"Siete qui nel bel mezzo di una guerra mondiale, grazie". La splendida lezione di Diodato

Al Parco dei Suoni di Riola, in Sardegna, il cantautore tarantino-aostano non si risparmia e abbraccia in modo speciale il pubblico coraggioso

Diodato durante il concerto (foto dal profilo Facebook del Parco dei Suoni)
Diodato durante il concerto (foto dal profilo Facebook del Parco dei Suoni)

A un'ora e mezza dall'inizio di un concerto in cui non si è risparmiato un solo secondo, Diodato prende il microfono avvicinandosi al pubblico seduto e distanziato (la distanza giusta, quella intelligente, non siamo a un concerto "improvvisato" di Salmo) e dice: "Dovete fare l'applauso più grosso ed entusiasta voi stessi. Io non ho parole, siete qui nel bel mezzo di una guerra mondiale". Ed è proprio così. Tornare ad entusiasmarsi sotto a un palco è diventato quasi un atto rivoluzionario per cuori forti, capaci di seppellire per qualche ora le paure in cui viviamo immersi. Il virus, il contagio, le varianti, la destabilizzazione di un'informazione che litiga con se stessa ad ogni talk show, confondendo il resto della società. Concerto splendido, quello di Diodato al Parco dei Suoni di Riola. E non è facile entusiasmo, questo. Spieghiamo perché.

Una band insolita e una grande cultura della canzone

Che il cantautore tarantino-aostano sia immerso nella migliore cultura della canzone, a partire da quella italiana, era chiaro fino dall'introduzione pre-concerto, affidata a un melange di brani di De André, Paoli, il Lauzi di Ricorderai e così via. E come autore Diodato non spreca quasi niente: i suoi testi sono attenti, personali, cesellati, vanno in profondità degli stati d'animo, anche quelli più devastati. Non hanno paura dell'ironia, spesso capita male in questi anni di nuovo integralismo politically correct. Le canzoni sono "vestite" da arrangiamenti affidati da una band insolita: basso batteria e chitarra elettrica, certo (con un ottimo Andrea Bianchi all'elettrica), tastiere che emulano il Mellotron e si interfacciano con glockenspiel e toy piano, poi tromba e flicorno, il violino e il coordinamento musicale affidato a un certo Rodrigo "Afterhours" D'Erasmo. Ma il vero colpo di genio è il sax baritono di Beppe Scardino, a creare l'allure dark del suono e contemporaneamente a spingere ritmicamente come una seconda chitarra distorta. 

Su e giù per i sentimenti

Con quella voce da angelo teso, Diodato non si fa sconti quando sviscera il suo sentire d'autore: da Cosa siamo diventati a Mi si scioglie la bocca a Solo, fino al verso capolavoro Gli uomini sono alberi nostalgici del cielo/E i pensieri sono i loro rami toccati dal vento, agli omaggi a De André e Baggio e all'approdo nella Babilonia degli stati d'animo. Senza dimenticare di scartavetrare con ironia l'anno e mezzo di convivenza forzata a causa di virus, che porta anche chi si è amato con feroce dedizione ad arrivare a dire all'altro "non ti sopporto più". Più di due ore, compreso l'omaggio bonsai a No Potho Reposare e Andrea Parodi, con una maledetta voglia di ballare rimasta a metà. Ma è già tanto, far saltare la paura del virus che vorrebbe bloccarci, e riuscirlo a fare senza trovate fesse come quella di Salmo ad Olbia. Ah, e Fai rumore? Arriva ma solo in fondo, come ciliegiona su una torta molto saporita.