Mahmood porta l'Italia all''Eurovision song'. Peccato per le gaffe plateali

L'Eurovision song contest, l'evento musicale più grande al mondo, entra nel vivo e c’è già grande attesa per la finale, che si disputerà Sabato. A fare da contorno alla kermesse canora, non solo gli appelli a boicottare la città dove si sta svolgendo, Tel Aviv, da parte di organizzazioni palestinesi, ma anche alcune cadute di stile che hanno riguardato in particolare il rappresentante in gara per l’Italia, Mamhood, che presenterà una versione nuova della sua “Soldi”. Apprezzatissimo, nonostante le polemiche iniziali - il suo brano tra i vari record ha ottenuto il debutto più alto di sempre per un italiano nella classifica mondiale di Spotify -  il cantante si è dovuto sorbire le domande spesso fuori luogo dei vari cronisti che evidentemente non avevano ancora ben chiare le sue origini.

Mamhood rappresenta l'Italia, tra gaffe e cadute di stile

Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood, è nato a Milano e cresciuto a Gratosoglio, nelle periferia della stessa città. Nonostante ciò alcuni giornalisti sembra non vogliano ricordarsi che è italiano al 100%. Dopo la gaffe di una cronista italiana che qualche settimana fa gli ha chiesto che cosa gli mancasse di più del suo Paese a Tel Aviv, ecco che a equivocare le sue origini ci si son messi pure i giornalisti dell’Eurovision durante la conferenza stampa di presentazione. Con domande ancora più banali, oltretutto. "Stai facendo il Ramadan?", gli è stato chiesto. E ancora: "Come ti senti ad essere un cantante egiziano che canta in arabo in Israele?”. Mahmood, che evidentemente a tali domande si è ormai abituato ha replicato con gentilezza spiegando appunto di essere cristiano e italiano al 100%.Solo in un frangente è parso sorpreso e cioè quando uno dei cronisti in sala gli ha domandato: “Vivi in un ghetto o è solo una canzone?”. Cadute di stile a parte, Mahmood resta uno dei favoriti per la vittoria.

Madonna e gli appelli al boicottaggio 

E se per l'Italia ad esibirsi ci sarà Mahmood, a rendere l’evento attesissimo ci penserà Madonna, che sabato 18 maggio durante la finale canterà due brani: uno dall'album 'Madame X' in uscita a giugno e la hit 'Like a prayer'. La regina del pop ha dichiarato di volersi esibire malgrado gli appelli al boicottaggio per il suo arrivo in Israele. "Non smetterò mai di fare musica per piegarmi a qualsivoglia richiesta politica, né smetterò di parlare pubblicamente contro le violazioni dei diritti umani in qualsiasi parte del mondo", ha affermato la cantante. I produttori di Madonna avevano annunciato a inizio aprile che la star avrebbe offerto "una performance speciale durante il concorso dell'Eurovision". L'annuncio del suo arrivo ha scatenato però durissime polemiche, alimentate da numerosi artisti e organizzazioni che sostengono la campagna di appelli al boicottaggio per protestare contro "la violazione dei diritti dei palestinesi".

L’Italia e l’Eurovision song, una lunga storia di poco amore

Snobbato dall’Italia fino a qualche anno fa, L’Eurovision song è un evento in parte voluto proprio dall’Italia. I suoi natali si devono in parte a Sergio Pugliese, dirigente Rai negli anni cinquanta. Fu lui a suggerire l'istituzione di una gara canora internazionale, garantendo così al nostro Paese un posto di diritto insieme a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. E’ dunque una lunga storia quella che ci lega all'Eurovision. Eppure, nonostante questo, sono solo due le nostre vittorie: nel '64, a Copenaghen, dove a trionfare fu l'allora sedicenne Gigliola Cinquetti con Non ho l'età (per amarti), e nel '90, a Zagabria, con Toto Cutugno e Insieme: 1992.

Nel 1997 scoppiò il caso Jalisse

Un medagliere abbastanza scarso, ma va considerato che l’Italia è stata assente per ben dieci edizioni dalla kermesse: nel 1997, la Rai annunciò infatti la decisione di non far partecipare più i cantanti italiani alla manifestazione. In quell’anno scoppiò “il caso Jalisse”. Super favoriti per la vittoria finale con “Fiumi di parole” si classificarono solo al quarto posto. Il duo accusò allora la Rai di “complotto” adducendo il fatto che  se avessero vinto l’Italia avrebbe dovuto ospitare la manifestazione e la tv di stato non ne aveva alcuna intenzione.  Soltanto nel 2011, Raphael Gualazzi, vincitore della precedente edizione di Sanremo Giovani con Madness of Love, tornò a calcare quel palco.