[Il commento] Il silenzio che protegge la malattia di Battiato. “Amico, non mi riconosci più”

Sulle indiscrezioni circolate nelle ultime ore che lo vorrebbero avviato verso l’addio alla carriera a causa di un male degenerativo, la famiglia ha eretto il muro del no comment, negando ogni ipotesi relativa all’Alzheimer. A far pensare alla “malattia dei ricordi” era stato un post di un caro amico dell’artista, Roberto Ferri, che dopo essere andato a trovarlo ha scritto, con parole delicate e piene d’affetto un “Ode all’amico che non mi riconosce più”

Franco Battiato
Franco Battiato
di Paola Pintus

“Abito in una casa di collina,  e userò la macchina tre volte al mese. Con 2000 lire di benzina scendo giù in paese. Quante lucertole attraversano la strada! Quanti giardini di aranci e limoni! Balconi traboccanti di gerani…Per Pasqua oppure quando ci si sposa usiamo per lavarci petali di rose”. Eccolo qui il mondo di Franco Battiato, racchiuso per rime in uno dei suoi testi più poetici, quel  “Giubbe Rosse” che racconta con paroole semplici e raffinatissime insieme il piccolo universo di Milo, il buen retiro siciliano scelto dall’artista negli anni della maturità. E’ qui, sospeso fra l’azzurro del cielo e il nero della fertile terra dell’Etna, che il cantautore ha scritto tanti dei suoi successi, capaci di descrivere i ritmi della quotidianità la dimensione spirituale, quasi ascetica della sua scelta di vita: “Ritornare a Sud, per seguire il mio destino. La prossima tappa del mio cammino. Per trovare la mia stella e i cieli e i mari prima dov’ero”.

Dentro il suo "oceano di silenzio"

Qui, a fine anni ‘80  dopo  il grande successo della fase “pop” celebrata dall’Era del Cinghiale Bianco, l’artista d’avanguardia ha scelto di fermarsi per imprimere una nuova svolta alla  sua produzione,  dando sempre più spazio alla ricerca filosofica sospesa fra Occidnte ed Oriente, con quella particolare fascinazione per la cultura araba e per la mistica dei sufi che nella musica  trovava il sincretismo perfetto, capace di trasmettere la complessità dell’incontro fra le culture mediterranee attraverso il filtro della sensibilità dell’artista siciliano: il concerto da Baghdad rimane un esempio insuperato di questo sincretismo perfetto.  A Milo, fra le grandi vetrate della sua villa immersa nel verde, Battiato ha composto anche le  liriche di brani come E ti vengo a Cercare, Oceano di Silenzio,  La Cura e quell’unica digressione dal mondo interiore a quello dell’impegno sociale, con la vibrante condanna di “Povera patria”,  vero e proprio manifesto di resistenza civile negli anni delle stragi di Falcone e Borsellino e di Tangentopoli.  

Il rifugio e la malattia

Oggi più che mai Milo è diventata il rifugio dell’artista, chiuso nel riserbo più assoluto dopo l’interruzione del suo ultimo tour a novembre scorso, a causa di una caduta in casa che gli aveva provocato la rottura del femore. Sulle indiscrezioni circolate nelle ultime ore che lo vorrebbero avviato verso  l’addio alla carriera a causa di un male degenerativo, la famiglia ha eretto  il muro del no comment, negando ogni ipotesi relativa all’Alzheimer. A far pensare alla “malattia dei ricordi” era stato un post di un caro amico dell’artista, Roberto Ferri, che dopo essere andato a trovarlo ha scritto, con parole delicate e piene d’affetto un “Ode all’amico che non mi riconosce più”. Conferme indirette erano giunte anche dai commenti al post di Ferri, fra cui quello di un altro amico dell’artista, lo scrittore catanese Salvatore Massimo Fazio che aveva  parlato del tacito patto di pudore in cui l’intera comunità di Catania si era stretta “per non dire che quel male, lo ha preso. E tacevamo”. 

Padre spirituale in musica 

Nel rispetto della volontà dei familiari, non ci soffermeremo oltre sui problemi di salute di Battiato, che a prescindere da tutto rimane attraverso la sua arte rigorosa un maestro insuperato, molto più che un cantautore: quasi un padre spirituale per tanti italiani che ha saputo accompagnare con leggerezza e profondità in una ricerca costante del senso della vita e del Supremo. Ci auguriamo che il maestro Battiato torni presto a calcare i legni di un palcoscenico, magari sotto la volta stellata dell’amato teatro di Segesta. Fino ad allora, a tutti noi rimane il messaggio che ci ha affidato in musica e parole, da custodire ancora, come colonna sonora dei giorni da qui a quando avrà ancora senso domandarsi il perché di ogni cosa. Grazie Franco.