[Intervista] Riopy: "La mia vita devastata dalla setta e il dono sonoro delle due persone che mi hanno salvato"

Recluso per anni in un castello con una santona, il pianista e compositore dopo la fuga è riuscito a salvarsi attraverso la musica. E due amici speciali

Jean Philippe Rio-Py
Jean Philippe Rio-Py

Oggi è uno degli autori di punta della Warner Music Classic, ma l'infanzia di Jean Philippe Rio-Py, in arte Riopy, è stata terribile. La madre era rimasta affascinata da una setta autoreclusa in un castello della Francia, e dominata da una santona, dove la donna aveva accettato di portare con sé i suoi figli. Jean Philippe è cresciuto in un mondo a parte, in cui nemmeno la polizia interveniva a capire cosa stesse succedendo, e ha dovuto fuggire da lì, portandosi appresso segni così pesanti da causargli l'anoressia e un tentativo di togliersi la vita. Poi la difficile risalita, con una serie di piccoli lavori. Fino ai due incontri che gli hanno cambiato la vita. Ne parliamo in questa intervista

ll tuo nuovo album si intitola Bliss, che significa benedizione. Cos'è che oggi ti fa sentire beato, benedetto?
"Per me sentirsi 'benedetto' è trovarsi nel perfetto stato dell'essere. Io la trovo grazie alla musica che mi ha davvero salvato in un brutto momento della mia vita. Medito due volte al giorno e trovo quell'energia che mi permette di rigenerarmi e di ritrovare il migliore stato possibile di serenità ed energia creativa".

C'è qualche brano a cui sei particolarmente legato fra quelli presenti nel tuo nuovo album? Direi che suona come una serie di acquerelli sonori, alcuni molto rarefatti, altri romantici.
"E' una definizione che mi piace (sorride, ndr). I brani che preferisco variano da momento a momento, dipende dal mio stato d'animo. Di certo quest'ultimo mio lavoro è volutamente diverso dai precedenti. Fra gli ultimi brani, sono particolarmente legato a La Vernatelle".

Torniamo al momento dell'incontro con Michael Freeman, la persona che ti ha permesso di affrontare gli studi musicali e di usare il piano per rinascere come persona. Ti va di raccontare com'è andata?
"L'ho incontrato mentre lavoravo in un negozio di pianoforti. Una persona davvero molto gentile che ha cambiato in meglio la mia vita. In quel momento ero solo un ragazzo molto giovane, un commesso, che cercava di rimettere in piedi la propria vita devastata da una setta religiosa. Mi ha dato fiducia in me stesso, è difficile andare avanti quando le cose che ti sono accadute ti hanno reso molto insicuro e triste. Mi ha semplicemente chiesto come stavo e io gli ho risposto che per me era un periodo terribile, rischiando pure il licenziamento perché certo un commesso non deve buttare la propri depressione addosso al cliente. Ma lui ha detto che andava tutto bene, che avremmo potuto continuare la conversazione fuori orario di lavoro. E' stato lì che gli ho parlato del mio amore per la musica e il piano, lui ha organizzato un incontro con un suo amico pianista di nome Franscesco, che studiava ad Oxford, ci siamo seduti al piano e abbiamo cominciato a duettare. Francesco aveva un'istruzione accademica, io ero solo un appassionato, un autodidatta, ma dopo aver suonato ho visto che lui era entusiasta quanto io ero profondamente emozionato. Così hanno trovato il modo di permettermi di studiare piano e composizione ad Oxford, dove nei fine settimana potevo anche suonare in un albergo e pagarmi le spese oltre ad avere il loro aiuto".

Riopy al pianoforte

Il secondo incontro che cambia la tua vita è stato quello con Chris Martin dei Coldplay. Eri invitato ad un party in onore di Gwyneth Paltrow, allora moglie di Martin, ed è stato lui ad invitarti a suonare qualcosa.
"Sì, mio Dio, è stata un'emozione tremenda. Non potevo credere che stesse accadendo a me. Ho suonato un brano che avevo composto e alla fine lui si è alzato, e dopo una pausa di silenzio mi ha dato un grande abbraccio. C'era un sacco di gente Vip, un ambiente in cui non avrei mai pensato di stare. Una settimana dopo Chris mi ha richiamato per dirmi che mi aveva donato un pianoforte per poterci studiare su in modo comodo, e pensare che non avevo ancora il posto dove metterlo (ride). Ma quella è stata la spinta definitiva verso la musica come ragione di vita".