[L'intervista] "Vi racconto com'era lavorare a Non è la Rai con Boncompagni. E perché torno a cantare"

Pamela Petrarolo era nel cast digiovanissimE stelle del programma che ha segnato per sempre la tv italiana. Ora torna come cantante. E parla anche di Asia Argento, che conosce molto bene

Pamela Petrarolo ai tempi di 'Non è la Rai' ed oggi
Pamela Petrarolo ai tempi di "Non è la Rai" ed oggi
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Aveva appena dodici anni quando le si accesero di fronte agli occhi i riflettori degli studi tv che contano. Dopo Piccoli fans con Sandra Milo, Pamela Petrarolo completava i suoi esordi a Domenica In come presentatrice di giochi per bambini, attirando le attenzioni di Gianni Boncompagni e Irene Ghergo, gli inventori di un certo tipo di tv leggera, ironica, disimpegnata. Da lì alla promozione nel cast di tutte ragazzine di Non è la Rai, programma "cult" che ha segnato la nostra storia televisiva tra infinite polemiche, il passo è stato brevissimo. Pamela divenne in breve tempo una stellina di prima grandezza. Ora torna al grande pubblico con il singolo Vivere a metà, contenuto nel nuovo album A metà. E mentre prepara il primo "giro" di concerti, ha l'occasione per fare il bilancio di una vita nel mondo dello spettacolo cominciata in tenera età. Troviamo Pamela reduce da un provino per uno show tv, e dunque un po' trafelata.

Com'è andata?
"Questo lo saprò a suo tempo. Non posso dire di più. Se non che si tratta di un importante programma legato alla musica".

Veniamo all'album e al singolo, allora. Torni alla musica e in copertina di A metà sei, appunto, hai il viso fotografato in due metà, con acconciatura e trucco differenti. 
"E' un gioco, il mio modo di rappresentarmi per come ricordavano in molti negli anni Novanta, e per come sono ora. Non più ragazzina, ma madre di due figli, e donna che continua ad amare la musica, il ballo e lo spettacolo. Quel che è stato, bellissimo, è passato. Ora riparto e lo faccio mettendomi in gioco senza sconti. Sono fatta così".

Questo è anche un album di cover. Tornano i brani che già avevi interpretato con successo durante Non è la Rai. Ricordo una tua versione di Respect, di Aretha Franklin. Un mito assoluto.
"Sì, più volte mi è stato chiesto di rendere disponibili per l'ascolto o il download i miei successi. Con quest'album chiudo un cerchio, e ne apro un altro. Che prevede un prossimo album tutto di inediti. Ci sarà anche altro, non solo musica. Perché io sono cresciuta a pane e televisione".

Ci racconti qualcosa del lavoro con Gianni Boncompagni? Fu lui a spingerti a cantare.
"Vero. Io ho iniziato come ballerina di tip tap a Non è la Rai. Gianni mi sentì cantare Respect di Aretha e si accese. Mi disse: dovresti cantare in trasmissione. Io non riuscivo a crederci. Mi portò in sala di registrazione e la prima incisione si rivelò perfetta. Ed ecco il successo, i primi album che scalano le classifiche, ero proprio piccolina e ricordo tutto come fosse una grande fiaba. Boncompagni mi spingeva verso il soul. Oggi non potrei mai accettare una scommessa così rischiosa a cuore leggero. Beata incoscienza".

Si è detto molto e si è malignato molto di più sul lavoro di Boncompagni con le ragazzine. Tu come hai vissuto quella collaborazione?
"Per me è stata solo una fortuna aver cominciato il percorso artistico con lui. Tutto quello che so sull'interpetazione, il modo di porsi, la conoscenza musicale, l'ironia, il saper stare di fronte alle telecamere, l'ho imparato da Boncompagni. Un perfetto conoscitore della tv e un grande uomo di spettacolo. Con me Gianni è sempre stato assolutamente corretto. Circa l'ambiente di Non è la Rai, era elettrico e certo c'era la competizione fra ragazzine, ma eravamo anche capaci di amalgamarci. E' il valore aggiunto delle donne. Da quelle più grandi sono sempre stata curiosa di imparare".

Un periodo eri stata messa in grande evidenza fra le 100 ragazze di Non è a Rai. Sulla stampa dell'epoca qualcuno ricamò sul tuo ruolo di "anti-Ambra". Era una cosa voluta?
"No, per niente. Bonco sapeva benissimo che io e Ambra restavamo diverse. Io ero in primo piano nei numeri di canto e ballo, lei era più focalizzata sulla conduzione. Due talenti differenti, e tale è rimasto l'equilibrio tra noi quando, mancando Ambra, io sono stata promossa per direttissima alla conduzione di Non è la Rai".

Che succede ora? Parte la promozione?
"Sì, credo che tornerò presto in studio da Barbara D'Urso, che già in passato mi ha dato spazio. Poi comincerò a costruire i concerti, che si svolgeranno soprattutto l'anno prossimo".

Tu sei molto amica di Asia Argento, al centro della tempesta del #metoo e dei contraccolpi del caso Bennett, con le accuse mosse a Weinstein che per certi versi le si sono ritorte contro. Che pensi di come si è esposta?
"Io credo che Asia sia stata molto sfortunata. Se non avesse raccontato delle molestie subite, tutto ciò che è accaduto dopo non si sarebbe mai creato. Ma ecco il racconto infamante di questo ragazzo che la accusa. Io sono dalla sua parte, certi fatti lasciano traumi e lividi interiori e ci possono volere anni perché una vittima decida di renderli pubblici. Ad Asia non serve tirare fuori storie eclatanti per diventare Asia. Lei è Asia. Risorge dalle sue ceneri. E' molto fragile ma ha pure una forza tremenda. Ne uscirà con qualche ferita, ma guarirà".