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Mahmood si mette a nudo. L'infanzia in Sardegna e il ruolo della madre: "Il mio modello”

Alessandro Mahmood, in arte “Mahmood”, è oggi uno dei cantautori e performer più interessanti da osservare e ascoltare, un esempio (da oltre un milione e mezzo di follower su Instagram), dal quale poter oltremodo intercettare idee, contaminazioni, desiderio di esplorare e cambiare. La video intervista

Andrea Giordanodi Andrea Giordano   
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Per lui la musica è un continuo rifugio creativo e invincibile, dove però nel tempo è riuscito, attraverso le sue canzoni, a incanalare oltremodo sentimenti, riflessioni personali, a ritrovarsi, a comunicare il proprio sguardo personale e di identità, senza farsi sconti. Alessandro Mahmood, in arte “Mahmood”, è oggi uno dei cantautori e performer più interessanti da osservare e ascoltare, un esempio (da oltre un milione e mezzo di follower su Instagram), dal quale poter oltremodo intercettare idee, contaminazioni, desiderio di esplorare e cambiare. A raccontare la sua storia personale arriva adesso un docufilm, Mahmood, prodotto da Red Carpet, società del gruppo ILBE, in sala eccezionalmente dal 17 al 19 ottobre, distribuito da Nexo Digital, e poi su Amazon Prime Video (da metà novembre), diretto da Giorgio Testi, un numero uno assoluto in termini d’esperienza registica, dai videoclip ai progetti visual, e di grande sperimentazione.

Un’ora e mezza, ma intensa, inedita, dove da un lato vediamo la dimensione umana (pure virtuale) dell’uomo, 30 anni compiuti lo scorso 12 settembre, le origini, i momenti privati, il rapporto con la madre-modello, Anna, che l’ha cresciuto praticamente da sola, la mancanza (ad un certo punto) del padre, le amicizie importanti, i ritrovi a

Orosei, il mare. Dall’altro, in maniera alternata, ne ripercorriamo la gavetta professionale, i primi concorsi canori, l’ammissione-eliminazione a X Factor, “una delle delusioni più importanti”, l’approdo poi al palco magico di Sanremo, vincendo tra Sanremo Giovani (con Gioventù Bruciata) e poi nei big, nell’arco di tre anni, grazie a brani come Soldi (arrivò al secondo posto nel 2019 all’Eurovision), e recentemente quest’anno Brividi, in coppia con Blanco.

Il viaggio

Un viaggio sentito, divertito, musicale, commosso, tra memorie, passate e presenti, senza (volutamente) troppe confessioni, in cui i concerti sold out si alternano ad attimi maggiormente interiori, più sussurrati e nostalgici.

Un viaggio scandito anche da interviste e dialoghi insieme a personaggi come Dardust, Carmen Consoli, lo stesso Blanco, filmini amatoriali, fino al tour europeo 2022, toccando città come Parigi (nel tempio-simbolo del Bataclan), Londra, Madrid. «Era impossibile raccontare tutto, diciamo che questo è un assaggio del mio percorso», ci confida durante l’intervista realizzata alla Festa del Cinema di Roma, dove il docufilm è stato presentato tra gli eventi speciali, inserito nella sezione di “Alice nella Città”, ma c’è soprattutto la voce della gente, dei parenti, dei fan, che lo conoscono bene, o che hanno iniziato a farlo attraverso la sua scrittura. È un Mahmood privato, diviso tra la Sardegna (la terra d’origine materna) e Orosei, Milano, il quartiere Gratosoglio nel quale è vissuto per un po’, tra mondi pieni di fantasia, nei quali immaginava villaggi e case all’interno dello sgabuzzino dove la mamma metteva sughi e detersivi.

Mahmood (Ansa)

"Da piccolo ero buffo" 

«Mi rivedo, da piccolo ero buffo, oggi però sono felice di svelarmi sempre di più, se decidi di farlo devi essere sincero», ci racconta. «Da mia madre ho imparato la dedizione, il non dormire troppo sugli allori, mi perdevo un po’ da bambino, serviva qualcuno che mi stesse addosso, c’era lei, mi mandava a scuola di canto, in piscina, è stata una madre modello».

Nonostante il terzo album in lavorazione, dopo Gioventù bruciata e Ghettolimpo, Mahmood rimane ancorato a terra.

«Mi vedo ancora all’inizio di una carriera, non mi vedo arrivato», dice «Il docufilm non vuole per forza raccontare tutto, ma una buona parte di me che non sono riuscito a spiegare nella canzoni. Il cinema stesso è una grande di fonte di ispirazione e lo sarà, molti film d’autore hanno lasciato il segno, anche a livello di immaginario, ma io prendo ispirazione anche dalla quotidianità, dalle mie giornate, da tante cose. DiCaprio? È un mito, sono tutt’ora un suo fan!».

Andrea Giordanodi Andrea Giordano   
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