Cesare Cremonini: "Quel mostro che avevo dentro aveva braccia corte e appuntite, ma l'ho sconfitto"

Il cantautore bolognese rivela in una lunga intervista la sua dura battaglia contro la schizofrenia

di M.E.P.

Sono lontani i tempi in cui con la sua "50 special" allietava l'estate di adolescenti e ragazzoni attempati. Adesso Cesare Cremonini è cresciuto (40 anni compiuti a fine marzo), maturato e nel bagaglio delle esperienze meno belle c'è di tutto, compresa anche la lotta, difficile ed estenuante con quello che lui stesso definisce un "mostro". Figlio forse di un successo arrivato all'improvviso, destabilizzante, a partire dal quale niente sarebbe stato più come prima. "Solo un pagliaccio poteva sopravvivere a un cambiamento così grande. Per questo mi colorai i capelli di rosso”, racconta il cantautore a questo proposito ad Aldo Cazzullo, che lo ha intervistato per il Corriere della Sera. 

A quel periodo risale la scoperta di quell'entità astratta, di quel qualcosa difficile da controllare. E il cui nome venne fuori per caso, il giorno che decise di accompagnare una persona dallo psichiatra. Li il racconto: “Quasi ogni giorno, sempre più spesso, sentivo un mostro premere contro il petto, salire alla gola. Mi pareva quasi di vederlo. E lo psichiatra me lo fece vedere. L’immagine si trova anche su Internet. “È questo?”, chiese. Era quello”. Lui descrive con  braccia corte e appuntite, gambe ruvide e pelose, la diagnosi è molto più chiara: schizofrenia.

La deriva totale, "smisi di tagliarmi la barba e i capelli. Superai i cento chili. Non facevo più l’amore, se non da ubriaco. Avevo smesso qualsiasi attività fisica", poi le cure dallo psichiatra, grazie al quale ce l'ha fatta: “Mi chiese cosa mi faceva sentire meglio. Risposi: camminare. Non lavorare, quello era la causa. La cura era camminare. Ho preso anche farmaci, cose leggere, di cui non parlo per rispetto a chi ha dovuto fare cure farmacologiche pesanti. Ho camminato per centinaia di chilometri e mi sono ribellato all’eccesso di attenzione per tutto quel che proviamo".

E se il nemico lo conosci, lo sai anche affrontare. "Quando sento il mostro borbottare, mi rimetto in cammino. Su una collina, in montagna. Sono tornato dallo psichiatra alla fine del primo tour negli stadi. Mi ha chiesto se vedevo ancora i mostri. Gli ho risposto di no, ma che ogni tanto li sento chiacchierare. E lui mi consigliò: 'Let them talk' (lasciali parlare, ndr), che poi è anche il titolo del suo nuovo libro, dove per la prima volta Cesare si espone, mostrando tutto se stesso. Nel bene e nel male.