Quando il freddo Nord suona come l'Africa: l'atto d'amore dei Kutimangoes

Che accade? Stiamo tornando davvero all'onda della world music africana, dell'afrobeat? Pare proprio di sì, tocca ai sei danesi confermarlo. Il racconto del concerto

Sta succedendo davvero? Pare di sì. In tempi in cui parole come musica folk e world music sembrano arretrare quanto a interessi discografici e del pubblico, lontane dagli anni d'oro (i Novanta e i primi Duemila), un fiume carsico di suoni ci sta riportando proprio lì. A Mama Africa. All'etnofunk, all'afrobeat. E spuntano nuovi nipotini della Luaka Bop e della Real World, i cugini alle latitudini meno sospettabili di Fela e Femi Kuti, i pronipoti di Manu Dibango, Tony Allen e di Mulatu Astatke. Succede ad esempio con gli americani Bokanté di cui abbiamo parlato tempo fa, la costola africana degli acclamati Snarky Puppy. E accade quando ti trovi di fronte, sul palco, i danesi The Kutimangoes. La Scandinavia scioglie i suoi ghiacci, scalda i ritmi e si veste di ritmi e suoni d'Africa. Il concerto dei Kutimangoes ha aperto la stagione live del Jazzino di Cagliari, tappa sarda del jazz network Cedac. I programmi aggiornati sui concerti del club si possono consultare qui.

"Ma che ce ne importa di tornare in Danimarca?"

Lo dicono dal palco i sei musicisti dei Kutimangoes (traducibile come frutti di mango attaccati all'albero di Fela Kuti, padre dell'afrobeat? Oppure gioco di parole sull'andare, tornare, verso Kuti e le sue intuizioni sonore?). Stare al sole, fare un bagno nell'acqua meravigliosa (della Sardegna) in pieno ottobre, mangiare da dio, incontrare gente calorosa e poi esplodere di suoni, ritmi e colori africani in un doppio set al Jazzino di Cagliari. Cosa c'è di meglio? Perché tornare in Danimarca, poi? La bellezza del mondo è nel Mediterraneo che risuona d'Africa insieme ad una Scandinavia insolita. Guardano al cuore pulsante dell'antico continente, i sei Kutimangoes (sezione fiati, chitarra Dobro, tastiere con basso synth, batteria, percussioni), e poco dopo la pubblicazione del terzo album Afrotropism approfondiscono il loro viaggio in Mali (dove hanno realizzato un docufilm) fino all'incontro con i musicisti locali e con Rokia Traoré, cantautrice e tra le più importanti esponenti dell'arte africana. Stretch Towards The Sun, Bamako By Bus, Fire, Keep You Safe (struggente e sospesa, dedicata ai migranti e ai rifugiati di tutto il mondo), Money Is The Curse e M'Ba sono tessere di un mosaico che ricompone come un puzzle il cuore di un continente grande e bistrattato nel cuore di chi ha imparato ad amarlo, a rispettarlo, a restituirgli il rispetto che merita, usando la musica per questo.