Carmen Consoli e la fecondazione assistita: cade il segreto su chi è il padre di suo figlio

Madre di un bambino di otto anni, finora la "cantantessa" non aveva mai voluto rivelare l'identità del donatore del seme. Ora il velo si alza. E vanno a pezzi alcuni luoghi comuni su di lei

Carmen Consoli
Carmen Consoli

Sei anni fa, quando intervistammo Carmen Consoli, alla domanda perché non volesse rivelare l'identità del padre di suo figlio, ci rispose testualmente: "Non ho rivelato chi è il padre di mio figlio semplicemente perché lui preferisce così, non posso decidere solo io. E c'è di mezzo un bambino, ancora molto lontano dai diciotto anni. Allora potrò svelare, col permesso suo e del papà, dettagli che restano riservati. Se dovessi parlare solo di me non avrei problemi a farlo, ma qui c'entrano altre due persone carissime, che rispetto". Oggi quel segreto cade. Serve tempo ed accortezza e di certo bisogna essere a proprio agio quando si parla di scelte tanto personali e delicate. Ma è la stessa "cantantessa" a sollevare il velo della massima riservatezza.

La scelta matura della fecondazione assistita

Carmen Consoli ha spiegato che il padre di suo figlio Carlo Giuseppe, nato mediante fecondazione assistita, è un laureato in medicina, amante della musica classica e che ha studiato pianoforte. E' stato lui a donare il seme che ha permesso alla cantautrice di diventare mamma. Un processo a tappe durato due anni, con un va e vieni fra l'Italia e Londra, fra pratiche mediche e confronti psicologici. Oggi il bambini "sembra crescere sereno" dice mamma Carmen, ha otto anni, studia la batteria, è circondato dall'affetto di zie e nonna e si parla di un suo giocoso debutto in un brano del prossimo disco della Consoli, in fase di preparazione. 

"Ce l'ho con gli uomini? Macché"

Sempre nell'intervista rilasciata a TiscaliNews, Carmen Consoli sfatava un luogo comune che la insegue da un po' di tempo. Quello secondo cui i suoi testi siano contro i maschi, canzoni scritte per demolire gli uomini. Non è così: "Niente affatto. Certo ci sono canzoni in cui l'insofferenza contro un certo tipo di distrazioni e soprusi maschili è evidente, ma la stessa insofferenza riguarda spesso anche i personaggi femminili delle mie canzoni. La donna di L'abitudine di cambiare, ma anche la Matilde pazza che odia i gatti o la donna che si lascia manipolare in Geisha sono complici della loro condizione, e non faccio sconti nemmeno a loro".