"Cantiamo la pedofilia per una missione speciale. E Sanremo ora non c'entra"

Pierdavide Carone e i Dear Jack parlano della discussa esclusione dal festival del loro brano "Caramelle" e di come l'apparente sconfitta si sia infine rivelata una grossa opportunità per rialzare la testa e ripartire. Con una grande responsabilità

'Cantiamo la pedofilia per una missione speciale. E Sanremo ora non c'entra'
Pierdavide Carone i Dear Jack

Anche da una pesante sconfitta può nascere una grande opportunità. E così è stato per Pierdavide Carone e i Dear Jack esclusi dal prossimo Festival di Sanremo dopo aver presentato il singolo “Caramelle”, un brano forse scomodo che parla in maniera forte, senza veli, dell'incontro tra due adolescenti (Marco e Marica) e quello che si rivelerà essere il loro aguzzino. Inattesa o forse no, quella bocciatura, arrivata a fine dicembre, ha scatenato una tempesta di sentimenti contrastanti nell'animo dei due ex Amici: da un lato c'è la delusione naturale degli esclusi, dall'altro c'è la rabbia verso chi ha pronunciato il verdetto (“Avevo anche duettato con Baglioni, dirà Carone qualche giorno dopo, e da lui non me lo aspettavo. Quetsa è censura”). Ma soprattutto c'è l'orgoglio di chi crede nella propria creatura e vuole farla conoscere al mondo. Non importa che la platea sia quell'Ariston, i confini di un social network non conoscono barriere ne tabù e possono estendersi all'infinito. E così, ingoiato il rospo e rialzata la testa, l'orgoglio di Carone e dei Dear Jack prende il sopravvento: il risultato è che il 22 dicembre proprio alla vigilia di Natale il brano viene lanciato su Youtube. E appena pochi giorni dopo conta migliaia di condivisioni e l'inatteso endorsement di tanti grandi nomi della musica: Giorgia, Elisa, i Negramaro, Bennato, i Nomadi, J-Ax, Ermal Meta ed i Tiromancino.

Di "Caramelle" nel frattempo si parla ovunque, e l'eco della polemica approda anche nella conferenza stampa di presentazione del festival. Ma mentre il suo direttore artistico, Claudo Baglioni, cerca di gettare acqua sul fuoco, dichiara persino di aver provato a contattare Carone senza esito e assicura che non si è trattato di censura e che la graduatoria è di per se stessa opinabile, i due ex Amici hanno già voltato pagina. Davanti a loro una sfida ancora più grande, della quale hanno voluto parlare con noi di TiscaliNews.

Pierdavide, sbollita la rabbia? O ce l'hai ancora con Baglioni?
"Non è che io voglia ritrattare quanto detto subito dopo aver appreso dell'esclusione attraverso le pagine del Corriere della Sera, ma voglio precisare che quelle accuse erano il frutto della delusione ed essendo io un emotivo, a caldo ho reagito così. Certo sul fatto che se il brano fosse stato presentato da un big l'esito sarebbe stato diverso il dubbio mi è rimasto. Anche perché il pezzo è piaciuto a tutti, e allora perché a loro (la commisisone sanremese) no? Poi tutto è opinabile, per carità. Ma il tarlo del dubbio rimane anche se mi spiace che dopo le mie dichiarazioni qualcuno si possa essere offeso".

I media hanno parlato tanto di questa esclusione, possibile che Baglioni o qualcuno del suo entourage non abbia cercato di contattarvi perlomeno per chiarire?
"A che mi risulta nessuno ci ha contattato, né Baglioni né altri". 

Ti è mai venuto il dubbio che si sia trattato di una esclusione di "opportunità"? Il tema trattato è piuttosto forte e oltretutto la vicinanza di Baglioni agli ambienti ecclesiastici è cosa nota. Lui d'altronde è uno che riesce persino a fare i concerti in Vaticano
"No, non l'ho mai pensato.Proprio in questo momento storico abbiamo un Papa che sta cercando in tutti i modi di rompere il velo di ipocrisia intorno al tema della pedofilia. Anche combattendo all'interno stesso della Chiesa. Quindi non avrebbe senso. Proprio adesso no".

Ma il testo della canzone è molto forte, di quelli che ti toccano profondamente, fa quasi male. Non è che abbiate cercato di ottenere consenso sfruttando un dramma? Oggi più che mai sono i drammi a fare audience
"La risposta in questo caso mi riesce ancora più facile. E' da tempi non sospetti che mi occupo di storie e le storie spesso sono drammatiche. Ad Amici presentai un brano che parlava di malasanità (La ballata dell'ospedale del 2009) e a Sanremo con Lucio Dalla abbiamo trattato l'amore tra un adolescente e una prostituta (Nani' nel 2012). Io penso che un cantautore abbia anche un ruolo sociale. E questo (la pedofilia, ndr) è un tema che deve venir fuori. E' il momento di parlare, insomma, anche andando oltre il concetto di gara e di tabù. Non si può solo cantare l'amor leggero".

Sbollita la rabbia, cosa è sucesso?
"La cosa più incredibile e anche bella che mi è successa è che dopo la diffusione del brano ho iniziato a ricevere tanti messaggi privati di persone che avevano vissuto sulla propria pelle il dramma che noi cantiamo in "Caramelle". Ed è questo che ha cambiato completamente il mio punto di vista. La cosa più importante non è più l'esclusione dal festival quanto il fatto che la canzone sia arrivata all'anima di tante persone, Quindi adesso io e i Dear Jack sentiamo una responsabilità nuova, nei confronti di queste persone. Che magari stavano cercando di dimenticare e sentendo la canzone invece trovano il coraggio di parlare. La cosa sta prendendo piede al punto che un'associazione che segue le persone abusate (c'è una onlus di Reggio Emilia) ha condiviso il pezzo. Insomma, abbiamo una grande resposnabilità".

Sanremo e la delusione per l'esclusione sembra dunque acqua passata. Anche per Lorenzo Cantarini, il nuovo frontman dei Dear Jack, che con Pierdavide Carone ha condiviso la rabbia e anche le soddisfazioni che sono arrivate dopo.

Lorenzo, mi pare di capire che anche tu abbia ben digerito il colpo
"Quando abbiamo iniziato la collaborazione con Pierdavide Carone non immaginavamo che cosa sarebbe successo, se la canzone sarebbe risultata pesante o no e quindi tutto questo clamore non puo' che averci fatto piacere. Evidentemente quando la musica affronta un tema del genere e lo fa con spontaneità, senza strategie, funziona. La canzone ha dimostrato di avere delle gambe sue sulle quali camminare. A prescindere da Sanremo. Anzi, e i precedenti lo dimostrano, spesso l'esclusione porta bene".

Però la decisione di diffondere il brano a Natale è stata un  po' azzardata, non trovi? Proprio il momento in cui si celebra la bontà"
"Inizialmente c'è stata anche una discussione sull'opportunità di farlo uscire in quel periodo, ma poi alla fine "perché no", a Natale si produce anche tanta spazzatura, quindi si inquina di più. In definitiva, bando alle iprocrisie. Sono contento che sia uscito a Natale".

"La pedofilia "cantata" ha sempre destato scalpore. Per il pezzo di Gino Paoli "Il Pettirosso" si scomodò persino il Parlamento. In quel caso il messaggio controverso era che si può avere pietà anche per chi ti fa del male. Apriti cielo
"Si rischia sempre presentando canzoni del genere. Anche perché spesso manca il supporto dei media. Forse da loro ci si aspetta un ruolo diverso: di aiutare la gente ad esser più serena, a distrarla. E il nostro è un pezzo che in effetti può creare un certo turbamento e non ha un lieto fine".

Il testo, appunto. Molto forte. Specie quando entra nel vivo della violenza
"Sì, in effetti nel brano c'è una parte più sconvolgente delle altre, quella dell'attimo in cui la vittima dice: "Fallo in fretta senza farmi male, Ti giuro, non avrò niente da raccontare, Però fa’ in fretta così torno a respirare". Da qui si comprende l'approccio del pezzo. Non c'è nessun tentativo di rigirare la frittata per cercare di trovare qualcosa di positivo. Niente. Chi subisce  la violenza è costretto a conviverci. Punto, senza nessun lieto fine".

Un lieto fine lo si trova invece alla fine di questa storia che vi abbiamo raccontato: la storia di una polemica che poteva rimanere tale e invece è andata oltre. Grazie al coraggio e alla determinazione dei suoi attori principali, che hanno trasformato quella che era apparsa inizialmente come una grande sconfitta in un'opportunità per arrivare al cuore di certe persone ed aiutarle a tirare fuori un dolore che certo non passerà mai, ma forse per il fatto di poterne parlare farà un po' meno male.