Macché Maneskin e trap: l'estate dei tormentoni è tutta di Orietta e Ornella

Se "Mille" e "Toy Boy" sbancano radio e streaming il merito è tutto delle due regine della canzone classica, sfidate da Fedez, Lauro, Colapesce e DiMartino

Orietta Berti in 'Mille' e Ornella Vanoni in 'Toy Boy': regine dell'estate
Orietta Berti in "Mille" e Ornella Vanoni in "Toy Boy": regine dell'estate

Un'autentica operazione di modernariato. Così Orietta Berti e Ornella Vanoni diventano le protagoniste assolute dell'estate dei tormentoni musicali di casa nostra. Se per modernariato si intende la riscoperta di quanto di meglio è stato prodotto in un Paese fra la fine della Seconda guerra mondiale e gli anni Sessanta, allora ci siamo in pieno. E le due regine della canzone mettono a cuccia un sacco di pretendenti al trono, anche perché sono state fortissimamente volute e desiderate da alcuni dei più freschi e influenti artisti sulla nostra scena. Orietta incrocia le lame canore con Fedez e Achille Lauro, Ornella è l'autentico oggetto dei desideri di Colapesce e DiMartino, quelli che con Musica leggerissima pur non vincendo hanno sbancato l'ultimo Sanremo e le radio a seguire.

Le indomabili

Due cose sono chiare a tutti, perfino al pubblico che ormai si è disabituato a capire chi sappia cantare e chi no, salvato dall'uso continuo e insistito di melodyne e autotune, i dispositivi che rendono la voce simile ad uno strumento elettronico e correggono in tempo reale tutti gli errori di intonazione. Sia Orietta Berti che Ornella Vanoni appartengono a un tempo senza tempo in cui prima di tutto dovevi saper fare bene le cose, e non pensare a cavartela al ribasso grazie ai mezzi tecnologici. A Sanremo la capacità di portamento e intonazione della Berti era di una superiorità imbarazzante rispetto all'80% degli altri concorrenti. E se Ornella Vanoni è ancora la regina delle grandi interpreti, se molti arrivano a preferirla per eleganza e timbro perfino a Mina, un motivo c'è, e più di uno. Due indomabili regine della canzone italiana che partecipano in modo determinante al successo di Mille e Toy Boy, i brani che le vedono protagoniste.

Il ritorno dello yé-yè e il gioco di seduzione a tutta ironia

Mille sta avendo lo stesso impatto che avevano negli anni Sessanta brani come Guarda come dondolo o I watussi. La presenza di Fedez e Lauro serve a dare una lucidata di contemporaneità a una canzone che si rifà ai nostri super-classici. Un ritornello che comincia con Quando sei arrivato, ti stavo aspettando/Con due occhi più grandi del mondo/Quante stelle ci girano intorno, se mi porti a ballare viene dritto dalle estati dei juke box, delle Duetto in strada a tavoletta a sorprassare al limite del rischio il resto dell'Italia del boom ferma in coda con le Cinquecento stracariche. E quel flavour ce l'hai con Orietta, o non ce l'hai affatto.

Vogliamo il futuro ma sogniamo le Cinquecento in coda negli anni Sessanta

Ed eccoci a Colapesce e DiMartino, tra i migliori nuovi cantautori, che scrivono una ironicissima Toy Boy che ribalta lo stereotipo della conquista maschile estiva, e conferma una devozione totale alla divina Ornella Vanoni. Bravissimi a mettere a disposizione della sua voce, sempre magica, felpata, elegante, il mondo sonoro che l'ha resa celebre: quello legato al Brasile, alla samba e alla bossa. E' un gioco di seduzione che in modo estremamente divertente si burla del passare degli anni. E' Ornella a dover tenere a bada il duo che si propone come servitù tuttofare, e i versi sono irresistibili: Resta con noi/(eh sì, già, resto con voi)/ c’è un aliscafo che ci aspetta/E allora mi preparo in fretta/abbiamo già i biglietti in tasca/io tiro su qualche cosetta/non serve a niente, lascia stare/Vedrai, vedrai, vedrai/Faremo il bagno tutti nudi/ a Filicudi ed Alicudi/Faremo quel che tu vuoi/Saremo i tuoi toy boy.

L'Italia, Paese musicalmente retrogrado come pochi che si stranisce di fronte al successo rock internazionale dei Maneskin, torna a rifugiarsi nella canzone che più classica non si può, fra le braccia di due sacerdotesse. Le due che avendo venduto, loro sì, milioni e milioni di dischi quando i dischi si vendevano ancora, possono permettersi di sbancare il mondo dello streaming, insegnando alle allieve come si fa. Non è forse ultra retrò il ritmo di Makumba, con Noemi intenta a duettare con Carl Brave?