Danilo Rea e la promessa incredibile di Mina: "Vi svelo com'è la più grande di tutti"

Da 25 anni suona accanto alla Tigre di Cremona alla quale per i suoi 80 anni ha dedicato un disco e ora un tour. E Danilo Rea in questa videointervista racconta com'è lavorarci insieme, come ha conquistato la sua fiducia e di quella promessa che forse un giorno in un piccolo jazz club di Milano si realizzerà

Un funambolo che al posto della corda utilizza i tasti bianchi e neri del pianoforte. Un equilibrista che sa cavalcare il pop e il rock così come la musica classica e perfino la lirica ma sempre attraverso la sua visione che è quella, immortale, del jazz. Dell’improvvisazione sull’onda dell’emozione, mettendo insieme perizia tecnica da brivido ed armonia. Danilo Rea è un fuoriclasse della musica italiana, un musicista sublime che ha accompagnato grandi artisti, da Claudio Baglioni a Gino Paoli, da Fiorella Mannoia a Renato Zero. Pino Daniele gli disse: “Sei il primo musicista nato a nord di Napoli con il quale collaboro”.

Quella volta che ho detto di no a Chet Baker

E Chet Baker, sì, proprio “quel” Chet Baker, il trombettista leggendario morto in maniera drammatica e ancora oggi misteriosa ad Amsterdam nel 1988, gli chiese di continuare a suonare con lui, quando Rea aveva appena 22 anni. “E ancora oggi non riesco a spiegarmi come ho fatto a dirgli di no”, commenta nella videointervista rilasciata a Tiscali. Anche se poi spiega: “Chet Baker era già in preda all’uso di alcol e droghe e l’atmosfera non era delle migliori. Ma viaggiare con lui in macchina e accompagnare il suono della sua tromba e dei suoi silenzi è stato un regalo della vita”. Naturale che un’artista di prima grandezza come Mina dovesse accorgersi di questo pianista sui generis, che si autodefinisce “Il jazzista imperfetto”, così come ha intitolato la sua bellissima autobiografia scritta con Marco Videtta due anni fa. “Mi ricorderò sempre la prima volta che ha telefonato a casa e che mia madre si è sentita dire semplicemente che era Mina e che voleva parlare con me”, racconta Danilo Rea. Che da quel lontano giorno del 1988 è diventato “il” pianista di Mina, visto che la loro collaborazione è andata avanti per oltre 25 anni.

 Ecco com'è lavorare con Mina

“Lavorare con lei è fantastico perché ha un talento fuori misura. Con lei è sempre “buona la prima”. Se facciamo una prova più che altro è per noi musicisti. E poi è l’unica persona che ha venduto milioni e milioni di dischi senza che il successo la cambiasse in alcun modo. Lei fa solo ciò in cui crede, è libera in tutti i sensi”. Così, complice il figlio Massimiliano Pani, è nato “Tre in una”, un disco omaggio agli 80 anni della Tigre di Cremona in cui Danilo Rea, Massimo Moriconi e Alfredo Golino, tre “fedelissimi” di sempre, reinterpretano in chiave jazz parte dello sterminato repertorio di Mina. “Curiosamente abbiamo scelto i brani che con lei non abbiamo mai suonato, quelli degli anni sessanta e Settanta, che fecero la fortuna di “Studio 1” e di “Canzonissima” da “Grande grande grande” a “Tintarella di Luna”. E ora quel disco è diventato un tour che nei giorni scorsi ha toccato anche Cagliari grazie al Festival “Forma e poesia nel jazz”.

Mina è una vera artista jazz. Con lei si registra sempre live ed è "buona la prima"

In questa videointervista concessa a Tiscali, Rea racconta come si è evoluto il loro rapporto e che cosa si prova in momenti irripetibili, come quando Mina seduta davanti al mixer col foglio in mano si mette a scalare le note e confeziona “live” un capolavoro come “Oggi sono io”. “Lei è molto jazz. Con Mina si improvvisa e si suona “live” anche se in studio”. E poi c’è quella promessa che aleggia nell’aria da diversi anni: “Mina un giorno ci ha detto: “Perché non organizzate un concerto jazz in qualche piccolo club di Milano e poi io arrivo all’improvviso, senza dire niente a nessuno, e mi metto a cantare con voi?”. Boutade o ennesimo capitolo di una carriera vissuta sull’onda dell’imprevedibilità? Non è dato saperlo. Per ora.