"La storia siamo noi": Venditti e De Gregori lo rivendicano ma lasciano fuori il meglio

A poche ore dal debutto chiacchierano, si sfottono amabilmente, rivendicano con orgoglio ciò che sono e si divertono a distruggere le tante leggende metropolitane che li accompagnano. Insomma, uno show nello show che però rimarrà fuori dal palco

“Un po’ filosofi, un po’ falegnami”. Di certo molto felici di questa prima volta insieme. Antonello Venditti e Francesco De Gregori hanno l’aria di godersela davvero. Uno ha il solito cappello a falde schiacciato sulla testa e le espadrillas, l’altro l’immancabile sigaretta tra le dita. A poche ore dal concerto all'Olimpico di Roma che dà il via al loro primo tour insieme, davanti ai giornalisti chiacchierano, si sfottono amabilmente, rivendicano con orgoglio ciò che sono e si divertono a distruggere le tante leggende metropolitane che accompagnano il loro rapporto e alcune tra le loro canzoni più amate. Insomma, uno show nello show che però rimarrà completamente fuori dal palco durante il concerto: i due cantautori parleranno molto poco tra una canzone e l'altra. Ed è un peccato. Ma d'altra parte quando hai da incastrare due repertori così straordinariamente ricchi di successi e brani-manifesto, quando hai da eseguire una scaletta -monstre di ben 32 canzoni, è inevitabile dover fare delle scelte. E De Gregori e Venditti da sempre scelgono la musica.

Qui all'Olimpico entrambi giocano in casa e l’umore è alle stelle:

“Con Francesco c’è affinità, amicizia, stima. Anche se non lo volessi fa parte della mia vita”, racconta Venditti. “Il nostro concerto è come una grande canzone unica. Questo non è il concerto di due ma di uno. Noi siamo due in uno”. E ancora: "
 “A noi ci sembra di essere normali anche se quello che sta avvenendo non lo è. La nostra storia si compie ora. La nostra non è una reunion. È una cosa strana". E il Principe vidima alla sua maniera: "Strana ma vera”.

Il Principe: "Sono emozionato di cantare con il mio amico"

Due leggende della canzone d’autore italiana, due pezzi di Roma, due cantautori con un repertorio a testa smisurato. Metterli insieme non è banale e la scelta tra tanti successi non deve essere stata scontata. Ammette Venditti: “Fuori avrò lasciato almeno dieci hit. Ma lo spirito di questo tour è un altro”. E De Gregori svela: “Stasera c’è l’emozione di cantare in uno spazio smisurato ma soprattutto di cantare con il mio amico”. “Cantiamo per noi stessi senza punti di riferimento. La verità è che ogni volta che cantiamo insieme ci sorprendiamo”.

Venditti: "A Francesco invidio l'intolleranza"

Francesco e Antonello si conoscono dai tempi del Folk Studio, dove insieme hanno cominciato le loro straordinarie avventure. Poi ognuno ha seguito la propria strada e magari qualche incomprensione può aver reso queste strade parallele e non convergenti. Fino a qualche anno fa quando si sono ritrovati, guardati negli occhi e chiesti: "Perché no?". Una collaborazione che ha rinsaldato la vecchia amicizia, anzi che ne ha fatto nascere una tutta nuova, fatta di battute e di bonarie prese in giro. Come sempre Venditti è il più loquace. E De Gregori, col solito aplomb, cerca di smussarne qualche spigolatura di troppo. Ma solo apparentemente, perché poi il più tranchant nelle risposte a domande considerate poco interessanti o già smentite dai fatti è proprio lui. "Che cosa invidio ad Antonello? La sua alta tiolleranza alla banalità". E Venditti di rimando: "Io a Francesco invidio l'intolleranza". Il feeling tra i due è evidente. Parlano di amicizia, addirittura di fratellanza. È Venditti a svelare: “I suoi successi sono stati i miei. Hai presente quando hai un fratello? Ecco. Poi, certo, tra i due lui è sempre stato considerato il più bello. Lasciatemi a me allora la parte del più bravo”.

Si parte a razzo con "Bomba non bomba"

Si parte a razzo con “Bomba non bomba” con un incipit che sembra scritto apposta per loro: "Partirono in due ed erano già abbastanza". Subito dopo arriva “La leva calcistica della classe ‘68”. Ma è alla quinta canzone, quando cantano davanti al cielo di Roma "La storia siamo noi, nessuno si senta offeso", che è evidente cosa sono venuti a fare Antonello e Francesco in questa calda estate del 2022. Sono venuti a ricordarci chi sono, senza malcelata timidezza. Anzi lo rivendicano con orgoglio. Così a chi gli chiede se si sentono dei sopravvvissuti offrono una doppia risposta, solo apparentemente in antitesi. Ecco Francesco: “Auguro a tutti i giovani che sono in auge oggi di sopravvivere così”.

"Sopravvissuti a chi? Auguro ai giovani di sopravvivere così"

Venditti è ancora più diretto: “Sopravvissuto? No, mi sento molto liquido, un fiume. Oggi sono molto creativo, ho tante idee e voglia di fare. Ho voglia di godermi ogni istante della mia vita, senza rimorsi né rimpianti”. Tra tanti successi dei due repertori brilla anche un’eccezione, l'unico pezzo non firmato dai due è di Lucio Dalla. De Gregori premette: “L’ha voluta Antonello ma piace moltissimo anche a me. È il punto esclamativo di questa serata”. ma di puntiu esclamativi in realtà ce ne sono tantissimi davanti ai 44 mila spettatori dello Stadio che cantano a squarciagola "Alice", "Pablo", "Ci vorrebbe un amico", "Notte prima degli esami", "Rimmel" e "Alta marea", "Titanic" e "Sotto il segno dei Pesci". Per chiudere in bellezza un concerto musicalmente perfetto c'è solo l'imbarazzo della scelta: ecco "Sempre per sempre" ma anche "la più bella canzone mai scritta su Roma", come anticipa De Gregori prima di intonare con Venditti "Roma Capoccia". E poi lo struggimento di "Ricordati di me" e quell'inno del nostro Paese che è "Viva l'Italia". Non resta che salutare come si deve. E De Gregori sfodera il valzer di "Buonanotte Fiorellino", mentre Venditti fa cantare tutti insieme con "Grazie Roma".