I 67 anni di Ron: il concerto sold out tra censura, rivelazioni su Sanremo e gli aneddoti su Dalla. L'intervista

Ha festeggiato il compleanno nel migliore dei modi, sul lungomare Bettolo di Recco, in quello che è stato il suo primo concerto con la band dopo il lockdown. La scaletta diventa così un modo per ricordare, senza appropriarsene, ma solo omaggiandolo in continuazione, Lucio

I 67 anni di Ron: il concerto sold out tra censura, rivelazioni su Sanremo e gli aneddoti su Dalla. L'intervista
di Massimiliano Lussana

Nei giorni scorsi (il 13 agosto) era il compleanno di Rosalino Cellamare, in arte Ron, e non ho mai visto 67 anni portati così bene: fisico asciutto e tonico; voce integra e calda, perfetta; ironia e capacità di vedere il mondo serenamente, ma non acriticamente; disponibilità totale nei confronti di disabili e categorie deboli, legata anche alla sua fortissima fede cristiana, che emerge in molte canzoni.

Ron l’ha festeggiato nel migliore dei modi, sul lungomare Bettolo di Recco, in quello che è stato il suo primo concerto con la band dopo il lockdown e probabilmente uno dei primissimi in tutta Italia, con una band di quattro elementi.

Insomma, un concerto “vero”, fortemente voluto dal sindaco di Recco Carlo Gandolfo e dal direttore artistico dell’estate del Comune del Golfo Paradiso, Angelo Privitera, storico collaboratore di Franco Battiato.

Numerosissimo anche il pubblico, tutto rigorosamente distanziato e al sicuro, con una security che neanche a Montecitorio o in aeroporto: centinaia e centinaia di persone tutte perfettamente a un metro uno dall’altra.

Ma qui la notizia, paradossalmente, non è la ripresa della musica live – non solo almeno – e nemmeno l’assessore alla Cultura della Regione Liguria Ilaria Cavo che canta tutte le canzoni come la prima delle fans. La notizia sono i racconti di Ron che ricorda i suoi anni: “E ogni volta la prima cosa che mi viene da fare è ringraziare per un anno in più. Stavolta, in particolare, perché qualche mese fa anche solo sperare che avremmo fatto un concerto vero come quello di stasera sarebbe stato un azzardo. E invece avere qui un pubblico come voi, mi emoziona e mi riempie di gioia”.

La scaletta diventa così un modo per ricordare, senza appropriarsene, ma solo omaggiandolo in continuazione, Lucio Dalla: ad esempio, Ron fa “Piazza Grande” che pure lui ha scritto e che Lucio portò a Sanremo e fa “Attenti al lupo”, che pure è stata scritta da Rosalino, ma portata al successo da Dalla: “Anche se, in verità – ricorda – il merito è tutto della mia nonna e delle storie che mi raccontava, da bambino”. E Sanremo e Dalla sono due fili conduttori dei racconti di Ron.

Si sente che il cantautore di Garlasco, in provincia di Pavia, è legatissimo a quella che invece il suo amico e compagno di avventure musicali Francesco De Gregori cantava come “Bella città dei fiori che non mi hai visto mai, né mai mi vedrai”. Rosalino Cellamare, invece, a Sanremo, a meno di duecento chilometri da questo lungomare, ci va volentierissimo.

E dà anche un’anticipazione sull’edizione 2021: “Credo che si farà, magari un mese dopo la solita data, ma si farà” e vorrebbe dire marzo. E così Ron, in un viaggio dove il Festival e Lucio! Sono variabili indipendenti, racconta la storia d’Italia attraverso le canzoni e le vicende sanremesi, come una storiografia delle “Annales” raccontata per mezzo della musica.

Così, ad esempio, “Vorrei incontrarti fra cent’anni” che Sanremo l’ha vinto, diventa uno dei bis insieme a “Joe Temerario” e alla splendida “Non abbiam bisogno di parole”, che sarebbe la canzone della vita di qualsiasi carriera al mondo. Ma, ad esempio, Ron canta “Occhi di ragazza” e a tutti noi viene in mente Gianni Morandi.

Ma l’aneddoto è che la canzone era stata pensata proprio per lui, perché la portasse a Sanremo nel 1970: “Ma poi la giuria la bocciò giudicandola incredibilmente troppo debole. Poi io ne cantai un’altra e “Occhi di ragazza” passò a Gianni Morandi, diventando meritatamente una delle canzoni di maggior successo in tutto il mondo”.

Un altro Sanremo e un’altra bocciatura che Ron ricorda con dolore è recentissima ed è quella per “L’ottava meraviglia”, canzone ancora bella, che lui ricorda con amore, anzi con l’amore che si riserva ai figli meno fortunati, e che canta con orgoglio e senso di rivincita: “Giudicate un po’ voi, se meritava di essere eliminata ed esclusa dalla serata finale…”.

Ma il viaggio nelle canzoni, nella carriera e nell’incontro con Lucio Dalla, passa anche in mezzo alle censure: “4 marzo 43”, cioè “Gesù bambino” scritta con Paola Pallottino passò attraverso la censura dei primi anni Settanta, il medesimo meccanismo che non faceva trasmettere alla radio pubblica “Dio è morto” di Francesco Guccini e dei Nomadi, che invece veniva regolarmente programmata da Radio Vaticana.

E così – ricorda Ron – “i versi “Mentre bestemmio e bevo vino per i ladri e le puttane sono Gesù bambino” diventarono i più politicamente corretti “mentre gioco a carte e bevo vino la gente del porto mi chiama Gesù Bambino”.

E c’entrano sempre Lucio Dalla e Paola Pallottino in un’altra storia che coinvolse Ron e la censura: “La canzone era “Il Gigante e la bambina” e io non me la sentivo molto di cantarla, mi sembrava inadatta a un giovanissimo come me, molto forte. Ma Lucio insistette perché la cantassi io e divenne un successo. Ma anche in quel caso ci furono problemi con la censura”. Per la cronaca, la frase incriminata fu “con la sua spada d’amore”, metafora troppo ardita.

E poi si viaggia attraverso tanti successi, con Lucio (e qualche volta anche Francesco De Gregori) sempre sullo sfondo: “Il mondo avrà una grande anima”, “Cambio stagione” che sul disco era con Carmen Consoli, “Al centro della musica”, “Chissà se lo sai” che è Dalla puro, “Un momento anche per me”, “Futura” che è il vertice di Lucio, “Cosa sarà” che è splendida, “Tutti quanti abbiamo un angelo”, “Anima”, “Sei volata via”, anche in questo caso eco di canti degregoriani, e ovviamente “Una città per cantare” che fu il manifesto di Ron nel tour “Banana Republic” con Dalla e De Gregori e che segnò il ritorno della grande musica negli stadi dopo gli anni della paura.

E c’è il ricordo struggente di Lucio con “Almeno pensami”, l’inedito che Ron ha portato a Sanremo arrivando quarto in classifica e vincendo il premio della critica, una canzone che cresce col tempo.

“Lucio non fece in tempo a cantarla e avrebbe fatto parte del suo nuovo disco. Mi è sembrato giusto e doveroso salutarlo così”.

E, per una volta, la “bella città dei fiori” è stata madre e non matrigna.

C’è ancora il tempo per la torta: base di sfoglia, crema e frutta fresca, da dividere con i musicisti, con gli organizzatori, con gli amici di Recco.

Ci sono compleanni che significano più di altri.

I 67 anni di Ron con il ritorno della musica dal vivo in Italia fanno parte a pieno titolo di questa categoria.