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Marco Carta: "La mia vera forza è quella di una famiglia allargata e queer"

“I momenti più belli della mia vita? Quelli in cui tutto era vicino, la mia compagnia d’amici, la mia famiglia e la mia Sardegna che mi manca da morire nonostante gli anni passati”. Ecco il cantante che mi ha ispirato. L’intervista

di Fabio Marceddu   

Ho conosciuto Marco quando aveva 4 anni, era uno scricciolo e con suo fratello (oggi Crisa, affermato artista visivo di street art e non solo) si nascondevano dietro le gambe della mamma, della sua mamma, Monica, che il giorno che andai a trovarla era una giostra di colori nonostante la malattia l'avesse già abbastanza prostrata. Ma, come tutti noi sardi, aveva uno spiccato senso del pudore che la portava ad avere una grande dignità anche nell'inevitabile dolore.

Credo che la forza e la voglia di farcela nasca da quella periferia, da quella famiglia allargata, anche questa abbastanza tipica nella cultura di alcune periferie, e del quartiere/Paese da cui proviene Marco: Pirri (una Municipalità) dove tutto il bello del mare è a mezz'ora di autobus, e si vivono a volte soltanto le difficoltà dei margini.

Ma grazie a questo Marco si è forgiato, formato fino a coronare il suo sogno. Oggi possiamo dire che, non senza inciampi, o montagne russe emotive e lavorative, Marco sta ritrovando la sua strada, il suo pubblico e le sue mai sopite Cartine.

Lo incontriamo in vacanza, nella sua isola, a Cagliari, al rientro da due date siciliane, a cavallo di un tour che ha registrato il tutto esaurito in ogni piazza che lo ha visto protagonista.

La forza mia, è ancora la forza di quella famiglia allargata, la stessa famiglia queer, che la nostra conterranea, Michela Murgia, che ci ha da poco lasciato, ha in qualche modo mutuato e riportato in auge in questo periodo?
“Certamente, la mia famiglia è sempre la stessa. Credo che in qualche modo la mia famiglia sia stata un'apripista per tante famiglie queer di oggi. Anche se in realtà è stato il destino a scegliere per me ne vado molto fiero. Credo che Michela avesse una sensibilità tale da avere sempre difeso la famiglia queer e condannato tutto ciò che etichetta o ettichettabile. Ci mancherà”.

Hai cominciato a lavorare giovanissimo, sei stato un “ragazzo di fatica” e poi parrucchiere, cosa ricordi di quel periodo?
“I momenti più belli della mia vita. Quelli in cui tutto era vicino, la mia compagnia d’amici, la mia famiglia e la mia Sardegna che mi manca da morire nonostante gli anni passati”.

Fra le persone che hanno sempre sostenuto il tuo percorso verso il tuo sogno, che possiamo dire realizzato c'è sicuramente tua nonna, c'è anche tuo fratello, vuoi ricordare qualcun altro?
“La mia famiglia è allargata, l’abbiamo ricordato nella prima domanda e ricordare tutti sarebbe lungo, ma ricordo meglio la motivazione che ognuno di loro mi ha dato, i consigli, i momenti, le risate inattese. Certo, nonna Elsa per me era tutto ed è vivida e forte dentro di me, quasi come se avessi due coscienze, in una ci sono io, nell’altra c’è lei. A volte sento quasi come una voce che mi dice: “si, no, va bene, stai attento”... etc, etc. Incredibile”

Sei stato una rivelazione nel giro di un anno hai vinto Amici, ed il Festival di Sanremo, poi c'è stato Tale e quale. Come è cambiata la tua vita, come sei riuscito a mantenere salde le tue radici senza in qualche modo disorientarti e perdere la bussola?
“Io credo di averla persa invece! (Ride). Per provare la mancanza di qualcosa devi esserne privato. Credo che la mia fortuna sia stata quella di averla persa quanto basta da poter tornare a casa. Ed ora sono qui”.

Dopo un periodo di difficoltà, mi pare che stai conoscendo un momento di nuova fioritura, Marco artista sta ri-trovando il suo vero obiettivo: la Musica. Che progetti hai, oltre questo tour che sta andando molto bene?
“Eh…. Tanti. Ma diciamo che non posso parlarne ora. Sicuramente una cosa varrà per tutti. Musica musica musica”.

Che relazione hai con il tuo passato più recente, con i tuoi compagni di viaggio artistico, e con la tua vita precedente, quando da Pirri, cominciasti con la trasmissione Cento, e poi - senza mai scoraggiarti - hai preso il volo?
“Quello fu un periodo di grande frustrazione. Volevo dimostrare al mondo di potercela fare ma di fatto questo non accadeva ancora. Ho fatto il provino di Amici per 5 anni. Ho avuto la testa dura e quel briciolo di sfrontatezza che non gusta”.

C'è un artista a cui ti sei ispirato, e a cui continui ad ispirarti?
“Ho amato, amo e amerò sempre Mia Martini. Credo dopo tanti anni che mi abbia dato tutto quello che c’era da dare come maestra. Oggi ho la mia identità, la mia ricerca del suono. Il mio segreto sin da piccolo è sempre stato registrarmi e riascoltarmi. Solo così capivo se stavo riuscendo a fare quel che volevo”.

Se potessi scegliere un artista con cui collaborare, italiano o non, con chi ti piacerebbe cantare?
“Giorgia. Non credo servano spiegazioni (ride)”

La tua relazione con la tua città natale e la Sardegna, è sempre benevola o conflittuale?
“Bene benevolissima. Cagliari è il mio cuore e la Sardegna è la sua custodia, il suo scrigno magico che la custodisce”.

C'è qualcosa che avresti voluto dire da sempre e che vuoi dire e che nessuno ti ha mai chiesto? Se si, ti andrebbe di dirmela?
“Ad ora non saprei. Credo di no”

Nda

Marco è di una sincerità disarmante, è un ragazzo che conosce la vita e dalla vita ha saputo “guardarsi” sin da piccolo. Parlare con lui è parlare con una anima trasparente che non teme di dichiarare i suoi punti di forza e le sue vulnerabilità. La musica è la colonna portante (e sonora della sua vita) ma anche gli affetti granitici sono fondamentali per ritrovarsi quando lontano dal mare, in altri mari che magari non hanno le onde, si rischia di perdersi.

di Fabio Marceddu   
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