Ghemon, propongo un sindacato e concerti on demand

Ghemon, propongo un sindacato e concerti on demand
di Ansa

(ANSA) - ROMA, 23 APR - "Ho scelto di esserci, in questo momento difficile. Da una parte perché penso che la musica non debba fermarsi e perché a questo progetto ho lavorato con dedizione per un anno, dall'altra perché lo devo ai fan, la mia famiglia allargata, che aspettavano e chiedevano questo disco". Ghemon spiega così la sua decisione controcorrente rispetto alla maggioranza dei suoi colleghi di uscire con un nuovo lavoro discografico, dal titolo Scritto nelle stelle, che racchiude nelle 11 tracce una maggior consapevolezza di sé (dal 24 aprile, coproduzione Carosello Records e Artist First). E offrendo, in attesa di incontri di persona, anche il primo instore digitale. Non è un sognatore Ghemon. Guarda con realismo alla situazione che lo circonda e - con un tour al momento sospeso - non si fa illusioni. "E' chiaro che non si tornerà a fare concerti tanto presto, immagino che difficilmente ce ne saranno prima della primavera prossima. E bisognerà trovare un modo per sfruttare nel migliore dei modi la tecnologia, che non era pronta a tutto questo. Non un live da casa, che spesso gli artisti propongono più per se stessi, per sentirsi al centro dell'attenzione, che non per i fan. Penso a una piattaforma per concerti on demand, magari con un'offerta all'ingresso". Una proposta coraggiosa, in un mondo che spesso considera la musica (e la cultura) non necessaria e superflua. "E' una categoria fatta di partite Iva, di piccole e medie imprese: gli artisti sono i primi a dover spiegare che non è tutta apparenza, che dietro c'è fatica, lavoro, obblighi, scadenze, famiglie". Immagina anche che, la situazione di crisi che si è creata con l'emergenza coronavirus, possa finalmente spingere gli artisti, per la prima volta, a unirsi in una stessa lotta. "E' ora di sedersi al tavolo tutti insieme". Una rappresentanza sindacale dei musicisti? "Sì, qualcosa del genere, un'associazione, un consorzio. Ma per essere credibili dobbiamo essere in tanti". (ANSA).