Laura Valente: "Mio marito Mango, la sua morte e l'incredibile magia di Oro"

A cinque anni esatti dalla tragica morte del cantante e a pochi giorni dall'uscita di un cofanetto di 3 o 4 cd dal titolo "Tutto l'amore che conta davvero", sua moglie spiega perché è stato tutto talmente assurdo da non sembrare vero.

Difficilmente la scomparsa di qualcuno che amiamo ha un senso. Non c'è mai un senso, ma ancor meno c'è quando avviene all'improvviso. Eppure la morte di Mango, arrivata senza preavviso, mentre cantava sul palco "Oro", uno dei suoi più grandi successi, è stata agli occhi di un osservatore attento quasi la chiusura di un cerchio, un evento imprevisto sì, ma per molti aspetti magico. Per una serie di ragioni di cui abbiamo parlato con sua moglie, Laura Valente, ex voce dei Matia Bazar, a cinque anni esatti da quel tragico 8 dicembre 2014, e a pochi giorni dall'uscita di un cofanetto di 3 o 4 cd dal titolo "Tutto l'amore che conta davvero". L'opera raccoglie il patrimonio musicale dell'artista, compresi i "tesori nascosti" ovvero i brani più "liberi" scritti da Mango che per ragioni discografiche non sono mai diventati di punta. Un progetto musicale a cui hanno partecipato in prima persona oltre alla moglie anche i figli Angelina e Filippo. 

Quella sera mentre veniva colto da un malore, suo marito stava cantando "Oro", una canzone che ha rappresentato l'inizio ma anche la fine dell'artista. Una coincidenza che fa venire i brividi.
"Sì, quel suo pezzo è stato in qualche modo conclusivo e a me molto casuale non è sembrato. Sono quelle storie talmente assurde che non sembrano vere. Uno di quei casi un cui la realtà supera la fantasia".

Oltretutto lui lo aveva detto più volte, è triste ricordarlo, che avrebbe voluto morire sul palco
"Sì, è vero"

E "Oro" è anche un brano che ha segnato l'inizio della vostra lunghissima storia d'amore
"Sì, io e Pino avevamo lo stesso produttore ed ero andata in studio mentre lui stava registrando quel pezzo: è stata la prima volta che lo vedevo. Un brano bellissimo che poi ha spopolato. Emblematico il fatto che nel 1985 partecipò a Sanremo nella categoria giovani, ma uscì. Poi grazie al successo di "Oro" l'anno successivo passò direttamente tra i big. Insomma "Oro" è stato un brano propulsivo. Un capolavoro senza tempo, è ancora molto attuale"

Insieme nella vita per tanti anni, ma anche sul palco. Un'intesa perfetta
"Poco sul palco, a dire il vero. Abbiamo cercato di centellinare le occasioni. Poi, certo, i cori glieli facevo sempre "gratis". Abbiamo iniziato a collaborare nel 1984 e lui, tra l'altro, è stato l'autore del mio unico album da solista ( Tempo di Blues). Ci siamo accorti subito che la nostra natura artistica era assolutamente in sintonia. Quando cantavamo insieme le voci vibravano allo stesso modo. Poi da li abbiamo capito che c'era dell'altro".

C'era competizione tra di voi?
"No, assolutamente. Tra artisti non può esistere la competizione"

Lei è stata la voce dei Matia Bazar dopo l'addio di Antonella Ruggiero. Non roba da poco. Come ha vissuto il passaggio del testimone?
"Diciamo che allorea avevo una buona dose di incoscienza. Mi sono buttata, dopo tanti no che avevo detto. Anche se sapevo che sarebbe stato impegnativo. La prima esibizione l'abbiamo fatta ad Amsterdam in Piazza Dam. Un mega concerto, ma non ho sentito alcun peso. Poi certo quando è partito il tour in Italia è stato diverso. A metà tour avevo perso la voce: urlavo troppo perché ogni sera dovevo dimostrare di essere all'altezza. Poi ho imparato a gestire la cosa e capito che non può essere una gara. E' stato un periodo bellissimo della mia vita".

Poi la decisione di fermarsi, per dedicarsi alla famiglia. Le è mai balenato in testa di tornare in pista?
"In realtà ho deciso di lasciare i Matia Bazar quando è mancato Aldo Stellita ed è entrato Piero Cassano . Li ho capito che non c'erano più le condizioni artistiche per restare nel gruppo. Non ho mai smesso di cantare ma comunque vivendo a Lagonegro (ha abitato li per 23 anni e Mango era molto legato alla sua terra) non era semplice assentarsi per interviste e altri e ho scelto di stare con i miei bambini. La priorità è sempre stata la mia famiglia".

E ora che i figli sono cresciuti?
"C'è un'età per tutto. In realtà non mi sono mai fermata, però la grande esposizione non mi interessa. E' andata così finora, poi vedremo".

E lo dimostra anche questo progetto, voluto e pensato insieme ai suoi figli. Che cosa rappresenta per lei, per la memoria di suo marito "Tutto l'amore che conta davvero"
"E' un opera dovuta, perché Pino ha rappresentato una pagina unica per la musica italiana. E abbiamo cercato di creare una sorta di compendio delle sue tante sfaccettature. Mio marito non è stato un artista facile da inquadrare, era poliedrico ma soprattutto molto talentuoso: era un autore che scriveva canzoni meravigliose, ma aveva anche una vocalità incredibile che gli ha permesso di spaziare e di interpretare brani di altri artisti. In più negli ultimi anni aveva anche sviluppato una capacità letteraria molto importante che l'aveva portato a pubblicare due raccolte di poesie. Una terza era rimasta nel cassetti e l'abbiamo pubblicata dopo che è mancato". 

All'interno del cofanetto c'è tutto: dai grandi successi agli incontri con gli altri artisti, al cd dei tesori nascosti. 
"Sì, c'è tanto e c'è di tutto ma comunque abbiamo dovuto fare delle scelte. Sempre a tre mani, in perfetto accordo con i miei figli, e soprattutto con tutto l'amore che potevamo. Dentro ci sono anche i pezzi che magari erano stati scartati perché meno orecchiabili ma non per questo meno belli e dove c'è proprio la vera anima di Pino".

E il titolo "Con tutto l'amore che posso", come è nato?
"Volevamo un titolo che fosse suo, o di una poesia o di un brano. Alla fine abbiamo scelto un vecchio brano "Con tutto l'amore che posso" (che non è nel cofanetto). In realtà quella è anche un'espressione che Pino usava sempre per salutare i suoi fan. Con loro aveva un rapporto bellissimo".

E voi, come vi siete salutati l'ultima volta?
"Gli ho giusto detto: "Buon concerto", poi sono andata a sedermi sotto il palco"

Su quel palco, dove stava cantando "Oro" Mango è rimasto, da li non è più sceso. Ed in fondo era quello che desiderava. Una tragedia, che in qualche modo ha quindi rappresentato per lui il coronamento di un sogno e, appunto, la chiusura di un cerchio. Nel suo caso tutto d'Oro.