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Fossati da figlio abbandonato alla laurea honoris causa: "Lasciare la musica? Ho scelto bene"

Il tributo dell'Università di Genova al cantautore e alla sua opera. La sua riflessione su creatività e mercato, e il moltissimo che ci lascia

Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   

Sentiva di aver detto tutto, di aver fatto il meglio che poteva. Così dieci anni fa è arrivato l'addio alle scene. Da allora maggiore concentrazione sulla narrativa (con l'uscita di Il giullare) e l'album scritto per Mina. Raccoglimento, ricerca, affinamento ulteriore della propria curiosità creativa. Ma è l'Italia a non essersi certo dimenticata di Ivano Fossati e della sua opera. Né se lo è scordato la sua "Genova di pietra" come lui l'ha cantata. E' arrivata dall'Ateneo del capoluogo ligure la laurea honoris causa in Letterature moderne e spettacolo. E di fronte al senato accademico Fossati ha fatto una lectio magistralis che è anche una riflessione profonda sullo stato della musica, della discografia, della creatività in Italia.

L'amore per la musica e la scelta di fermarsi

Nell'aula San Salvatore di Sarzano, il laureato ad honorem Ivano Fossati ha detto: "Musica e pensieri nati per essere commercializzati che tuttavia dall'interno di un enorme ingranaggio sono in grado di mostrare i cieli più alti, di mettere le anime a nudo, di insegnarci qualcosa passo dopo passo e senza l'aria di volerlo o di poterlo fare. Se questa meraviglia è il risultato del patto tra gli artisti e l'industria discografica e se, come si dice, in questo patto 'faustiano' c'è lo zampino del diavolo, allora non sono certo che l'industria sia il diavolo; sarebbe un diavolo perdente. L'ispirazione è ancora lassù, al suo posto, integra, fulgida, pronta a tutto come sempre, pronta a nuove generazioni di artisti visionari mentre l'industria, dobbiamo riconoscerlo, ha conosciuto tempi migliori". Importante la riflessione sulla decisione di lasciare la musica: "Quando penso a quella scelta di dieci anni fa, ormai credo sia stata giusta, non sento desiderio di tornare indietro. Ci sono cose nella vita che si sbagliano, ma ogni tanto ci si azzecca, si fa una cosa giusta: per me quella è stata giusta".

Il figlio abbandonato dal carattere difficile e il talento immenso

Quattro volte Targa Tenco, Premio Lunezia e Librex Montale, l'oggi 72enne Ivano Fossati è un uomo pienamente riconciliato con se stesso. La sua avventura in musica è la storia di questa riconciliazione. Vita dalle due anime la sua, quella popolare e tormentata di figlio abbandonato dal padre quando aveva appena un anno, e tensione colta verso l'arte e la creatività da parenti che frequentavano l'orchestra classica e la dirigevano. Fossati ha amato tutto: le donne in modo acceso e pieno di chiaroscuri (la storia con Mia Martini ha dentro anche questo aspetto) il suono nei suoi aspetti più colti e liberi, tanto che inizialmente le parole gli davano fastidio "perché mi sembrava che disturbassero la musica". Poi la folgorazione per i Beatles, l'amore mai nascosto per la black music. Il prog, i Delirium e la fase travolgente di La mia banda suona il rock. Quindi l'approdo naturale e sentito alla musica d'autore. Quello che ci ha dato brani immortali come C'è tempo e Il bacio sulla bocca, quello che lo ha visto firmare racconti in musica che sono come gemme assieme all'ultimo De André. Quello che ci dona canzoni scritte per altri, come Vola, E non finisce mica il cielo, Mio fratello che guardi il mondo, La canzone popolare. E' il mosaico di bellezza dentro cui si è mosso per una vita. Questa è la sua vera laurea. 

Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   
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