Il dramma di Keith Jarrett. Il più grande pianista di tutti non potrà più suonare: "Mi hanno sparato"

Il più grande pianista di tutti, il compositore che si confrontava con l’assoluto, l’esecutore sublime che andava ben oltre la perfezione per raggiungere una sorta di estasi non riesce più nemmeno a muovere la mano sinistra

Questa è una notizia che chi ama la musica non vorrebbe mai dare: Keith Jarrett non potrà mai più suonare. Il più grande pianista di tutti, il compositore che si confrontava con l’assoluto, l’esecutore sublime che andava ben oltre la perfezione per raggiungere una sorta di estasi, l’improvvisatore magico di melodie concepite nella sua mente che non voleva essere disturbato nemmeno da un colpo di tosse mentre le traduceva sui tasti bianchi e neri del pianoforte su cui ondeggiava vorticosamente, non riesce più nemmeno a muovere la mano sinistra. Il suo obiettivo, ora, amarissima consolazione detta a mezze labbra con un sorriso che somiglia più a una smorfia di dolore, è quello di riuscire ad afferrare una tazza per portarsela alla bocca e bere l’amaro calice.

In un’intervista concessa al New York Times, in occasione dell’uscita per la sua etichetta discografica, ECM, della registrazione del "Concerto di Budapest" del 2016, ha rotto il silenzio sulle sue reali condizioni di salute, avvolte nel più fitto mistero da almeno due anni. "Il mio lato sinistro è ancora parzialmente paralizzato. Sono in grado di provare a camminare con un bastone, ma ci è voluto molto tempo, ci è voluto un anno o più. E non mi muovo quasi per niente per casa, davvero", ha raccontato al telefono dalla sua casa nel nord-ovest del New Jersey.

"Non so cosa mi porterà il futuro. Quello che posso dire ora è che non sono un pianista", ha confessato Jarrett che nel 2018 ha subito due ictus, uno di seguito all'altro. “Ci sono voluti lunghi mesi di riabilitazione in una clinica. Dopo il rientro a casa lo scorso maggio, in piena pandemia e nei giorni del suo 75esimo compleanno, Jarrett si è riaccostato al pianoforte suonando contrappunti con la mano destra: "Fingevo di essere Bach con una mano sola". Più di recente, cercando di suonare motivi bebop familiari, Jarrett ha scoperto di averli dimenticati. Tutto ora è molto “doloroso e frustrante”.

E con tutta probabilità la sua apparizione a Carnegie Hall nel 2017 è destinata a rimanere l'ultima di una carriera leggendaria, iniziata giovanissimo nella musica classica e poi virata al jazz, negli anni Sessanta prima con Art Blakey e i suoi Jazz Messengers, poi con il gruppo di Charles Lloyd in cui suonava anche Jack DeJohnette, poi con Miles Davis. Nel 1975 il suo "Concerto di Colonia" da solista divenne l'album jazz più venduto della storia: un trionfo contro le avversità della vita, contro la malattia che per anni ha minato e contrappuntato il suo incredibile talento, quella che gli fu diagnosticata come “sindrome da fatica cronica”. Ciò nonostante la stella di Jarrett ha continuato a risplendere soprattutto nell’attività live: negli anni Ottanta lui, Jack DeJohnette alla batteria e Gary Peacock al basso hanno dato vita al leggendario Trio Standards. E chi ha avuto la fortuna di vederlo dal vivo non potrà mai dimenticare tanta bellezza: il falsetto con il quale accompagnava le mani sulla tastiera, quei sibili dell’anima che rendevano ogni performance ancora più unica ed emozionante. Negli anni poi si è aggiunta la lunghissima aneddotica sull’idiosincrasia di Jarrett per qualsiasi rumore. Perfino un colpetto di tose poteva rovesciarlo giù dalle nuvole adagiato sulle quali suonava. Una volta nel 2013 ad esempio durante un concerto di Umbria jazz si è esibito nel buio più completo rivolgendo le spalle al pubblico in modo che nessun flash o lucina del cellulare potesse inserirsi nella creazione musicale e distrarlo dalle armonie.

Oggi anche ascoltare musica per piano a due mani è una fitta al cuore: "Anche Schubert è troppo. Perché so che non lo potrei fare. Non potrò guarire. Il massimo che potrò fare con la mano destra è reggere una tazza. Così non è "non sparate sul pianista". Io sono già stato sparato". E la musica con lui.