del tour che non si faceva mai. E la 'setta' delle fan

Quando un "impiccio" sembra perseguitarti. E invece tu ce la fai e riparti. E' la storia del cantautore, conclusa con un liberatorio "vaffa"

Masini, la maledizione del concerto e del tour che non si faceva mai. E la 'setta' delle fan
di Massimiliano Lussana

Questo concerto avrebbe dovuto andare in scena al Politeama Genovese il 19 maggio del 2020, trent’anni esatti dopo la pubblicazione di “Marco Masini”, il primo album che ci fece conoscere ed amare questo ragazzo di Firenze. Ma poi ci si mise il Covid e non se ne fece niente.

E, poi, sempre trent’anni dopo, il 18 ottobre del 2020, stesso teatro, stesso concerto. Stesso rinvio, anche.

E, ancora, sia pure sforando di qualche mese, sempre al Politeama, con Danilo Staiti a disegnare stagioni virtuali e Lara Ziggiotto a spostare biglietti da una data all’altra, come fosse prestidigitazione, il 4 maggio 2021. Ma, purtroppo, stessa storia e stesso rinvio in un concerto che ormai sembrava maledetto, destinato a non cantarsi mai.

Il tour sold out

E, invece, finalmente, martedì sera è successo: da Genova è partito con un trionfale sold out ufficialmente il tour, dopo la serata speciale all’Arena di Verona, per festeggiare i trent’anni di carriera di Masini.

E nelle date che attraverseranno l’Italia in questo tour celebrativo, l’esordio a Genova non è l’unico tutto esaurito. Sono infatti già sold out la prima data di Milano, quella di Roma, quella di Torino, le prime due di Firenze…

L'esperienza mistica

E il racconto del concerto è una specie di esperienza mistica, con una setta di seguaci – moltissime le donne e le ragazze – che amano Marco sopra ogni cosa e si riconoscono in tutto ciò che lui scrive e canta, la rabbia, la disperazione, la speranza. Lo fanno con una tale passione e anche ballando sotto il palco, tanto che la sicurezza deve intervenire per riportare tutti al posto, secondo le regole.

Raccontano le note biografiche del concerto: “Nel 1990 usciva nei negozi “Marco Masini”, l’omonimo primo album dell’artista toscano che nel corso degli anni ha pubblicato undici album in studio rimasti nel cuore degli italiani. Indimenticabili anche singoli come “T’innamorerai”, “Bella Stronza”, “Ci vorrebbe il mare”, “L’uomo volante”, “Raccontami di te” o, ancora, “Spostato di un secondo”, brano con cui ha partecipato al Festival di Sanremo nel 2017”.

E i trent’anni sono cantati a memoria anche da ragazze che trent’anni fa non erano ancora nate e non ricordano quando Masini era “semplicemente” il tastierista di Umberto Tozzi e Raf (che torneranno pure loro in questi giorni per raccontare i loro primi quarant’anni e li racconteremo) o quando conduttori televisivi famosissimi lo identificavano come iettatore, quasi una versione maschile di Mia Martini: “Mi diceva quella gente che si intende di canzoni, hai la faccia da perdente, mi dispiace non funzioni. Masini, vaffanculo”. Con il verso “Caro mio peggior nemico travestito da santone” individuato sempre come dedicato a Red Ronnie, peraltro oggi riappacificato con Masini.

Un uomo riappacificato con se stesso

E il Masini del tour del trentennale è proprio questo, un uomo riappacificato con se stesso e con la sua storia, iniziata un giorno in cui “tutto partì da queste tre note”. Masini mette mano al pianoforte e suona tre semplicissimi accordi, che sono l’inizio di “Disperato” e della sua rabbia che esplose devastante alla sua prima partecipazione al Festival di Sanremo, che infatti vinse quell’anno nella categoria “Novità” e poi rivinse dopo tanti anni con “L’uomo volante”.

Sembra quasi una metafora della sua vita musicale, questo concerto slittato tre volte, maledetto e che a un certo punto che sembrava quasi impossibile, prima del trionfo finale. E infatti Masini lo racconta: “Benvenuti, finalmente si riparte. Siamo stati fermi due anni e non mi sembra vero di essere qui stasera, di condividere gli sguardi con il pubblico che vedo qui davanti, è qualcosa di meraviglioso, anche perché vedo persone che sono cresciute esattamente come me in questi trent’anni”. E c’è anche un omaggio a tutti i musicisti e ai tecnici che più di tutti hanno sofferto questa maledizione del concerto e del tour che sembrava impossibile.

L'omaggio a Giorgio Faletti

Commozione ed entusiasmo vanno di pari passo, ad esempio quando arriva l’omaggio a Giorgio Faletti, di cui Masini aveva portato “Signor tenente” nella serata delle cover a Sanremo.

Dico, la verità, io penso che quella canzone di Faletti sia stata un capolavoro assoluto, ineguagliabile, di un’emozione totale anche per il momento storico in cui arrivava nei festival di Pippo e quindi appare fortemente depotenziata la versione di Masini, che perde in intimismo e quasi rap sussurrato di Faletti, anche stonato, di quel Sanremo 1994, per lasciare spazio a una versione più ariosa e rumorosa, che non può toccare le sommità dell’originale.

Ma il cantautore toscano si fa ampiamente perdonare proiettando alle sue spalle le ultime parole apparse sul sito di Faletti il 4 luglio 2014, esattamente vent’anni dopo quell’emozione, il giorno della morte di Giorgio, una delle persone più generose, geniali, curiose, dolci e golose di ogni aspetto della vita che abbia mai conosciuto. E così sul palco Masini dedica a Faletti e al pubblico le stesse parole di Faletti:

“Ho sempre sostituito la paura di non farcela con la speranza di farcela di nuovo”.

Ed è una frase non diversissima dalla carriera che Masini rivive sul palco e che rivivrà in decine di date nelle città italiane attraverso tutti i suoi successi: Generation, Spostato di un secondo, Il confronto, Disperato, Perché lo fai?, Cenerentola innamorata, Dolcissimo Charlot, L’uomo volante, Le ragazze serie, Ti vorrei, Il niente, Malinconoia, Ci vorrebbe il mare, Caro Babbo, Principessa, Raccontami di te, Piccolo Chopin, Dimmi che giorno è, Bella stronza, T’innamorerai e tante altre.

Il tanto atteso "Vaffanculo"

Con anche confessioni autobiografiche: “Ho fatto tante cazzate per la voglia di scappare. Se potessi tornare indietro parlerei di più con i miei genitori e tutti dovremmo farlo, perché mamma e papà hanno sempre ragione”. E ancora: “Ho avuto la fortuna di avere due padri, non biologici perché altrimenti sarebbe stato un casino. Uno era Giancarlo Masini, l’altro era Giancarlo Bigazzi con cui sono cresciuto musicalmente”.

Il pubblico è entusiasta e si sale per due ore e mezzo fino, ovviamente, a “Vaffanculo” cantata in coro da tutto il teatro. Con dedica speciale, stavolta: “Stasera è tutta per il virus. Ma noi ripartiamo”.